Decreto reddito-pensioni, c’è la firma del capo dello Stato. Ecco come funzioneranno

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Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha firmato il decreto legge che introduce il reddito di cittadinanza e la Quota 100 per la pensione. Il cosiddetto Decretone, varato dal Consiglio dei ministri il 17 gennaio scorso, ha ricevuto la bollinatura della Ragioneria dello Stato il 25 gennaio, poi è stato trasmesso alla presidenza della Repubblica per la ratifica. La pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale” del provvedimento è attesa per le prossime ore, ultimo passaggio per avviare l’iter parlamentare, che dovrebbe inziare al Senato.

Riforme-bandiera
Il decreto contiene le due misure bandiera al centro della campagna elettorale di M5S e Lega e nucelo fondante del contratto di Governi giallo verde. Nel primo caso di tratta dell’introduzione, a partire dal prossimo aprile, del reddito e della pensione di cittadinanza (Rdc) per i soggetti e i nuclei familiari in condizioni di particolare disagio economico e sociale. Nel secondo caso parliamo del superamento delle legge Fornero con la ridefinizione dei requisiti minimi per l’accesso al pensionamento anticipato (Quota 100) accompagnata da misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani.

Il capitolo delle pensioni: da quota 100 a opzione donna e Ape sociale

Nel capitolo pensioni il decretone varato dal Governo introduce in via sperimentale per il triennio 2019-2021,la possibilità di andare in pensione con 62 anni e un’anzianità contributiva minima di 38 anni. I requisiti possono essere raggiunti anche con il cumulo gratuito di versamenti effettuati in gestioni diverse. La pensione “quota 100” non è cumulabile, a far data dal primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendenti o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5mila euro lordi annui. La decorrenza della pensione scatta con una finestra mobile di tre mesi.
L’anticipo pensionistico (Ape) sociale, riservato attraverso un prestito bancario con le misure adottate dai governi Renzi e Gentiloni ai soggetti disoccupati o in grave difficoltà, viene prorogato di un anno. Il provvedimento estende poi alle lavoratrici dipendenti con almeno 58 anni d’età al 31 dicembre 2018 (59 anni se autonome) la cosiddetta Opzione donna, ovvero la possibilità di uscire anticipatamente dal lavoro se in possesso di almeno 35 anni di contribuzione con l’assegno pensionistico ricalcolato con il metodo contributivo.

Il capitolo reddito di cittadinanza: partenza ad aprile

L’articolo 1 del decreto prevede che è istituito dal mese di aprile 2019 il reddito di cittadinanza, «quale misura unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, nonché a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro». Una partita, quella del reddito di cittadinanza, che si gioca su almeno dieci passaggi-chiave, dai destinatari alle modalità di calcolo, dalle spese ammesse fino ai controlli.

Francesca Barbieri e Vittorio Nuti, Il Sole 24 Ore

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