Ecotassa e bonus vetture, la partenza tra i dubbi degli automobilisti

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Per adesso l’unica certezza è la data. A partire da venerdì 1 marzo entra in vigore, come previsto dalla Legge di Bilancio, il meccanismo dell’ecotassa per le automobili più inquinanti, insieme al principio dell’ecobonus che vuole incentivare una mobilità green.

Sul piano teorico, il provvedimento voluto dal governo giallo-verde, è molto chiaro e si ispira al classico principio del bastone (ecotassa) e della carota (ecobonus). Ma quando si entra nell’attuazione pratica, la confusione è tanta. Per fare il punto della situazione è utile percorrere due strade differenti: la via degli incentivi e quella delle penalizzazioni. Partiamo da qui.

L’ecotassa diventa operativa da venerdì anche se mancano i decreti attuativi. Come noto, il balzello da versare parte da 1.100 euro per le vetture con emissioni di CO2 superiori ai 160 grammi per chilometro. La cifra massima arriva a 2.500 euro se le emissioni vanno oltre i 250 grammi di CO2 per chilometro. In mezzo, altri due gradini da 1.600 e 2.000 euro, a seconda del modello di automobile. Naturalmente, penalizzati sono i Suv e le autovetture di grossa cilindrata. Invece, poca chiarezza c’è attorno alle modalità con cui versare il dovuto: come scrive Il Giornale, rimane da capire se il malus è più simile a una tassa di immatricolazione, sul modello dell’Imposta provinciale di trascrizione (Ipt) o se assomiglierà al bollo. La questione non è di poco conto: infatti, nel primo caso la riscossione è praticamente certa, nel secondo invece potrebbe profilarsi un rischio di evasione. Manca anche il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che dovrà fissare il codice del Tributo. Infine, esistono dubbi sui tempi in cui l’automobilista deve saldare il conto con lo Stato. Nel testo della legge non è specificata alcuna scadenza. E c’è un problema tecnico: l’esatto importo da versare è stabilito soltanto al momento in cui, con l’immatricolazione, il veicolo è targato e le emissioni sono scritte sulla Carta di circolazione. Quindi, impossibile muoversi prima, cioè nell’intervallo tra la firma del contratto e la messa in strada del mezzo. Che fare? Il settore aspetta chiarimenti.

Non pochi dubbi si trovano anche sul percorso dell’ecobonus, il meccanismo che incentiva ad acquistare automobili a trazione ibrida o elettrica, con la rottamazione del vecchio. Lo sconto arriva a 6 mila euro per chi dismette un’auto da Euro 1 a Euro 4 con emissione fino a 20 grammi per chilometro. Cifra che scende a 2.500 euro se le emissioni sono comprese tra 20 e 70 grammi per chilometro. E se non c’è rottamazione, l’assegno ammonta a 4 mila euro (per la prima categoria di emissione) e 1.500 euro (seconda categoria). Il provvedimento, che parte venerdì avrà una durata fino al 31 dicembre 2021. Con una modalità sperimentale. Tanto che, dalle bozze di un nuovo decreto in preparazione (e che riguarda soltanto la partita degli incentivi), viene rimodulato lo stanziamento previsto dal governo. Che viene diminuito per quest’anno a 20 milioni (dai 60 milioni previsti all’inizio). Il meccanismo funzionerà sulla base di sconti che i concessionari riconosceranno ai clienti e che poi lo Stato rimborsa a loro. I venditori si devono prenotare su una piattaforma online, gestita da Invitalia che ancora non funziona. Qui si profila il rischio di un boom immediato di prenotazioni a cui potranno non seguire chiusure di contratti e acquisti veri. Per questo motivo, si pensa a un meccanismo di finestre temporali non mobili: ogni periodo farà storia a sé. Il primo dovrebbe durare 120 giorni.

Ma il meccanismo, che premia l’acquisto di macchine dal prezzo inferiore ai 50 mila euro, rischia di penalizzare l’industria nazionale. Secondo molti esperti, infatti, i veicoli incentivati saranno Bmw, Hyundai, Nissan, Kia, Renault, e naturalmente la Tesla. Al momento Fca è fuori dal gruppo. Infine, dieci milioni di euro come incentivi (fino a 3 mila euro o il 30% di sconto sul prezzo) sono a disposizione per le due ruote elettriche fino a 11 kiloWatt. Qui non c’è ecotassa ma l’obbligo di rottamare un vecchio motorino.

Fabio Sottocornola, Corriere.it

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