I paradisi fiscali in Ue costano all’Italia 6,5 miliardi all’anno

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I paradisi fiscali sottraggono, ogni anno, ingenti entrate alle casse dei vari stati. Nell’80% dei casi si trovano in Unione europea, dove le misure per contrastarli sono ancora molto deboli

Servono a evadere le tasse e ai bilanci dello Stato costano molto denaro. Sono i paradisi fiscali, luoghi in cui è possibile depositare molti soldi senza dovere dare troppe spiegazioni al fisco.

All’Italia, per esempio, costano 6,5 miliardi di euro l’anno e, secondo quanto riportato oggi sulla Stampa, nell’80% dei casi si trovano all’interno dell’Unione europea. E le principali destinazioni dove vengono girati i capitali delle grandi multinazionali sono LussemburgoOlanda e Irlanda. Che offrirebbero “tax ruling” , aliquote molto basse e accordi privilegiati alle aziende che trasferiscono lì i loro profitti, che corrispondono a circa 187 miliardi di euro all’anno.

A un anno dalla pubblicazione del primo elenco Ue di “giurisdizioni fiscali non cooperative”, ovvero tutti quei paesi che costituiscono la rete dei paradisi fiscali, la prossima settimana (nella giornata di martedì), l’Ecofin analizzerà ancora la situazione. E, per l’occasione, un rapporto di Oxfam farà il conto dei costi per i vari governi europei.

I Paesi che “perdono”

Cinque anni fa, per esempio, soltanto in Italia sarebbero “spariti” più di 20 miliardi di euro di ricavi e, di conseguenza, sarebbero mancate imposte per 6,5 miliardi. Che corrispondono allo 0.36% del Prodotto interno lordo. E a perdere ancora di più, in termini assoluti, sono stati come Francia e Germania, visto che il rapporto di Oxfam stima minori entrate fiscali pari a 10,1 miliardi di euro per Parigi e 15 miliardi per Berlino. E la Spagna avrebbe visto sfumare 3,5 miliardi. Molto denaro sottratto alle prime quattro economie dell’Eurozona.

La “black list”

Nel dicembre del 2017, l’Unione europea ha adottato una lista nera dei paradisi fiscali. È stata la prima volta. Ma, in quella circostanza, ha deciso di analizzare i casi che riguardavano Paesi extra-Ue. Secondo Oxfam, se la lista si estendesse anche agli Stati membri, cinque di questi non rispetterebbero i criteri utilizzati per giudicare gli altri paradisi fiscali. E oltre a Lussemburgo, Olanda e Irlanda andrebbero inseriti anche Cipro e Malta. Al momento, gli Stati inseriti nella black liste Ue sono cinque: Samoa americane, Guam, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini americane. Mentre altri 63 sono sulla lista grigia, il che significa che si sono impegnati per rimediare alla situazione. E secondo Oxfam, l’Ecofin dovrebbe aggiungere altri 18 Paesi alla lista nera.

Le “raccomandazioni” Ue

La Commissione europea ha sollevato spesso la questione, ma le politiche fiscali restano di competenza nazionale e Bruxelles non può intervenire, nonostante si sia cercato di aggirare gli ostacoli affrontando il problema dal punto di vista della concorrenza sleale. L’Antitrust Ue è intervenuta, poi, per multare le multinazionali, obbligandole a restituire le imposte dovute ai vari governi con cui avevano siglato accordi, ma questo non ha comunque ristabilito l’equilibrio e non ha aiutato a recuperare le perdite. Il rapporto Oxfam avrebbe stima che, ogni anno, 600 miliardi di dollari di profitti vengono protati verso paradisi fiscali, il 30% dei quali arrivano all’interno dell’Ue. Cifre che si traducono in una perdita annua di circa 100 miliardi di dollari.

Il Giornale
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