I segreti delle star / Cary Grant

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Il divo che nascondeva una doppia identità

L’elegantissimo attore era alla continua ricerca di sé. Ricorse pure a una cura terapeutica con l’Lsd. Aveva classe e intelligenza ma era anche fragile e insicuro. I dubbi sulla sua presunta bisessualità non fugati da cinque matrimoni. Durata massima: 13 anni

(di Cesare Lanza per LaVerità) Cary Grant è stato uno degli attori maschili più popolari, fascinosi e simpatici nella storia del cinema. Si dice: vizi privati e pubbliche virtù. Nel caso di Grant – il suo vero nome era Archibald Alexander Leach si può rovesciare il vecchio detto: vizi pubblici e virtù (poche e private). Non era né maschio né simpatico. Il pubblico, inconsapevole, lo ha sempre considerato un dio dello schermo, mentre gli addetti ai lavori, e gli operatori grandi e piccoli di Hollywood, ne conoscevano bene i difettucci. Ecco quanto scrisse Marc Eliot nella biografia dedicata al divo inglese – era nato a Bristol – e lo conferma il regista Mark Kidel in un documentario: «Cary non stava affatto bene, era continuamente alla ricerca di sé e per riuscirci, ricorse a una cura terapeutica con l’Lsd, all’epoca legale in America, partecipando a due sedute settimanali per tre anni di seguito». E ancora: «C’è altro al di là del Cary Grant grande attore, del divo di Hollywood bellissimo e elegantissimo nei suoi completi su misura. Ci sono l’insicurezza, la fragilità e i trattamenti con l’Lsd, ultima speranza per “raggiungere la pace della mente”, di un uomo che ha dovuto fare i conti con una doppia identità». Il dramma che il prestigioso attore doveva superare era l’abbandono della madre, che lo aveva lasciato quando lui aveva 11 anni. Questo lo spinse, all’età di 14 anni, a scegliere di lasciare la Gran Bretagna con una compagnia di saltimbanchi diretti a New York. Ed entro una decina di anni Archie aveva cambiato nome, affinato quello che sarebbe diventato il suo inconfondibile accento, si era trasferito a Hollywood e aveva firmato un contratto con la Paramount con compensi esagerati per l’epoca. Ma la sua vita privata era un’altra storia: la Gran Bretagna, le sue origini umilissime, sua mamma… le cicatrici erano profonde. Una delle sue ex mogli, Dyan Cannon, si esprime con un’immagine cruda e raffinata: «Avere a che fare con lui era come leccare il miele dalla lama del rasoio». E conferma: «Aveva classe e intelligenza, ma anche un’anima tormentata, soffriva di crisi depressive e si rifugiava nell’Lsd, sperando di trovarvi una panacea a tutti i suoi problemi, tra i quali spiccava un rapporto difficilissimo con la madre, data per morta, ma in realtà finita in una clinica per malati di mente». Più cauta la figlia Jennifer, alla quale chiesero se fosse vero che la mamma, Dyan, nel processo per il divorzio avesse testimoniato che Cary Grant, in privato, era protagonista di eccessi di violenza… La risposta: «Non lo so, non ne ho mai sentito parlare. La mia esperienza con lui è stata completamente diversa. Inoltre i miei genitori divorziarono quando io ero molto piccola e hanijo sempre cercato di tenermi fuori dai particolari delle loro dispute». Altra domanda: suo padre è stato bersaglio di molti pettegolezzi, soprattutto sulla sua vita privata e sulla presunta omosessualità… «È ridicolo. La gente vuol sempre spettegolare. Io credo che sia altamente improbabile che mio padre fosse omosessuale. Anche se non si può mai sapere…». Sull’omosessualità, più precisamente la bisessualità, è più esplicito nel suo diario Orry Kelly, costumista di Hollywood e «amico» di Cary Grant: «Gli piacciono le bionde, ma torna sempre a casa da me». Secondo altri, Fanpage.it, «Il divo hollywoodiano per eccellenza e il costumista avrebbero vissuto un rapporto tormentato oltre che passionale.» Si racconta che si siano picchiati violentemente in più di un’occasione. Sempre all ‘interno del suo diario, Kelly avrebbe raccontato un episodio preciso: Grant lo stese con un pugno perché aveva fatto attendere troppo i loro ospiti. Un’altra volta, lo avrebbe spinto da un veicolo in corsa.

Si sposò cinque volte! La prima moglie fu l’attrice Virginia Cherrill, con la quale restò solo un anno, nel 1934. La seconda fu la miliardaria Barbara Hutton, che sposò nel 1942 e dalla quale divorziò nel 1945. Nel 1949 si unì all’attrice Betsy Drake, con divorzio nel 1962. Nel 1965 matrimonio con Dyan Cannon, dalla quale ebbe la sua unica figlia, Jennifer, anche lei attrice: il matrimonio con la Cannon durò fino al 1968. La quinta e ultima moglie fu Barbara Jaynes, nel 1981. Non ci furono solo cinque mogli. Per ammissione della stessa Sophia Loren, negli anni Sessanta Cary Grant ebbe un flirt con lei, all’epoca già sposata con il produttore Carlo Ponti. Ha anche avuto una relazione con Maureen Donaldson dal 1973 al 1977. «Sì, l’ho amata tanto», dichiarò Grant ai giornalisti parlando della Loren, «quando giravamo insieme in Spagna Orgoglio e Passione, ma non ho potuto convincerla a sposarmi». Lei confermò: «Sì, non si staccava da me, neppure fuori dal set, il mio carissimo Cary. Ma non c’era amore, da parte mia. Io ho amato un solo uomo in vita mia: Carlo Ponti, mio marito. Con Cary c’era soltanto una grande amicizia, molto bella. Che è rimasta tale anche dopo quel film». Altri grandi amori (non corrisposti) del divo Cary? Le «pene d’amore» del grande seduttore furono legate ai nomi di Evita Peron e Grace Kelly. Conobbe l’ex attrice Evita Duarte quando era già moglie di Juan Domingo Peron, presidente della Repubblica argentina. Disse di lei: «Evita era incantevole, fragile, dolcissima. C’era una straordinaria luce nei suoi occhi, che calamitava, soggiogava: restai una serata intera ad adorarla». Di Grace Kelly si innamorò a 51 anni (lei ne aveva 27). Giravano nel 1955, a Montecarlo, Caccia al Ladro, con la regia di Alfred Hitchcock. «Grace, per me, era una dea scesa dall’Olimpo», disse, «ne ero innamorato cotto prima ancora di conoscerla».

Bisogna poi tener conto – per capire e valutare la sua complessa, enigmatica e contraddittoria personalità – di una serie strabiliante di esaltanti giudizi su di lui da parte di personaggi illustri. Da Ronald Reagan: «Era una delle stelle più brillanti di Hollywood e la sua eleganza» a Marlene Dietrich: «L’unico vero principe di Hollywood». Da Jack Lemmon: «La sua dignità e la sua grazia innata rappresentavano un esempio per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di intraprendere la sua stessa professione» a Doris Day: «Non c’è mai stato un attore che potesse indossare begli abiti, stare in begli ambienti e dire cose così belle a belle donne come Cary Grant» a Burt Reynolds: «Era toccato dagli dei. Piaceva agli uomini come alle donne, e questo è incredibilmente raro». E lui cosa diceva di sé? Ecco alcune battute sincere, crude e amare: «È sempre stato il mio problema. Ho sempre cercato di fare colpo su qualcuno. Non pensate che con una macchina nuova, costosa e decappottabile, una camicia con il colletto slacciato, la pipa in bocca per creare un sapiente effetto di nonchalance, sportività, savoir-faire e sofisticatezza avrei dovuto cavarmela abbastanza bene con le donne? Niente del genere. In tutti quegli anni in teatro, per la strada e a New York, circondato da schiere di ragazze attraenti, non sono mai riuscito a comunicare ccn loro». «Mia madre non era una donna felice e io non ero un bambino felice perché mia madre mi soffocava con le sue cure». «Non avrei rivisto mia madre per oltre ventanni. Nel frattempo avevo cambiato nome. Quasi tutti nel mondo mi conoscevano di nome o di vista, tranne mia madre.» «Tutti mi dicono che la mia vita è interessante, ma a volte non riesco a considerarla altro che un insieme di preoccupazioni e disturbi di stomaco.» «La mia formula per una vita tranquilla è abbastanza semplice: mi sveglio la mattina e vado a letto la sera, nel frattempo mi intrattengo meglio che posso.» «A Hollywood nessuno è innocente.» «Per avere successo con una donna ditele che siete impotenti: lei non vedrà l’ora di dimostrarvi che sbagliate». «L’alcool è un liquido prezioso: conserva tutto, tranne i segreti». «Divenni attore per il solito motivo: un gran bisogno di piacere e di essere ammirato.»

Era nato a Bristol il 18 gennaio 1904, morì a Davenport il 29 novembre 1986. Esordì a Hollywood nel 1932 con una piccola parte nel film This is the Night, poi brillò come seduttore a fianco di donne fatali: Marlene Dietrich (Venere bionda, 1932) e Mae West (Lady Lou – La Donna fatale e Non sono un a ngelo, nel 1933). Grazie al regista George Cukor, nel 1935 Grant ottenne il ruolo di protagonista, con Katharine Hepburn, nella commedia Il Diavolo è femmina. I suoi film più famosi: il superbo Arsenico e vecchi merletti (1944) diretto da Frank Capra, la grande fortuna anche nel thriller sotto la regia del «maestro del brivido» Alfred Hitchcock, Il sospetto (1941) con Joan Fontaine, Notorious (1946), con Ingrid Bergman, Caccia al ladro (1955) con Grace Kelly, e Intrigo intemazionale (1959), con Eva Marie Saint. La sua partner preferita fu Grace Kelly. Negli anni Cinquanta Grant fondò anche una sua casa di produzione, con altri film di grande successo, Indiscreto (1958), Operazione Sottoveste (1959) Il visione sulla pelle (1962), Sciarada (1963). Nonostante la lunga e strepitosa carriera, Cary Grant ricevette solo due nomination all’Oscar: nel 1942 con Ho sognato un angelo (1941) e nel 1945 con Il ribelle (1944). E solo nel 1970 gli venne assegnato un premio Oscar alla carriera. Tuttavia fu eletto da Premiere Magazine come la più grande stella del cinema maschile di sempre. Si era ritirato nel 1966 con il film Cammina, non correre, e divenne dapprima consulente creativo, poi membro del consiglio di amministrazione di Fabergé, celebre casa di cosmetici. Parsimonioso al limite dell’avarizia, pretese per contratto – che gli abiti indossati nei film restassero, a fine lavorazione, di sua proprietà. Si tenne molto lontano dalla politica, ma negli anni Cinquanta ebbe inizio la famigerata stagione della «caccia alle streghe», Grant fece sentire la sua voce denunciando quanto andava accadendo come attività antidemocratiche e barbare e quando la commissione voluta dal senatore Joseph McCarthy tentò di mettere sotto accusa Charlie Chaplin, solidarizzò apertamente col grande regista e attore. Infine, due curiosità. Ha raccontato che il regista Josef von Sternberg, il primo giorno di riprese del film Venere bionda (1932), gli disse che aveva la riga dei capelli dalla parte sbagliata, Grant allora si fece la riga dall’altra parte e la portò così per il resto della sua carriera. Notorious contiene uno storico bacio fra i due protagonisti, il più lungo in un film (tra Cary Grant e Ingrid Bergman). Il regista, Hitchcock, realizzò un lungo pianosequenza, senza stacchi, di quasi tre minuti.

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