Addio pranzo di lavoro, ora gli affari si fanno davanti a cappuccino e cornetto

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«La prima colazione è il pasto più importante della giornata». Lo dicevano le mamme ai figli liceali che preferivano dormire dieci minuti in più anziché concedersi latte e biscotti, ma ora lo sostengono anche i manager. Quella che potrebbe apparire come la scoperta dell’acqua calda o dell’ultimo trend di cui bisogna per forza parlare, era stata in realtà annunciata dal Daily Telegraph nel lontano 2010. Secondo uno studio condotto lo stesso anno in Gran Bretagna dalla società di ricerche OnePoll su tremila lavoratori, gli incontri mattutini risultavano avere esiti assai più positivi rispetto a quelli organizzati durante l’arco della giornata, con il 67% degli intervistati che dichiarava di prestare effettivamente più attenzione.

La colazione veniva riconosciuta come parte fondamentale di una routine salutare, e la maggior parte delle persone (79%) affermava di impegnarsi per renderla ancora più efficiente. Oltre la metà dei lavoratori ha dichiarato di essere più propensa a fissare un incontro mattutino per questa ragione, mentre un quarto ha ammesso di aver annullato un meeting pomeridiano causa difficoltà a concentrarsi.

Kevin Hydes, all’epoca Direttore Marketing di Costa Coffee, confermava le evidenze, sottolineando un netto aumento del numero di meeting mattinieri nella catena del caffè. «La gente tende ad essere molto più ricettiva dopo un buon riposo notturno, una colazione equilibrata e una tazza di caffè, quindi non solo si è propensi a prestare attenzione, ma si approccia la conversazione con crescente entusiasmo». Senza considerare che, appena entrati in ufficio, è facile impantanarsi con telefonate, mail e urgenze, dunque prevedere una riunione nel bel mezzo della giornata può trasformarsi un incubo.

Stacco, quasi dieci anni dopo la colazione – ora ribattezzata power breakfast – ritorna protagonista nel business. E i numeri parlano per lei: secondo The NPD Group, la spesa per la colazione è aumentata del 31%, diventando non più un affare privato, bensì pubblico. Nel 2016, le persone l’hanno consumata fuori casa 107 milioni di volte in più rispetto a otto anni prima; nel frattempo, il pranzo perdeva fino a 80 milioni di visite.

Molti trovano infatti più difficile che mai staccare per le riunioni di mezzogiorno lontano dall’ufficio, e gli esperti di produttività, dal canto loro, spingono a rimanere concentrati su un compito piuttosto che rimbalzare da una cosa all’altra, dal tavolo da pranzo alla scrivania. Coloro che sono a favore del power breakfast, ritengono faciliti gli affari: «L’assenza di alcol crea una mentalità diversa», dichiara Laura Vanderkam, autrice statunitense di What the Most Successful People Do Before Breakfast. «Le persone sono più concrete, fattuali e più focalizzate sul business». Inoltre «è meno probabile che il meeting venga cancellato a causa di emergenze lavorative o familiari» e generalmente un momento simile tende ad agevolare decisioni cruciali in ambito aziendale. Nel 2015, dopo aver chiuso un deal da oltre un milione di sterline (1,2 milioni di dollari) con un nuovo investitore durante una colazione di un’ora, Bertie Stephens, co-fondatore di Flubit, si è del tutto convertito al power breakfast.

Il giovane imprenditore ritiene che la mancanza di affaticamento decisionale che la maggior parte delle persone accumula nella mattinata abbia giocato un ruolo basilare nella sua storia, e ora preferisce le riunioni mattutine quando ha bisogno di condurre una negoziazione o un brainstorming.

Gli fa eco Paolo Mariola, National Director della sezione italiana di Business Network International (Bni): «Ritrovarsi alle prime luci del sole influisce positivamente sul resto della giornata. I partecipanti saranno in grado di sviluppare le idee ispirate dall’incontro e di avere elementi nuovi su cui lavorare durante il pomeriggio, prima di rimettere la testa sulla scrivania. Senza dimenticare che, a colazione, la mente è sgombra dalle preoccupazioni che nascono durante la normale giornata lavorativa». Certo, alcuni tipi di incontri – come quelli per cementare i rapporti tra colleghi – è meglio destinarli post-tramonto, perché è più semplice ottenere un’esperienza di bonding nel corso di un aperitivo o di una cena, quando le persone coinvolte sono più rilassate. Non a caso, l’abitudine della colazione nasce tra i businessmen di Wall Street ed è parecchio radicata nel mondo della finanza, dove la velocità e il ‘peso’ delle decisioni da prendere toccano il loro apice.

Un power breakfast efficace deve durare un’ora al massimo, dalle 8:30 alle 9:30 o dalle 9 alle 10 (negli Stati Uniti c’è chi li fissa a partire dalle 7, perché Money Never Sleeps, per l’appunto), e dato il tempo limitato a disposizione, è consigliabile pianificare in anticipo anche i più piccoli dettagli. A differenza degli operatori di borsa a Wall Street, Joanna Lau – newyorchese fondatrice del brand di borse Jemma – predilige un orario di inizio più ‘tardo’, non prima delle 9: «prima di ogni incontro tendo a fare un po’ di compiti a casa basandomi su ciò che voglio discutere e menzionare, creando una checklist mentale». A differenza del pranzo o dell’happy hour, è fondamentale lasciare che l’altra persona sia al corrente dell’orario in cui la riunione può dirsi conclusa, dato che entrambe devono poi andare avanti con la propria giornata.

Per agevolare i pendolari, è bene scegliere un locale a metà strada tra le parti coinvolte, ovviamente attrezzato per la prima colazione. Meglio luoghi in cui i tavoli sono distanziati per concedersi un pasto più tranquillo e dove si abbia una connessione WiFi, così da poter utilizzare il laptop. Va da sé che il power breakfast apra nuovi scenari sul ‘dove’ consumare il primo pasto della giornata: in Italia per esempio si registra una netta preferenza per i ristoranti ispirati al coworking (spazi di lavoro condiviso, che nel nostro Paese sono arrivati a quota 285 nel giro di due anni), scelti soprattutto da una clientela giovane. E se all’estero – Gran Bretagna e Stati Uniti in primis – si scelgono principalmente hotel alla moda e relativi ristoranti blasonati, nel nostro Paese la nuova vita delle panetterie, dove appunto il momento della colazione è centrale, rema in questa direzione offrendo potenziali e accoglienti location per i meeting di lavoro.

Miles Kirby, co-fondatore dell’impero ristorativo londinese Caravan, è stato uno dei primi a notare come i professionisti abbiano iniziato a preferire la colazione al pranzo: «la colazione elimina gli alcolici e la pressione a essi legata, rendendo tale momento più produttivo. Di conseguenza, la scena culinaria del Regno Unito sta mettendo più enfasi sulla colazione per attingere quanto possibile da questo mercato. Ora c’è più scelta che mai, con influenze globali dalla Turchia a Los Angeles, passando per il Giappone».

Da un lato le persone sono alla ricerca di modi più sani per iniziare la giornata, dall’altro concentrarsi sulla colazione è anche un esercizio di pubbliche relazioni. Michael Zee, mente creativa dietro all’account Instagram @symmetrybreakfast (788mila follower), non ha dubbi: «dimostrare di essere in grado di alzarsi alle 6 del mattino e di ritagliarsi un’ora in più per mangiare qualcosa di delizioso significa essere efficienti».

Mentre le colazioni di lavoro rappresentano un modo ideale per massimizzare il proprio tempo, sono perfettamente programmate anche per fare affari da un punto di vista biologico, grazie a un’inebriante combinazione di ormoni che rende le persone più propense al raggiungimento degli obiettivi. I ricercatori della Monash University in Australia hanno scoperto che i livelli di testosterone nelle donne raggiungono il picco al mattino, ed è per merito di tale ormone che – al risveglio – ci si sente pieni di energia, concentrati, competitivi e sicuri di sé. Un mix necessario per rendere le trattative molto più facili che a pranzo.

Accanto al testosterone, secondo la professoressa Angela Clow dell’Università di Westminster, i più mattinieri hanno livelli più elevati di cortisolo (il cosiddetto ‘ormone dello stress’), rispetto ai loro omologhi letargici. Il che non è un dato negativo, anzi. In quantità ragionevole, il cortisolo può aiutare il cervello a concentrarsi e facilitare la creatività, trasformando così lo stress in un’arma e non in una debolezza.

Last but not least, sfruttare al massimo la giornata ha un impatto significativo anche sull’umore. Stando a un sondaggio pubblicato dall’American Psychological Association, i mattinieri sono sempre più felici dei nottambuli, quindi – tradotto in termini di business – più diplomatici e bendisposti nei confronti dei clienti. Il biologo di Harvard Christoph Randler, in particolare, ha scoperto che un’altissima percentuale di persone mattiniere aveva una mentalità appassionata e si identificava, più dei tiratardi, con frasi motivazionali come «è mia responsabilità far accadere le cose».

Essere delle morning person parrebbe quindi una dote a tutti gli effetti, talmente osannata da conquistarsi un posto nel curriculum. Il mondo del lavoro d’altronde sembra stufo di candidati multitasking: meglio poter contare su chi si sveglia presto, perché il mattino ha l’oro in bocca, e gli affari si chiudono meglio se addolciti da una brioche.

Marianna Tognini, Business Insider Italia

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