Shutdown: bocciate 2 proposte del Senato. Trump precipita nei sondaggi al 34%

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«Noi vogliamo lavorare», «Fine dello Shutdown ORA» dicono i cartelli nella manifestazione di protesta inscenata dai dipendenti della Nasa davanti ai cancelli del Centro ricerche di Mountain View, in California. Il “sindacato” degli agenti dell’Fbi ha lanciato un alert sul blocco amministrativo che sta mettendo a rischio le indagini della polizia. La Cnn tiene il conto degli effetti negativi causati dallo stop parziale delle attività del Governo arrivato al 34esimo giorno: l’elenco è arrivato a 102 voci. Un altro record si raggiunge oggi: oltre 800mila dipendenti pubblici per la seconda volta non riceveranno lo stipendio.

Il più lungo shutdown della storia sta erodendo i consensi di Donald Trump: solo il 34% degli americani approva il suo operato, secondo un sondaggio Ap/Norc. Il gradimento del presidente è ai minimi, sceso di oltre 10 punti da dicembre. Il consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett, teme che il prolungamento del blocco fino a marzo possa far crollare il Pil nel primo trimestre attorno allo zero.

Il Senato ha votato, senza successo, due diverse proposte per porre fine allo shutdown. La prima, dei repubblicani, riprendeva l’idea di Trump di finanziare il muro da 5,7 miliardi e di concedere una proroga alla protezione dei “dreamer”, residenti arrivati da bambini negli Stati Uniti ma ancora illegali. La proposta dei democratici prevedeva la riapertura del Governo a termine, fino all’8 febbraio, il tempo di pagare gli stipendi. Servivano 60 voti minimo per farle passare. La proposta repubblicana ha ottenuto 50 sì e 47 no. Quella democratica 51 sì e 44 no.

Il presidente è rimasto alla Casa Bianca, senza incontri pubblici in programma. La disputa per il discorso sullo Stato dell’Unione è finita con un punto a favore di Nancy Pelosi. La speaker della Camera, da tre settimane ritornata nell’incarico, aveva annullato il discorso del presidente, in calendario il 29 gennaio, a causa della mancanza di sicurezza per l’assenza degli agenti federali, costretti a rimanere a casa. Dopo un inusuale scontro tra la prima e la terza carica dello Stato, con il presidente che insisteva per parlare alle Camere riunite («non vuole farmi parlare perché non vuole ascoltare la verità») e la resistenza della leader democratica, alla fine Trump ha accettato di rimandare il discorso a dopo la fine del blocco del Governo.

Gli americani sono preoccupati più per la chiusura dei nove ministeri e di una dozzina di agenzie che per il muro. La pressione per cercare un compromesso aumenta. Voci di dissenso cominciano a emergere anche da parte democratica.

Il segretario della commissione sulla sicurezza nazionale della Camera, Bennie Thompson, ha avanzato ai repubblicani una proposta alternativa per realizzare uno «smart wall». Un muro virtuale utilizzando scanner, radar, droni per controllare le frontiere. E non una barriera fisica, definita «primitiva». Con la disponibilità da parte dei democratici a finanziare il pacchetto sulla sicurezza dei confini proposto da Trump in tutti gli altri capitoli.

Il compromesso è invocato da più parti e secondo molti osservatori dopo la doppia bocciatura del Senato si potrebbe aprire un fronte tra i due schieramenti per una soluzione intermedia per superare questa crisi politica. Il primo consigliere economico di Trump, Larry Kudlow, assicura che «ci vorrà un nanosecondo» per riaprire il governo. Urge trovare una via d’uscita.

Riccardo Barlaam, Il Sole 24 Ore

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