Facebook, 7.5 milioni di dollari a un’università europea per studiare l’etica dell’intelligenza artificiale

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L’annuncio: il social network ha affidato alla Technical University di Monaco, in Germania, lo studio per un’etica applicata alla tecnologia del momento. Stanziamento per cinque anni

Il cuore dell’intelligenza artificiale batterà in Europa, dove nascerà un istituto di ricerca indipendente dedicato allo studio delle macchine intelligenti in un’ottica etica. I soldi per partire li sta mettendo Facebook: un finanziamento da 7.5 milioni di dollari, dilazionati in cinque anni, che beneficerà la Technical University di Monaco, in Germania, a cui farà capo il nuovo Institute for Ethics in Artificial Intelligence. “Esploreremo le questioni etiche legate all’intelligenza artificiale e svilupperemo linee guida per un uso responsabile della tecnologia, nell’economia e nella società”, spiega Christoph Lütge, professore del politecnico di Monaco, alla guida del progetto.

• L’OBIETTIVO
In pratica, il polo di ricerca andrà a indagare i possibili utilizzi dell’intelligenza artificiale e il loro conseguente impatto sulle nostre vite, con un unico obiettivo: assicurarsi che i software d’apprendimento automatico, di oggi e di domani, siano una risorsa per tutti gli esseri umani. Non li discriminino in base al colore della pelle, non ne violino la privacy, né mettano a rischio la loro sicurezza. Ma lavorino al loro servizio.

• IL CUORE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN EUROPA
L’Europa si delinea, così, sempre di più come il centro etico dell’intelligenza artificiale. Come il juicio, il senno di manzoniana memoria, nella folle corsa verso macchine sempre più smart. Una strada già aperta da precedenti iniziative che hanno visto in prima fila anche lo stesso Lütge. Lo studioso ha fatto parte della commissione voluta dall’ex ministro dei trasporti tedesco, Alexander Dobrindt, per stabilire venti principioltre cui i programmatori non dovranno mai spingersi quando si tratterà di scrivere il codice delle vetture autonome del futuro.

Lo scorso dicembre, invece, l’Unione Europea ha definito otto limiti che le aziende del settore, operanti nel Vecchio Continente, non potranno superare. Dei confini tracciati per far sì che vengano rispettati cinque principi chiave: l’intelligenza artificiale non potrà danneggiare umani, animali e natura, ma rispettarne la dignità così come la privacy e la sicurezza fisica, psicologica e finanziaria. Le persone non potranno mai essere subordinate, o soggette a coercizione, da parte dei software che a loro volta dovranno rispettare individui e minoranze senza perpetrare discriminazioni. Infine, il loro funzionamento dovrà essere comprensibile a tutti e servire il benessere del singolo e della collettività.

Per il Vecchio Continente, la scelta di ritagliarsi un ruolo specifico nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, ha anche motivazioni economiche. Bruxelles, infatti, ha stanziato per la ricerca nel campo 1,5 miliardi di euro pubblici, mentre i cinesi partono da una base di 13 miliardi da moltiplicare grazie ai privati. Come aveva spiegato a Repubblica Francesca Rossi, tra i quattro italiani che l’Unione ha inserito nel gruppo di 52 esperti con il compito di delineare le raccomandazioni da seguire per lo sviluppo di software d’apprendimento automatico: “Non possiamo pensare di competere finanziariamente con altre realtà, come la Cina, dove gli investimenti viaggiano a un ordine di grandezza diverso. Ma il Vecchio Continente può giocare un ruolo fondamentale nel dettare la linea etica, nel stabilire quali valori seguire per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale”. E dargli, metaforicamente, un cuore. Europeo.

Rosita Rijtano, Repubblica

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