Borse incerte, preoccupano la Cina e il caso Huawei

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Tokyo chiude in linea di galleggiamento, deboli Shenzhen e Shanghai. Le società tech tagliano le stime per il rallentamento del mercato asiatico, attesa per Apple. Trump sanziona la compagnia petrolifera di Stato venezuelana

Ore 9:50. Borse asiatiche miste in attesa di sviluppi sul fronte commerciale, ma il caso Huawei mantiene alto il livello di tensione e pesa in particolare sul settore tecnologico. Anche i mercati europei scelgono la via della cautela, mentre i future americani sono in lieve calo. Milano oscilla sopra e sotto la parità nelle prime battute di scambi, in linea con le altre: Londra sale dello 0,6%, Francoforte cede lo 0,3% e Parigi è invariata.

Questa mattina si è registrata la chiusura in leggero rialzo per la Borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei che ha guadagnato lo 0,08% a 20.664,64 punti. Le Borse cinesi, in attesa del ciclo di colloqui di Washington sul commercio del 30-31 gennaio, hanno terminato la seduta in calo con le nuove tensioni sulla vicenda Huawei dopo che il Dipartimento di Giustizia americano ha ufficializzato le contestazioni penali contro il colosso delle tlc e il suo capo finanziario Meng Wanzhou, su cui pende la richiesta d’estradizione dal Canada: l’indice Composite di Shanghai ha ceduto un frazionale 0,10%, a 2.594,25 punti, mentre quello di Shenzhen ha segnato una brusca correzione dell’1,11%, a quota 1.300,34.

La seduta di ieri a Wall Street è finita in calo, anche se in recupero dai minimi toccati in giornata. A pesare sono stati i conti deludenti di Caterpillar (-9,1%) e il taglio dell’outlook da parte del gruppo dei processori Nvidia (-13,8%). Quest’ultimo è visto come segnale importante in vista dei conti di Apple, perché le stime sono peggiorate a causa del mercato cinese: il gruppo di Cupertino diffonderà stasera i dati sull’ultimo trimestre 2018, a mercati chiusi. Se dallo tsunami di trimestrali attese in settimana la Cina sarà il filo conduttore, gli investitori torneranno a temere una frenata dell’economia mondiale. Di questo scenario terrà conto la Fed, che domani dovrebbe lasciare i tassi invariati. La speranza è che il governatore Jerome Powell sappia rassicurare durante la conferenza. Mentre il governo federale ha riaperto i battenti dopo 35 giorni di shutdown, c’è il rischio che a metà febbraio scatti un’altra paralisi del governo federale. Ieri sera il Dow ha perso lo 0,84%, lo S&P500 ha

“Anche se abbiamo visto un’ottima partenza di anno” sui listini finanziari, “ora come ora gli investitori preferiscono assumere atteggiamenti difensivi”, ha spiegato a Bloomberg Ben Emons, che dirige la strategia di investimento di Medley Global Advisors. “I profitti societari non cresceranno molto, e resta da affrontare il problema dell’indebitamento nel settore privato che non si è dipanato in alcuna maniera”.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi avvia la giornata stabile in area 245 punti base, con il rendimento dei decennali italiani che si attesta sul 2,65%. Importante asta di Bot semestrali da 6,5 miliardi in agenda oggi per il tesoro. L’euro apre stabile sopra quota 1,14 dollari, con il biglietto verde che sta pagando la possibile frenata nel rialzo dei tassi Fed: la moneta europea passa di mano a 1,1436 dollari e 125,01 yen. Dollaro/yen giù a 109,28. Mentre in Italia procede il lavoro della politica sui decreti economici, gli occhi dei mercati sono puntati ancora sul Parlamento di Londra dove sono in programma votazioni su come proseguire il percorso che dovrebbe portare alla Brexit. Il dato principale sul fronte macro è la fiducia dei consumatori negli Usa.

Sul fronte delle materie prime, infine, il petrolio rimonta leggermente in Asia sopra 52 dollari. Il Wti, con consegna a marzo, guadagna 9 cents negli scambi elettronici in Asia a 52,08 dollari. Il barile di Brent, guadagna 2 cent a 59,95 dollari. Con il doppio intento di impedire l’arrivo di cash al presidente venezuelano Maduro e di favorire l’ascesa del leader dell’opposizione, Juan Guaidò, l’amministrazione Trump ha di fatto messo fine all’export di greggio venezuelano verso gli Usa sanzionando il gruppo petrolifero Pdvsa, controllato da Caracas. L’oro è in rialzo a 1.307,76 dollari l’oncia. Il metallo prezioso guadagna lo 0,35%.

Raffaele Ricciardi, Repubblica

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