Il governo verso il sì ad una Tav riveduta e corretta: il piano di Conte

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«Non possiamo bloccare un’opera come la Tav, ma indubbiamente la si può sottoporre ad una revisione e me ne occuperò personalmente». Sarebbe questa la posizione di Giuseppe Conte, di cui ha discusso negli ultimi giorni sia con gli alleati che con il suo staff. Una posizione in cui la notizia è che l’opera si farà, magari più piccola, con risparmi che potrebbero superare un miliardo di euro, con meno stazioni sul tratto italiano.

Questa posizione ieri al centro del dibattito interno a Palazzo Chigi, al rapporto fra Lega e 5 Stelle, condita con un doppio compromesso, che da un lato vedrebbe Conte intenzionato ad avocare a sé il progetto, dandosi 6 mesi di tempo per ridiscuterne i dettagli e le varianti con la Francia e la comunità locali, e dall’altra parte registrerebbe il via libera, seppure condizionato, ai bandi di gara che la società Telt (che viceversa entrerebbe in difficoltà finanziaria) deve pubblicare subito dopo la riunione del suo Cda, l’11 marzo, in modo da non perdere 300 milioni di euro di finanziamenti europei.

E’ dunque una sorta di compromesso il sentiero che sembra aver imboccato l’esecutivo, nonostante le forti resistenze grilline. Di sicuro Conte ha confidato a più di una persona, mentre sta ancora leggendo il dossier dell’analisi costi benefici, il Trattato con la Francia e attende ulteriori delucidazioni e informazioni dalla commissione del Mit, che la sua posizione non è distante da quella del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e questo in base ad un principio basilare del diritto, anche internazionale: pacta sunt servanda, e quello siglato con la Francia, se venisse disdettato, non solo (oltre da un difficile passaggio parlamentare) obbligherebbe l’Italia a restituire ai francesi alcuni miliardi di euro ma sarebbe un pessimo segnale per tutti gli investitori internazionali, che già sono scoraggiati dai troppi ostacoli che presenta il nostro Paese di fronte agli investimenti esteri.

Anche ieri la Tav è stata al centro del dibattito politico, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha detto che sarebbe a favore di una decisione della Regione Lombardia di associarsi al Piemonte per un eventuale referendum sull’opera, mentre tiene banco sempre anche il dossier dell’Autonomia, «entro fine settimana dovremmo chiudere tutti i nodi irrisolti», ha detto ieri Matteo Salvini, ma anche su questo punto sembra profilarsi un compromesso: una decisione con le Regioni prima delle Europee è possibile, per il passaggio parlamentare che dovrà approvarla in modo definitivo invece dovremo ancora aspettare alcuni mesi.

Ieri sera il Consiglio dei ministri ha varato una delega complessiva su semplificazioni dei codici e dei contratti pubblici, mentre la settimana prossima dovrebbe arrivare sul tavolo del governo un decreto legge che corregge immediatamente molti nodi critici del codice degli appalti, in modo da consentire di far ripartire molti cantieri. «Siamo nella fase finale», ha detto ieri Conte.

Marco Galluzzo, Corriere.it

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