Un solo rinnovo e stop al doppio bonus: ecco chi rischia di veder sfumare il reddito di cittadinanza

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Pioggia di emendamenti sul decretone: sono 1.626 le proposte di modifica in Commissione Lavoro del Senato al testo che comprende le nuove norme su reddito e pensioni (Dl 4/2019). Da M5S e Lega è sono arrivate poco meno di 80 emendamenti: rispettivamente 34 e 43. Il maggior numero di emendamenti è arrivato da FdI, circa 900; segue FI con 236; il Pd con 225 e circa 130 da Leu. Un buon numero di proposte di modifica riguarda proposte di modifica del reddito di cittadinanza.
Se il M5s chiede di «ampliare il reddito per le famiglie numerose» e maxisanzioni in caso di lavoro nero per i beneficiari, la Lega preme sull’acceleratore per una stretta al reddito di cittadinanza agli stranieri e chiede di erogarlo una sola volta e solo a nuclei in cui un componente abbia lavorato almeno 2 anni negli ultimi 10. Il Pd ha invece depositato oltre 200 emendamenti: tra i più rilevanti c’è l’introduzione del salario di disoccupazione e l’estensione e il potenziamento del Rei (il reddito di inclusione introdotto dal Governo Gentiloni, che il reddito di cittadinanza manda in pensione).

Le proposte di modifica di maggior peso al reddito di cittadinanza, comunque, sono state presentate dalla Lega, che tra l’altro chiede lo stop al doppio bonus per chi assume al Sud un percettore del reddito di cittadinanza: l’emendamento prevede appunto che “non” siano cumulabili gli incentivi alle assunzioni legate al reddito di cittadinanza con il bonus per l’assunzione di under 35 o disoccupati del Meridione o isole. Proprio su questo emendamento arriva la reazione di Barbara Lezzi (M5s), ministro per il Sud:  «Resto basita e quasi sconcertata nell’apprendere di un emendamento al Dl reddito di cittadinanza-quota 100 presentato dal capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, che prevedrebbe la non cumulabilità dell’incentivo per l’assunzione di beneficiari del reddito di cittadinanza con quello per le imprese del Sud che assumono gli under 35». «Questo emendamento – aggiunge in una nota – andrebbe a penalizzare pesantemente le attività produttive del Mezzogiorno, che hanno bisogno di strumenti per risollevarsi e tornare competitive, e l’aumento dell’occupazione. Mi auguro davvero che i senatori del Mezzogiorno della Lega intervengano e facciano in modo che l’emendamento, che di certo il Movimento non voterebbe, venga ritirato quanto prima».

Nel Mezzogiorno, in base a quanto stabilito dal decretone, un’impresa che assume a tempo indeterminato una persona, che beneficia del reddito di cittadinanza, potrà puntare a un doppio incentivo: accanto alle mensilità (da 5 a 18) di reddito, otterrà, in aggiunta, il bonus Sud, vale a dire lo sgravio al 100%, fino a 8.060 euro annui, per chi assume a tempo indeterminato under 35 o lavoratori disoccupati da almeno sei mesi, prorogato dalla legge di Bilancio per il 2019 e 2020, con uno stanziamento di fondi Ue di 500 milioni di euro per ciascuno dei due anni.

Ma non solo. La Lega chiede anche di far salire da 8 a 36 il tetto di ore che i beneficiari del reddito devono impiegare in servizi resi alla comunità, nell’ambito del patto per il lavoro e per l’inclusione sociale. E ancora: un altro emendamento prevede che il reddito di cittadinanza «può essere rinnovato una sola volta per un periodo pari alla prima erogazione».
In base a quanto previsto dal decretone il reddito è riconosciuto per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi e può essere rinnovato, salvo prevedere una sospensione dell’erogazione del beneficio per un periodo di un mese prima del rinnovo. La sospensione non opera nel caso della Pensione di cittadinanza.

Il partito guidato da Salvini chiede anche l’imposizione di paletti ancora più stringenti per limitare la platea degli stranieri che possono accedere al reddito: con una delle proposte di modifica presentate in commissione Lavoro al Senato si esclude la possibilità che per chiedere il reddito sia sufficiente la presenza di un familiare in possesso di un permesso di soggiorno mentre un altro emendamento stabilisce l’obbligo di certificazione, tradotta in italiano, della composizione del nucleo.

Sempre dalla Lega arriva un paletto ”antidivano” alla distribuzione del reddito di cittadinanza: un altro emendamento prevede come requisito per beneficiare del reddito che almeno uno dei componenti del nucleo familiare «abbia corrisposto, nei dieci anni precedenti, imposte e contributi da lavoro, in un qualsiasi importo e per almeno 24 mesi, anche non continuativi». Un altro emendamento chiede che ogni mese arrivi all’Inps l’attestato dell’adempimento degli obblighi prima dell’accredito mensile del reddito.

Il fronte di modifiche al reddito di cittadinanza vede anche la discesa in campo delle Regioni che denunciano una “invasione di campo” sui navigator selezionati da Anpal e ipotizzano il ricorso alla Consulta.

Il Partito Democratico chiede la soppressione della norma sui navigator, per destinare le risorse ad assumere degli assistenti sociali, la stabilizzazione dei precari Anpal servizi ricorrendo alle norme prevista dalla legge “Madia” per il superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni.
E ancora, si propone, in continuità con le politiche dei governi Dem, il ripristino dell’assegno di ricollocazione per i percettori Naspi; il ripristino di una scala di equivalenza che non penalizzi le famiglie più numerose.

Fr, Ba., Il Sole 24 Ore

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