L’agenzia? A portata di WhatsApp

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Per comunicare la propria mission al grande pubblico l’agenzia milanese MelisMelis, fondata nel 1983, ha scelto un anno fa il linguaggio della messaggistica di WhatsApp con affissioni a scorrimento comparse lungo le strade della metropoli lombarda dove è nata. Massimo Melis, ceo della società che accompagna marchi come Sky e Bayer, Unes e Gabetti, ne ha fatto una scelta strategica: «siamo in un’epoca», spiega a ItaliaOggi, «in cui è fondamentale che la creatività e il linguaggio siano adeguati al mercato. Talvolta i brief di una campagna arrivano via messaggio e mentre si è fuori. Oltre gli orari di lavoro ormai c’è sempre qualcuno che risponde. Così abbiamo voluto spiegare che con noi si può parlare sempre».

Il claim di MelisMelis è «L’agenzia che semplifica la vita alle aziende» e così si definisce fin dalle sue pagine web: «diretta ai risultati, nessun network internazionale, nessun guru o dottrina da seguire».

«Siamo nati nel pieno boom dell’advertising, quando pubblicità voleva dire pagine sui quotidiani e spot televisivi», racconta il ceo dell’agenzia. «Le competenze, come i mezzi, nell’ultimo decennio sono state scosse da un tasso di innovazione che non ha precedenti. Ma molto, credo, deve ancora arrivare. Quelli che sono rimasti invariati sono i messaggi e l’obiettivo. Anche se molte campagne sono fatte per reputation, nella maggior parte dei casi si vuole ancora vendere qualcosa». Poi bisogna adattarsi alle piattaforme: «Unes, per esempio, nostro cliente da 10 anni, vende su Amazon Prime ed è stato tra i primi ad avere una pagina social», sottolinea. «Certo, se si segue su Twitter il suo presidente e a.d., Mario Gasbarrino, interviene anche su politica e calcio come fa l’a.d. di Conad Francesco Pugliese. Ma è importante parlare su ogni canale: la politica impatta sull’economia e il supermercato è il primo luogo in cui tutto ciò si vede, è il più grande campione di analisi».

Gli ultimi 15 anni di stravolgimenti della comunicazione e dei media hanno coinciso per MelisMelis, specializzata dall’advertising al retail marketing, dalle media relations ai social, con un rilancio: «Abbiamo consolidato i top brand in portafoglio con cui abbiamo iniziato una strada insieme e ne sono arrivati di nuovi», racconta Melis. «Dopo Sky (dal 2003), fra gli altri, il Gruppo Unes/ViaggiatorGoloso (dal 2008), e poi Hays, Volotea, Gruppo Gabetti, Intesa Sanpaolo (per gli eventi), Norwegian, Bayer, Nexi. È stato anche un periodo di crescita, il 2018 dovrebbe chiudersi a 3,7 milioni di fatturato e contiamo su un team passato da 8 a 28 persone».

C’è anche il cuore sulle start up, «anche se è un investimento a tutti gli effetti», aggiunge il ceo dell’agenzia. «Fra le ultime che abbiamo seguito LavaDì, la lavanderia a domicilio che funziona via app ed è estensione di un progetto nato a Londra, dove ha un grandissimo riscontro soprattutto fra i giovani».

L’Italia? Per Melis «è un videogioco dove, eliminato un avversario, ne compare un altro», sottolinea. «Parlo soprattutto di burocrazia, di norme che ne inficiano altre e di lavoro. Faccio un esempio: si vuole dare un bonus ai dipendenti e se arriva spariscono gli 80 euro istituiti da Renzi. E questa è solo una».

Di ricette per la buona comunicazione non ne dispensa: «Mi scoccia dirlo ma i social e il digitale sono spesso efficaci per raggiungere un target. Detto ciò, bisogna osare di più anche sulla carta stampata. Mi viene in mente un proverbio cinese: quando il mare sale anche la barca deve salire».

Francesca Sottilaro, ItaliaOggi

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