Viaggi aerei e overbooking. Una soluzione australiana buona anche nel resto del mondo?

Share

Le politiche delle compagnie aeree di vendere più posti su un volo di quanti siano quelli disponibili (overbooking) potrebbero forse diventare meno gravose per i passeggeri e per le compagnie stesse.

Tutti i vettori aerei prenotano in overbooking nella speranza che si possa prevedere correttamente il numero di “mancate presentazioni” e ricavare maggiori entrate dai voli prenotati. In Unione Europea e in Usa questo fenomeno è sottoposto a norme di rimborso dei malcapitati, con compenso pecuniario e – se possibile e accettato dal viaggiatore – una nuova prenotazione su un volo successivo (1). Tutto a posto, quindi, a casa nostra? Non proprio, visto che non e’ piacevole ritrovarsi in aeroporto pronti per la partenza e scoprire che la propria prenotazione è in overbooking: scombussolamento del proprio viaggio, degli appuntamenti e delle prenotazioni successive (sia aeree che di servizi a terra). Una situazione che, pur prevedendo le norme un rimborso
economico e la possibile partenza con qualche volo successivo, non giova alla serenità e all’economia del proprio viaggio. Alcuni recenti episodi di cronaca, anche con violenze da parte dei servizi di sicurezza e/o dei passeggeri, sono testimonianza di quanto il tutto non sia molto civile (2). Non solo, ci sono anche altri due aspetti:
1) le difficoltà che spesso le compagnie aeree frappongono per una nuova prenotazione (oggettive: i costi in più a cui dovrebbero far fronte; soggettive: mancanza di posti disponibili su altri vettori, visto anche che l’overbooking accade sempre nei momenti di punta)… e le difficoltà per il buono/rimborso che, pur se previsto dalle norme, spesso per ottenerlo bisogna che il viaggiatore intraprenda una procedura di diffida, con l’aggiunta di tempo e denaro e, soprattutto, senza che questo compenso venga erogato nel momento in cui il danno (l’overbooking) è stato subito;
2) i costi alti dei rimborsi e delle nuove prenotazioni per le compagnie aeree, per cui queste ultime cercano, come scrivevamo prima, di evitare il più possibile di mantener fede agli impegni di legge. Insomma, una situazione di scombussolamento di entrambi gli attori di queste situazioni che, alla fine e in sostanza, significa solo disagio e maggiori costi per entrambi.
La filosofia economica di base delle normative che compensano i passeggeri è che i vettori aerei non dovrebbero più accettare prenotazioni in overbooking. Ma siccome questa pratica non viene vietata e la stessa continua a persistere, la situazione (caotica e precaria e costosa per tutti) è quella che abbiamo descritto prima.
In Australia, dove non sono previsti compensi e obblighi normativi in caso di overbooking, la Qantas ha preso un’iniziativa che ci sembra interessante. La compagnia aerea australiana, per cercare di ridurre il numero di passeggeri a cui viene negato l’imbarco, cerca di persuadere i viaggiatori su voli in overbooking perché cambino la loro prenotazione una settimana prima della partenza prevista.
Il blog “Australian Frequent Flyer” fa sapere che gli inviti “Qantas Flight Switch” vengono inviati ad alcuni passeggeri tramite sms o E-mail. Viene offerto un buono di volo, in genere di 70 dollari australiani (Aud) (poco più di 44 euro), per partire su una data alternativa – spesso potendo sceglierla prima o dopo di quella già prenotata. L’invito è fatto ai passeggeri circa una settimana prima della partenza. Attualmente il “Qantas Flight Switch” si applica su rotte con più servizi giornalieri, come, per esempio quelli da Sydney ad Adelaide, Brisbane e Melbourne. Per esempio: ad un viaggiatore prenotato con un compagno di viaggio su un volo delle 18 da Sydney a Brisbane, gli viene offerto un buono da 70 Aud per entrambi i passeggeri per viaggiare alle 16:00, alle 16:30 o alle 17:00. La compagnia aerea riduce così il rischio di overbooking e può sperare di vendere il posto a un prezzo significativamente superiore a 70 Aud. Il responsabile di “Australian Frequent
Flyer” , Matt Graham, ha dichiarato al quotidiano britannico The Independent: “…. Questo permette a Qantas di gestire le situazioni di overbooking con un impatto minimo sui clienti e un costo minimo per la compagnia aerea. Dà inoltre alla compagnia l’opportunità di rivendere posti su voli molto popolari e di riempire più posti a orari meno popolari. …. il cliente può scegliere di non accettare, anche se è molto probabile che lo farà. È vantaggioso sia per la compagnia aerea che per il cliente, premiato per la sua flessibilità”.
La politica di Qantas è una variante del concetto di voli “callable” (richiamabile), con cui al momento dell’acquisto un viaggiatore è invitato a impegnarsi a rivendere il posto alla compagnia aerea per un prezzo maggiore della tariffa originale se lo stesso volo è in overbooking e il vettore “calls” (chiama) il volo.
Nessuna compagnia aerea ha ancora testato questo approccio. Noi crediamo che, in aggiunta alle norme Ue già esistenti, iniziative come quella della Qantas potrebbero essere utili a rendere più agevole, e meno costoso per tutti, il viaggio. Stante l’attuale normativa, un vettore aereo potrebbe, per esempio, prevedere il meccanismo oggi usato dalla Qantas, senza levare nulla ai diritti dei passeggeri vittime di overbooking, con una positiva prospettiva di attenuare difficoltà e costi per entrambi, passeggeri e compagnie aeree In seguito non si può escludere che il legislatore (comunitario e nazionale) prenda in considerazione i risultati di quanto abbiamo ricordato per migliorare le nostre norme.

1 – Qui le norme italiane, che sono conseguenza di una direttiva  dell’Ue: https://sosonline.aduc.it/scheda/voli+aerei+diritti+dei+passeggeri+regole_15533.php#Voce_2 
2 – https://www.repubblica.it/esteri/2017/10/18/news/overbooking_united_airlines_polizia_licenzia_agenti_che_trascinarono_passeggero-178592803/

Share
Share