Tav, ancora tensioni fra Lega e M5s. Di Maio accusa Salvini: “Serve serietà, non si mette a rischio il governo per un punto del contratto”

Share

Il capo politico del M5s Luigi Di Maio reagisce con furia alle parole del leader della Lega Matteo Salvini, che ieri ha dichiarato di essere pronto alla crisi pur di portare a termine la Tav. Di Maio esprime tutto il suo disappunto e accusa l’alleato di governo di mancanza di serietà. “Come sapete – esordisce in conferenza stampa a Palazzo Chigi –  abbiamo convocato questa conferenza stampa per parlare del tema che mi ha lasciato interdetto, del fatto che non noi, ma la Lega abbia messo in discussione il governo legandolo al tema Tav”.

Di Maio, che non pensa minimamente a scenari di crisi di governo o di nuove elezioni, continua: “L’analisi costi-benefici dimostra che l’opera tecnicamente non sta in piedi”. Facendo poi riferimento al contratto di governo, aggiunge: “Quando abbiamo scritto il contratto lo abbiamo fatto in 6 giorni, è un atto solenne e anche quello che fonda tutta la nascita del governo: il cosa prima del chi. È il contratto nel quale mi sono adoperato come capo politico per proporre temi che M5s aveva piu a cuore”. E chiarisce che “il M5s nasce con una convinzione: i soldi delle tasse degli italiani si devono spendere bene per atti utili, iniziative fondamentali e che in Italia ci sono priorità da affrontare”.

“Non si può fare l’arbitro a partita conclusa. L’analisi costi-benefici è stata complessa, non si può dire ora che non convince”, dice ancora il vicepremier cinquestelle. “Adesso deve iniziare l’interlocuzione tra Italia e Francia per ridiscutere il progetto alla luce dell’analisi costi-benefici”. E in merito ai bandi di gara afferma: “Siamo consapevoli che ci sono degli impegni, delle leggi ma non si possono vincolare i soldi degli italiani ad una opera che si deve ridiscutere. Se stiamo parlando dei soldi degli italiani, prima vai a ridiscutere l’opera e poi decidi cosa vai a farne dei soldi”.

In ogni caso Di Maio ribadisce che “non si può mettere a rischio il governo per un punto nel contratto: è un paradosso. Ci vuole serietà”. E rivolto agli elettori della Lega sottolinea: “Cosa poteva accadere se avessi messo in discussione la legittima difesa che non ho fatto e non farò, o il decreto sicurezza e altri provvedimenti che allora quando abbiamo scritto questo bellissimo atto di governo sono entrati in quota Lega? Vi sareste arrabbiati ed è per questo che c’è un certo disappunto nel Movimento, perchè ci siamo battuti per mettere nel contratto questo”.
Benché poi chiarisca che “non siamo gente che fa mercimoni, non c’è nessuna volontà oscura di utilizzare altre votazioni” per la Tav, riferendosi alla possibilità che il M5s possa cambiare l’atteggiamento al Senato sul caso Diciotti. “Se si mette a rischio il governo è chiaro che provvedimenti importanti non passano”, conclude Di Maio.

“Non è questione di chi ha la testa più dura – rimarca ancora –  questi sono discorsi da bambini: dobbiamo metterci al tavolo ed evitare di vincolare soldi degli italiani”.

E ancora, a Salvini che questa mattina a margine di un evento sulla Giustizia ha detto che di Tav si sarebbe riparlato lunedì senza rilasciare dichiarazioni sul tema, Di Maio risponde: “Non mi si può dire che ci rivediamo lunedì, questo è un fine settimana di lavoro per portare a casa gli obiettivi del governo”.

Per il ministro dello Sviluppo economico la soluzione tecnica sulla Tav c’è, basta “avere la volontà politica” di trovarla insieme. “Se c’è accordo si fa tutto. Io sono leale al contratto di governo e pretendo lealtà”.

A commentare le parole del capo del M5s è il Pd, per bocca del senatore dem Marcucci: “Di Maio è più confuso del solito. In conferenza stampa spaccia come una novità pazzesca che il Pd tifi contro il governo e che voglia fare il Tav. Stiamo assistendo ad un balletto vergognoso, con lo studio Ponti che in Italia cerifica che la Torino-Lione è un costo e a Bruxelles dice esattamente il contrario. In democrazia c’è un solo modo per dirimere la vertenza della maggioranza: votare in Parlamento e mandare a casa il ministro Toninelli”.

Repubblica.it

Share
Share