Legittima difesa, Di Maio: “Non entusiasma ma sono leale al contratto”

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La legittima difesa «è sicuramente una legge della Lega» ma «è nel contratto di governo. Io sono leale al contratto e si porta avanti e si vota. Non è che ci sia tutto questo entusiasmo nel M5S». Dice così il vicepremier e ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, quando la Camera si appresta ad approvare il disegno di legge voluto dal Carroccio tra la titubanza di molti esponenti pentastellato.

Allo stesso modo per Di Maio «non c’era tutto questo entusiasmo della Lega quando abbiamo votato la legge anticorruzione», come a dire la pillola è amara ma buttata giù per il bene superiore della maggioranza. In particolare, delle modifiche alla normativa attuale al capo politico del Movimento non piace «il messaggio» implicito. Perché «approvando questa legge si comincia a dire che si possono utilizzare di più le armi e questo non è il mio modello di Paese. Il mio obiettivo è comunque spiegare ai cittadini che la difesa personale va bene ma i cittadini devono essere difesi prima di tutto dallo Stato e dalle forze dell’ordine». A Montecitorio l’esame è ripreso stamani con meno della metà degli articoli da discutere ma con tempi contingentati. «Presto regaleremo agli italiani la nuova legge sulla legittima difesa», assicura con entusiamo Salvini su Facebook. Il dibattito in Aula ieri è stato animato soprattutto dallo scontro tra Pd e Forza Italia, in mezzo al silenzio dei 5 Stelle che non sono intervenuti.

I Democratici dicono no al provvedimento perché ritenuto inutile («non sono più di quattro o cinque all’anno i casi di persone che vanno a giudizio per legittima difesa e tutti vengono archiviati», ha ricordato il capogruppo in commissione Giustizia Alfredo Bazoli) e pericoloso per il rischio di bypassare la valutazione dei giudici. Il partito di Silvio Berlusconi appoggerà invece la legittima difesa «perché è il primo, vero provvedimento di centrodestra che il Parlamento si appresta ad approvare» ed «era nel nostro programma di governo», secondo quanto assicurato dal capogruppo Mariastella Gelmini.

Una volta ottenuto il via libera il provvedimento tornerà quindi al Senato per l’approvazione definitiva, dopo che la Camera ha dovuto introdurre una correzione al testo votato da Palazzo Madama relativa alla copertura finanziaria.

Nicola Barone, Il Sole 24 Ore

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