Pensioni, riscatto laurea scontato per gli under 40

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Il dietrofront era stato annunciato dal governo praticamente in contemporanea con l’approvazione della manovra. Adesso la norma per riportare al 12% la tassazione sul terzo settore, il cosiddetto «no profit», è pronta. Ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha incontrato i rappresentanti del Forum del Terzo settore e alla fine del colloquio si è impegnato a riportare la tassazione al livello originario, dopo che lo stesso governo nella manovra aveva raddoppiato l’aliquota al 24%. Lo strumento individuato per effettuare la correzione è il decreto semplificazioni, in discussione al Senato. La maggioranza ha già depositato un emendamento, ma potrebbe arrivare anche una proposta direttamente dal governo. La marcia indietro sulla stretta Ires sul no profit costa 158 milioni di euro a regime (118 milioni il primo anno). I soldi saranno recuperati dal fondo per gli interventi di politica economica del ministero dell’Economia. La misura sarà transitoria, fino a quando non sarà approvata una riforma complesiva del Terzo settore.

IL PERCORSO
Ma mentre sull’Ires la quadra è stata trovata, il percorso del decreto sul reddito di cittadinanza e sulle pensioni Quota 100 è ancora accidentato. L’approvazione in consiglio dei ministri, che avrebbe dovuto esserci già ieri (è stato approvato solo la riforma fallimentare per le crisi di impresa), è slittata a mercoledì o venerdì prossimo. Ci sono alcune novità, ma anche diversi nodi da sciogliere. La novità è che dovrebbe essere inserita nel provvedimento, insieme alla pace contributiva, la possibilità di riscattare a sconto la laurea per chi ha meno di 40 anni e ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi. E questo con un meccanismo del tutto simile a quello della pace contributiva, quindi con la possibilità di detrarre il 50% dei costi dalle imposte.

Per quanto riguarda il Reddito, invece, la questione ancora non del tutto risolta riguarda l’aumento degli assegni per i disabili. Matteo Salvini nei giorni scorsi è intervenuto a gamba tesa sul tema, chiedendo che fosse rispettata la parte del contratto che prevede un aumento di queste pensioni. I costi sarebbero troppo elevati. La soluzione sarebbe quella di considerare soltanto i disabili che ricadono nelle famiglie che hanno diritto a percepire il sussidio. Insomma, l’aumento sarebbe un «di cui» del reddito di cittadinanza. I nuclei con disabili a carico già considerati nella platea del Reddito sarebbero circa 250 mila. Per loro sono già considerati dei requisiti meno stringenti per ottenere l’assegno. A queste famiglie, inoltre, sarebbe già destinato il 15% dei 6,1 miliardi stanziati nel primo anno per il sussidio (circa 900 milioni). Ieri il vice premier Luigi Di Maio ha anche detto che ci sarebbero altri 400 milioni a disposizione, una sorta di tesoretto dovuto all’innalzamento da cinque a dieci anni della residenza in Italia per gli stranieri, necessaria per accedere al Reddito.
Intanto ieri il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha aperto alla possibilità che le banche aumentino i costi dei conti correnti per recuperare l’inasprimento delle tasse sul settore introdotto dal governo con la legge di bilancio.

Andrea Bassi, Il Messaggero

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