Aerei, così i voli costano di meno grazie alla “falla” delle compagnie

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Il ragionamento è controintuitivo, ma i risultati sono pratici. Per andare da A a B si paga di meno acquistando un volo da A a C con scalo a B. E si scende proprio a B, perdendo il secondo volo. Questo perché negli algoritmi delle compagnie aeree c’è una «falla» che consente di risparmiare un bel po’. In alcuni casi anche il 70%. «Ma ad alcune condizioni. Essere disposti a perdere un po’ di tempo a trovare la combinazione giusta. Imbarcarsi con la valigia a mano. Effettuare una doppia prenotazione: una per l’andata, una per il ritorno. E metter da parte un po’ di spirito altruistico», racconta un passeggero italiano che da qualche mese sfrutta questa «soluzione» con tutti i vettori in Europa e che per ovvie ragioni chiede l’anonimato per poter continuare senza essere scoperto.

L’indagine

Una «soluzione» che il Corriere della Sera può confermare dopo aver effettuato oltre cento simulazioni di acquisto attraverso i siti web dei più rilevanti vettori «tradizionali» del Vecchio Continente. Le prove — per avere una validità — sono state eseguite in contemporanea, considerando lo stesso giorno di partenza (31 gennaio), gli stessi scali d’interesse in decollo e atterraggio, lo stesso volo e la stessa classe di viaggio (Economica). Le stesse simulazioni sono state effettuate anche direttamente sui siti internet delle compagnie e in parallelo anche sulle piattaforme utilizzate dalle agenzie di viaggio per poter ottenere un risultato più attendibile possibile, al netto quindi di eventuali «errori» di caricamento dei voli.

Il fenomeno

Il fenomeno si chiama «hidden-city ticketing», il biglietto della città nascosta. È noto negli Usa, ma all’interno dei confini dello Stato. E qualche anno fa aveva visto United Airlines portare in tribunale il sito Skiplagged.com che aiutava i viaggiatori a sfruttare la «falla». Lo stesso però sta accadendo anche in Europa, sia a livello nazionale, che continentale. La pratica non è proibita. Dalla lettura delle condizioni di viaggio — il «contratto» che si firma al momento dell’acquisto del biglietto — non risulta vietato. Il Corriere ha contattato diverse compagnie per avere una posizione: quasi nessuna ha voluto esporsi ufficialmente, tutte hanno promesso maggiore attenzione ai comportamenti dei passeggeri che perdono troppe coincidenze. Fonti di Alitalia fanno sapere che il problema è «noto da tempo ed è costantemente monitorato». E proprio per le «conseguenze che questo genere di comportamenti può avere sugli altri passeggeri» — in termini di posti sottratti e impatto sulle tariffe — sono state studiate «misure dissuasive» nei confronti di chi reitera questo genere di pratiche.

L’algoritmo

Ma perché accade? La spiegazione più convincente sta nella «bontà» degli algoritmi che fanno le tariffe. I sistemi informatici delle compagnie non tengono conto della malizia dei passeggeri. E lavorano su diversi livelli nei voli diretti e in quelli con scalo. «Ma onestamente non credo ci sia una risposta convincente: le dinamiche di prezzo per me continuano a essere un “buco nero”, qualche volta non hanno nemmeno senso», spiega al Corriere l’esperto George Hobica, fondatore di Airfarewatchdog, uno dei siti specializzati più consultati dai viaggiatori di tutto il mondo. «Ma posso dire che le compagnie sono al corrente di questo fenomeno. Alcune non fanno esplicito divieto. Altre sì, come United Airlines che definisce la pratica una “frode”: così se un viaggiatore dovesse abusarne lo noterebbero e potrebbero confiscare le miglia accumulate o richiedere la differenza del biglietto». Ma succede raramente. O quasi mai.

Le conseguenze

Ricorrere a questo espediente significa fare attenzione ad alcune cose. Una su tutte: il bagaglio non può finire in stiva altrimenti verrebbe riconsegnato all’aeroporto di destinazione, non nello scalo che in realtà è la vera meta per il passeggero. Ma tocca ragionare sulle conseguenze economico-etiche. Più persone prenotano in questo modo più l’algoritmo farà pagare tariffe costose a chi vuole volare da B a C: il computer del vettore vede che questo tratto sta vendendo bene e per effetto della domanda e dell’offerta il prezzo sale. Peccato però che nella realtà quei sedili voleranno vuoti. «Credo che la pratica sia immorale», sostiene Hobica. «La compagnia reagirebbe alzando le tariffe per tutti gli altri».

Leonard Berberi, Corriere della Sera
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