I segreti delle star / Clark Gable

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Il grande seduttore con denti storti e orecchie a sventola

Una biografia ha svelato la bisessualità del re di Hollywood. Un Oscar e tanti film, ma divenne leggenda con «Via col vento»

(di Cesare Lanza per LaVerità) Dobbiamo rassegnarci, amici miei: lo abbiamo invidiato inganuamente. E, amiche mie, lo avete amato, vi siete lasciale affascinare e sedurre, virtualmente, senza il minimo sospetto. Clark Gable – «il re di Hollywood», lo sciupafemirine per eccellenza, la mascolinità fatta persona – era bisessuale. A rivelarlo è una recente biografia dell’attore firmata dallo scrittore David Bret. Un ritratto irriverente, che di fatto fa a pezzi il mito di Gable. A dispetto dei cinque matrimoni e delle innumerevoli love story attribuitegli dalla stampa rosa dell’epoca, Clark nella sua vita non ha disdegnato i rapporti sessuali con gli uomini. Di più, secondo Bret l’attore era un «gay for pay», un gigolò che aveva clienti uomini, spesso importanti personaggi di Hollywood sfruttati da Gable in carriera per ottenere successi nel mondo del cinema. Una grossa sorpresa, diciamolo. Di Rock Hudson si sapeva, di Cary Grant e di tanti altri si vociferava. Ma Clark Gable, il protagonista di Via col vento! Abbiamo chiuso gli occhi e le orecchie. Non volevamo sapere. Anche se Marlene Dietrich, mica una sgallettata qualsiasi, diceva: «Clark Gable avrebbe fatto sesso con chiunque avesse un buco e la promessa di un paio di dollari»… Ed ecco una rievocazione di Queerblog.it; «La fama di tombeur de femmes di Clark Gable è nota al grande pubblico, le sue numerose avventure a Hollywood ben documentate, ma l’affascinante divo, nel suo fìtto carnet di amanti, nascondeva anche un nome che scottava: Billy Haines, il leggendario divo del cinema muto. Un incontro avvenuto negli anni Venti, quando Gable era solo un giovane attore di ambiziose speranze, mentre Haines, al vertice della sua carriera, era una delle stelle più pagate e potenti di tutta Hollywood. La loro breve storia d’amore ebbe in Joan Crawford una testimene d’eccezione. La grande attrice confermò più volte la relazione. Una relazione che Clark Gable cercò invece in tutti modi di cancellare, timoroso che il suo flirt con Haines potesse offuscare la sua fama di gran playboy». Un’altra impietosa testimonianza sul cinismo del futuro, irresistibile divo. «Nei suoi primi 27 anni di vita le sue relazioni più importanti furono con tre omosessuali (Larimore. La Rocque e Haines), due lesbiche (Dorfler e Dillon), due mangiatrici di uomini (Cowl e Frederick) e infine con una signora della buona società, vecchia abbastanza da essere sua madre, e che sposò».

Dopo aver sposato nel 1924 l’attrice teatrale Josephine Dillon, e nel 1931 Ria Langham – entrambe più per ragioni economiche e professionali – Gable incontrò e si innamorò di quella che può essere definita la donna della sua vita, l’attrice Carole Lombard, che sposò nel 1939. Carole morì in un incidente aereo nel gennaio del 1942, Gable rimase solo e cadde in depressione per alcuni anni, risposandosi solo nel 1949 con Sylvia Ashley, che gli ricordava vagamente la defunta moglie. Poi divorziò e si sposò infine per la quinta e ultima volta con Kay Spreckels – anch’essa bionda e dai tratti simili a quelli della Lombard – che gli diede un figlio, John Clark (Gable però non lo vide mai nascere). John Clark non è l’unico figlio avuto dall’attore: dall’attrice Loretta Young, durante le riprese del film Il richiamo della foresta, nel 1935 nacque una bambina illegittima, che divenne poi l’attrice Judy Lewis. Da Dagospia: «Tristi rivelazioni vanno a intaccare l’immagine di una delle più grandi stelle del cinema, Clark Gable, il leggendario eroe di Via col vento. La famiglia di Loretta Young ha a lungo esitato prima di rivelare pubblicamente l’incidente, accaduto 80 anni fa, fino a che non l’ha ritenuto necessario. Nel 1938, la troupe de Il richiamo della foresta stava rientrando a Hollywood, quando Clark si sarebbe introdotto nella cuccetta di Loretta durante la notte. La ragazza non raccontò cosa accadde quella notte, ma nel mese di novembre nacque una bambina. La chiamarono Judy, in omaggio a San Giuda Taddeo, il Santo delle cause perse». Prevalente comunque era la sua anima di collezionista di cuori femminili. Una formidabile rievocazione arriva da cinekolossal.com). Minuziosissima: «Nella vita si è mostrato come uno dei più incalliti seduttori di Hollywood. Sono un gran numero le donne con le quali ha intrattenuto brevi o lunghe love story. Le attrici Greta Garbo, che però l’attore considerava donnà troppo snob, Joan Crawford, Ava Gardner, Jean Harlow, Norma Shearer, Loretta Young, Olivia de Havilland, Grace Kelly, Paulette Goddard, Hedy Lamarr, Olivia de Havilland, Shelley Winters, Merle Oberon, Claudette Colbert, Mary Astor, Veronica Lake, Eleanor Powell, Jeanne Carmen, Nancy Reagan, Pier Angeli, Joan Blondell, Katherine DeMille, Josephine Dillon, Francesca De Scaffa, Marion Davies, Madge Evans, Dorothy Granger, Edie Adams, Elizabeth Allan, Audrey Totter, Lupe Velez, Barbara Weeks, Virginia Bruce, Virginia Grey, Ann Sothern, Martha Hyer, Pauline Frederick, Corinne Griffith, Marilyn Maxwell, Anita Page, Movita, Anita Colby, Mamie Van Doren, la produttrice Joan Harrison, la fashion model Nancy Slim Keith, la milionaria Dolly O’Brien, l’aspirante attrice Franz Dorfler, la segretaria della Mgm Elaine White, la filantropa Millicent Rogers, le giornaliste Louella Parsons e Doris Lilly, la scrittrice Adela Rogers St. Johns e l’attrice porno Elizabeth Short, nota come la Dalia nera, misteriosamente assassinata a 23 anni nel 1947, caso mai risolto dagli investigatori». Maliziosissimo il testo di Star sotto la cintura, articolo del sito Arcobaleno: «Chi non ricorda i baffetti rubacuori di Clark Gable e il suo sorriso strappaceffoni in Via col vento? Secondo una delle sue «fidanzate», l ‘altrettanto famosa Joan Crawford, non è che non gli piacesse fare l’amore, 0 che avesse difficoltà, semplicemente non era un amante appagante, perciò lei cercava di distrarlo dalla camera da letto. Ma non avrebbe fatto meglio ad insegnargli qualcosa?». Ma non era solo la bisessualità, un problemino della sua vita privata.

C’era anche l’alcol, il whisky era un suo compagno abituale, un rifugio nei sempre più frequenti momenti di depressione. Da filmscoop.it: «Gable ebbe un debole per l’alcol, che offuscò la sua vita, specie quando, una sera, alla guida della sua auto, completamente ubriaco, investì e uccise una donna». Ecco ciò che è stato detto di lui. Robert Ryan: «È l’uomo che ogni ragazzo sogna di essere e che ogni uomo vorrebbe essere stato». Adela Rogers St Johns, giornalista di punta della catena di Randolph Hearst, sul settimanale Liberty: «Clark è lo stesso uomo dentro e fuori lo schermo, il che è vero per pochi attori. Ha lo stesso fascino che nessuno psicologo ha mai spiegato, ma che probabilmente fu quello che si impadronì di Eva quando, nel Paradiso terrestre, vide Adamo per la prima volta». Joan Crawford, sua amante e grande amica: «Rappresentava l’uomo allo stato primordiale, con l’istinto di un animale selvaggio, senza atteggiamenti né pose. Aveva più coglioni di qualsiasi uomo abbia mai conosciuto». Daniela Zacconi: «Aveva baffetti da sparviero, sguardo malandrino, fisico aitante… modello di riferimento dell’immaginari0 cinematografico». The Morning Telegraph: «È giovane, vigoroso e brutalmente virile». Darryl F. Zanuck lo considerava poco fotogenico: «Le sue orecchie sono troppo grandi e sembra una scimmia». Josephine Dillon: «Clark mi ha detto apertamente che voleva sposare Ria Langham perché poteva aiutarlo di più finanziariamente. La sua carriera e le sue ambizioni vengono prima di ogni altra cosa». Di lui, invece, si ricordano alcune folgoranti battute: «Non bisogna mai dimenticare che nel mestiere di attore solo i primi 30 anni sono duri». Su Marilyn Monroe: «Mi piace, però è così maledettamente poco professionale… certi giorni si presentava solo dopo pranzo, e poi voleva mandare all’aria una ripresa dopo l’altra… Sono contento che il film sia finito, quella dannata mi ha quasi procurato un attacco di cuore». E su Spencer Tracy: «È bravo e intoccatile… e quel bastardo lo sa. Sarebbe da stupidi fare gli scemi con lui». E, forse non sempre sulla vita e la carriera: «L’unico motivo per cui la gente viene a vedermi è che sa come la penso: la vita per me è meravigliosa». «Le voci sul mio soprannome (il re di Hollywood, ndr) sono tutte fesserie. Mangio, bevo e vado in bagno come qualunque essere umano. Sono solo un tipo sciatto dell’Ohio che si è trovato nel posto giusto al momento giusto». «Sono pagato per non pensare». «Non sono un attore e non lo sono mai stato. Quello che la gente vede sul grande schermo è semplicemente ciò che sono, me stesso». Camminando lungo i corridoi della Mgm con un amico e guardando i poster delle dozzine di attrici della scuderia: «Non sono belle?! E le ho avute tutte!». Su Via col vento: «Avevo paura, sentivo che ogni lettore avrebbe avuto una diversa idea su Rhett e non vedevo come avrei potuto accontentare tutti». «Sono stato accusato di preferire le bionde. Ma ho conosciuto alcune rosse davvero attraenti, e brune, eh sì, anche le donne con i capelli grigi. Età, altezza e peso non hanno nulla a che fare con il fascino».

Era nato a Cadiz il 1° febbraio 1901, mori a Los Angeles, 16 novembre 1960. Orfano di madre a soli 7 mesi, cresce con il padre, trivellatore di pozzi di petrolio, sposato in seconde nozze con Jennie Dunlap. A 16 armi lascia la scuola e la casa paterna per andare a lavorare in una fabbrica. Folgorato dalla commedia teatrale The bird of Paradise e incoraggiato dalla matrigna, inizia a recitare in piccole compagnie di teatro. Fondamentale è l’incontro e il matrimonio con Josephine Dillon, regista e attrice di una compagnia teatrale, che ha 12 anni più di luì e lo spinge a Hollywood nel 1924. Limitato dall’aspetto goffo, i denti storti e le orecchie a sventola, ottiene solo piccole parti e deluso si trasferisce a Broadway. Qui incontra Lionel Barrymore, con cui instaura un’amicizia che durerà tutta la vita, che lo presenta al produttore Irving Thalberg. Sposa Rhea Langham, una ricca pluridivorziata di 17 anni più vecchia di lui, torna a Hollywood e raggiunge il successo con una serie di film accanto alle dive del momento: Joan Crawford, Greta Garbo e Norma Shearer, grazie anche alla trasformazione della sua immagine (la Mgm rende perfetto il suo sorriso con una dentiera e meno vistose le sue orecchie). Primeggia nel ruolo di uomo duro e seduttore. La consacrazione arriva nel 1934 con l’Oscar come miglior attore per l’interpretazione del giornalista Peter Warne in Accadde una notte di Frank Capra, accanto a Claudette Coibert. Altre nomination arriveranno per Gli ammutinati del Bounty (1935) e soprattutto per l’interpretazione di Rhett Butler nel kolossal Via col vento (1939) di Victor Fleming. Nel 1942 abbandona le scene per arruolarsi in aviazione dopo la perdita della terza moglie. Pluridecorato per le valorose imprese compiute sul fronte europeo, torna a Hollywood, ma la sua fama comincia ad affievolirsi e la sua stella brilla solo per l’ultima grande performance in Gli spostati di Arthur Miller del 1961 insieme alla Monroe. Due giorni dopo la fine delle riprese muore per un infarto. Alcune curiosità. Non gli piaceva Greta Garbo, ma il sentimento era reciproco. Lui la considerava una snob, lei pensava che la sua recitazione fosse legnosa. Era dislessico, ma si seppe solo dopo la sua morte. Rifiutò il ruolo di Cary Grant in Scandalo a Filadelfia (1940) perché pensava che il film fosse troppo prolisso. Adolf Hitler amava molto Gable e, quando l’attore si arruolò, offrì una notevole ricompensa a chiunque fosse riuscito a riportarlo al cinema.

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