Autonomia, strappo Salvini-M5S. Il ministro: «O passa o blocco tutto»

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A notte, con Conte e Di Maio, l’aut aut: «O si fa l’autonomia o io blocco tutto». E’ la conclusione bellicosa di una giornata aperta dalla photo opportunity a tre – Salvini, Fontana e Zaia – sorridenti e soddisfatti, dopo il vertice al Viminale. Il cui senso è quello di una sfida agli alleati: perché l’autonomia, ha giurato il leader ai suoi governatori, si farà. Punto e basta. Laddove Di Maio punta i piedi, tra i mal di pancia del Sud e le resistenze dei suoi ministri: troppi nodi ancora da sciogliere, è la linea, serve tempo.

L’incontro del pomeriggio tra il leader della Lega, i due governatori e la titolare degli Affari regionali, Erika Stefani è stato sollecitato da Luca Zaia, messo in allarme dalla ministra che si era sfogata: «Prima era solo melina da parte dei 5Stelle, ora vedo che stanno chiudendo tutti gli spiragli e qui c’è il rischio che salti tutto». Serve un intervento forte di Matteo. E Salvini allora li ha convocati: «Venite al Viminale, la nostra compattezza servirà a far capire a Conte, oltre a che a Di Maio, che sull’autonomia non cediamo».

Dunque il vertice ma anche, di fronte all’impazienza dei governatori, il tentativo di Salvini di placarli: «Con Di Maio l’intesa si troverà. Mi ha assicurato che sull’autonomia non si sfila, certo ha problemi interni, ma diamogli tempo…». La decisione finale: i due governatori prepareranno un documento, con tutte le richieste e tutte le nuove suddivisioni dei poteri regionali di Lombardia e Veneto, entro la settimana e lo consegneranno a Salvini. Che promette: «Lo passo subito a Conte a Di Maio. Qui si accelera!». E in serata, a palazzo Chigi il vertice del premier con i due vice. Lì Salvini ha messo sul tavolo l’aut aut: l’autonomia va fatta o salta tutto. Chiedendo una corsia veloce per la riforma.

La Lega dunque attende, ma ormai Zaia sembra sempre più in difficoltà, e il pacato Attilio Fontana a sua volta morde il freno. La Stefani dà un quadro negativo della situazione: «Costa sull’ambiente, Toninelli e anche la Grillo si stanno sfilando ogni giorno di più». Salvini non vuole rimandare su quello che non solo ad occhi grillini – ma anche di una parte del Nord e dell’opinione pubblica – è lo “Spacca Italia” che impoverisce Roma e aggrava il disequilibrio tra Settentrione e Mezzogiorno. Il documento dei governatori però rischia di impelagarsi nelle sabbie mobili. Dopo che Salvini l’avrà dato al premier, toccherà ai 5Stelle discuterlo. Poi la parola passerà – chissà quando – al Parlamento. Intanto Conte, in linea con il Quirinale, non lo maneggerà con animo ben disposto. E il governatore della Campania, Vincenzo De Luca va all’attacco: «Ci sono fatti gravi come l’idea, contenuta nelle bozze di intesa, che se aumenta l’Iva il gettito in più resta nella Regione. Siamo pronti a mettere in piedi un Vietnam istituzionale e costituzionale».
Brutte notizie per l’autonomia differenziata, insomma. E dall’agenzia di rating Fitch arriva un avvertimento ai potenziali investitori nel Nord d’Italia, definendo la riforma cara alla Lega un «potenziale boomerang». E invita chi volesse investire in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna ad attendere gli sviluppi. Perché l’epilogo non è chiaro, nella sua concreta applicazione. E non è affatto detto che si trasformi per le tre Regioni in un salto di qualità. Anzi.
I dubbi di Fitch, in un rapporto elaborato per il Veneto, si appuntano sul rischio che le Regioni non riescano a gestire in modo efficiente le nuove competenze. E porta l’esempio della spesa sanitaria, materia già regionalizzata all’80% alla fine degli anni Novanta, ricordando come questa “devoluzione” dallo Stato centrale alle amministrazioni locali ha provocato il collasso di alcuni bilanci regionali e costretto lo Stato a intervenire con il commissariamento nel Lazio, in Campania, ma anche in Piemonte. «Mantenere la disciplina della spesa e l’efficienza a livello regionali», avverte l’agenzia di rating, «potrebbe essere difficile, data la mancanza di esperienza negli enti regionali e le pressioni di spesa in settori come le infrastrutture e l’istruzione».

A DANNO DEL CENTRO-SUD
Fitch conferma poi che l’autonomia differenziata porterà ingenti risorse nelle casse delle Regioni, a scapito del Centrosud: «In media quasi il 50% in più» rispetto al bilancio attuale. Solo per il Veneto tra i 6 e i 6,5 miliardi di maggiori entrate. E analizzando la spesa per l’istruzione, l’agenzia di rating certifica che a Veneto, Lombardia, ed Emilia Romagna in questo settore «avranno diritto», dopo 5 anni dall’entrata in vigore della riforma, «a una maggiore quota delle entrate fiscali nazionali in virtù anche della loro maggiore performance economica, superiore alla media». Una conferma di come l’autonomia sia stata giustamente ribattezzata “Spacca Italia”.

Marco Ajello e Alberto Gentili, Il Messaggero

 

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