Reddito di cittadinanza, corsa all’anagrafe per rientrare nei requisiti

Share

La tentazione dei cambi di residenza per ottenere l’assegno, rispettando i requisiti Isee con trucchi come i finti divorzi. I controlli della Guardia di finanza sui furbetti

Savona di abitanti ne fa 60 mila e spiccioli. L’anno scorso sono arrivate 1.839 richieste di cambio di residenza. Tutte all’interno dello stesso Comune, da Savona a Savona. Un dato considerato elevato, sospetto. Anche perché i vigili urbani poi sono andati a bussare per vedere se al nuovo indirizzo vivesse davvero qualcuno. E una volta su quattro non hanno trovato nessuno. Cento di quei controlli andati a vuoto si sono trasformati in un esposto alla procura della Repubblica. A Palermo dati ufficiali non ce ne sono ancora ma agli sportelli del Comune sono arrivate diverse richieste di informazioni sul cambio di residenza. Stesso discorso a Napoli, dove l’assessore regionale al Lavoro Sonia Palmeri sembra quasi prepararsi al peggio, mettendo le mani avanti: «I controlli non spettano a noi».

A sfogliare le cronache locali, il reddito di cittadinanza rischia di mettere in scena l’ennesimo sequel di un grande classico del nostro cinema, l’Italietta che si arrangia. Finte separazioni e cambi di residenza fittizi sono da sempre un terreno interessante per chi decide di aggrapparsi allo Stato e ai suoi sussidi. Anche quando non ne avrebbe diritto. Le graduatorie per gli asili nido, le borse di studio scolastiche, la mensa dell’università, l’esenzione dai ticket sanitari: trucchi e magheggi possono accompagnare tutta la carriera del cittadino italiano. Un dato per capire, che arriva dai controlli mirati fatti dalla Guardia di finanza sulle cosiddette prestazioni sociali agevolate: nella prima metà dell’anno scorso ogni dieci verifiche sono venuti fuori sei falsi poveri. Più della metà. Farà eccezione il reddito di cittadinanza?

«Ai nostri sportelli sono per ora arrivate molte richieste di chiarimento sulle procedure, anche sui cambi di residenza e sugli effetti di divorzi e separazioni» dicono dalla Consulta dei Caf, i centri di assistenza fiscale, primo avamposto del welfare di Stato. E questi per i Caf sono giorni caldi, perché si procede all’aggiornamento dell’Isee, il misuratore di ricchezza che poi viene usato per decidere il posto in graduatoria per tutti i servizi sociali pubblici, dall’asilo nido alle borse di studio. L’Isee servirà anche per il reddito di cittadinanza.

Per avere diritto al sussidio bisognerà avere un Indicatore della situazione economica equivalente, questo il significato della sigla Isee, inferiore ai 9.360 euro. Nasce da qui la tentazione dei furbetti dell’anagrafe. Un divorzio è capace di dividere in due il reddito e il patrimonio di una famiglia. E può consentire, in teoria, di scendere sotto la soglia fatidica. Magari sia all’ex marito sia all’ex moglie, che invece insieme erano troppo «ricchi» per avere diritto al sussidio. Stesso discorso per un figlio che va a vivere da solo. Attenzione però. Il decreto che ha fissato le regole per la riforma bandiera del Movimento 5 Stelle stabilisce che chi dichiara il falso rischia la reclusione. Da due a sei anni. E le regole dell’Isee chiariscono che i coniugi restano nello stesso nucleo familiare anche dopo la separazione o il divorzio, se continuano a risiedere nella stessa abitazione. Quelle ispezioni dei vigili urbani di Savona andate a vuoto, potrebbero nascondere proprio questo. False separazioni.

Stesso discorso per i figli che vanno a vivere da soli. Continuano a far parte del nucleo familiare di mamma e papà solo se hanno meno di 26 anni e sono a carico dei genitori, cioè guadagnano meno di 4 mila euro l’anno. E qui arriviamo alla madre di tutti trucchi e di tutti i furbetti, il lavoro nero. Oltre a quello sull’Isee, il reddito di cittadinanza prevede un altro limite: un reddito massimo di 6 mila euro l’anno. Chi guadagna di più è fuori. Secondo gli ultimi dati dell’Alleanza cooperative italiane, in Italia ci sono 3,3 milioni di lavoratori in nero. Fra tasse e contributi il totale dell’evasione sfiora i 110 miliardi di euro, un ventesimo del nostro debito pubblico. La paga in nero non lascia tracce e quindi potrebbe essere sommata ai 780 euro del nuovo sussidio. Il reddito di cittadinanza è considerato una rivoluzione. Si può essere d’accordo oppure no. Ma se riuscirà a lasciare fuori i furbetti, impresa che al momento appare ardua, lo sarà di sicuro.

Lorenzo Salvia, Corriere della Sera

Share
Share