Radio, crescono raccolta e ascolti

Share

Ora la sfida su case e auto connesse, dove la Fm non è sola

Il 2018 per la radio si conferma ancora un anno in crescita: +5,5% del fatturato pubblicitario rispetto a quello 2017, secondo quanto ha annunciato ieri Fausto Amorese, il presidente di Fcp-Assoradio a Radiocompass 2019, l’incontro annuale sul mezzo promosso dall’agenzia media Mindshare e dalla stessa sezione della Federazione concessionarie di pubblicità. Il totale della raccolta dovrebbe quindi attestarsi sui 427 milioni di euro e il progresso essere anche leggermente più alto del +5,4% del 2017. «È un grande risultato», ha detto Amorese, «anche superiore alle nostre aspettative. Il mezzo mostra la capacità di sfruttare tutti i device, compresi i nuovi smart speaker, e di aggiungere sempre ulteriori ascolti».

I dati presentati da Roberto Binaghi, chairman e ceo di Mindshare, confermano quanto detto da Amorese: pur a parità di ascoltatori, sta aumentando il tempo speso sulla radio nel giorno medio, di almeno 10 minuti nel 2018, per un totale di 3 ore e mezza.

Per quanto riguarda la raccolta, invece, negli ultimi cinque anni la radio ha retto bene il confronto con gli altri mezzi: +23% con il picco dell’8,6% nel 2015 (ma successivo a un 2014 di calo), +2,3% nel 2016 e +5,4/5,5 negli ultimi due anni. «Se considerate che viviamo in un Paese fermo e che il mercato della comunicazione è sostanzialmente fermo», ha commentato Binaghi, «la crescita della radio del 23% è fondamentale. La radio italiana funziona, mostrano le ricerche, perché è in grado di influenzare il proprio pubblico inducendo un effetto prova e di raccomandazione del prodotto. Non è una radio di awarness come negli altri paesi europei ma una radio da ultimo miglio».

La tv nel periodo considerato è cresciuta invece a un tasso più basso, +5% con lo scorso anno chiuso a +0,9%, mentre internet in 5 anni ha incrementato la raccolta del 43%, percentuale inarrivabile per gli altri mezzi.

Nonostante tutto, quello attuale è un momento di trasformazione, ha avvertito Alberto Mattiello, Head of Future Thinking Project di J. Walter Thompson. Da una parte sta cambiando lo scenario competitivo e non esiste più il mercato della radio ma il «mercato dell’ascolto» in cui ai broadcaster tradizionali si affiancano altri attori come Spotify. Dall’altra cambiano gli utenti e per le nuove generazioni le scale di importanza e la mentalità sono molto differenti rispetto a quelle dei propri genitori (fra tutto hanno connaturato il concetto di on demand e personalizzazione più che quello di ascolto mainstream).

Il 5G, inoltre, renderà connesso tutto e sempre e anche questo comporterà il cambiamento dell’ecosistema in cui le radio (e non solo) si trovano a operare. «Non possiamo capire il futuro delle radio senza capire le trasformazioni che il 5G sta portando», ha sottolineato Mattiello, in particolare nelle case e nelle auto, i due luoghi per eccellenza di questo mezzo. Per quanto riguarda la casa il cambiamento sta già avvenendo con gli smart speaker, già posseduti dal 18% degli americani, 43 milioni di persone. «Gli smart speaker stanno diventando il primo device per l’ascolto dell’audio e gli utenti sono aperti anche ad ascoltare cosa vogliono dire loro i brand. Perciò le radio devono capire con i brand cosa fare con questo strumento».

Il secondo ambiente che sarà profondamente trasformato è quello dell’automotive. «Se l’auto si guiderà da sola cambieranno le cose da fare nel veicolo: diventerà una spa, una camera da letto, una sala giochi…». Anche in questo caso, secondo Mattiello, è il momento di capire quali sono le opportunità. Un esempio viene guardando a ciò che accade con Uber e i suoi 30 milioni di guidatori: un’app, chiamata Steereo, paga i driver per far ascoltare brani di artisti emergenti ai clienti: un modo per far conoscere musica che altrimenti farebbe fatica a trovare spazio. E anche in questo caso un’arena su cui competere.

Italia Oggi – Andrea Secchi

Share
Share