Turista americana muore di rabbia al ritorno dal viaggio in India: fatale il morso di un cucciolo di cane

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Credevano avesse un attacco di panico. Le hanno dato dei farmaci tranquillanti e l’hanno rimandata a casa. 48 ore più tardi, la 65enne arrivava in ospedale in ambulanza, in condizioni gravi. E tuttavia ci sono voluti altri tre giorni prima che i medici capissero che la signora aveva la rabbia. Nonostante tutti gli sforzi, a quel punto era troppo tardi. La donna è morta pochi giorni più tardi.

I fatti risalgono a un anno fa. Ma i Centers for Disease Control li hanno resi noti solo in questi giorni, nella speranza di spingere i turisti americani – e non solo – che si rechino in Paesi a rischio, a farsi un vaccino preventivo, o a correre ai ripari immediatamente in caso di morsi di animali.

Il nome della donna non è stato rivelato, per proteggere la privacy della sua famiglia. Ma i fatti sono stati resi noti con tutti i particolari. La 65enne era una residente della Virginia. Si era recata con un gruppo organizzato in India, per un “ritiro yoga” di sette settimane. Uscendo dall’albergo una mattina ha visto un cucciolo di cane abbandonato, e lo ha accarezzato. Il cucciolo però le ha dato un morso, non profondo, nella mano destra. E siccome appunto la ferita era lieve, la signora ha deciso che era sufficiente lavarla e disinfettarla.

Un mese dopo il ritorno in Virginia, ha cominciato a sentire dolore al braccio destro. Una prima visita in un ambulatorio le ha diagnosticato una sindrome del tunnel carpale. I medici l’hanno mandata a casa con degli anti-infiammatori. Quattro giorni più tardi, la signora è andata direttamente in ospedale, denunciando uno stato di ansia, insonnia, mancanza di fiato, difficoltà a deglutire. Le è stato diagnosticato un attacco di panico, ed è stata dimessa.

Arrivata nel parcheggio dell’ospedale, si è sentita tanto peggio, che ha fatto dietrofront ed è rientrata in ospedale, dove però di nuovo le hanno diagnosticato un attacco di panico.

La sera è tornata a casa. Ma il giorno dopo il marito ha chiamato un’ambulanza e l’ha portata al pronto soccorso: la donna cominciava a soffrire di intorpidimento degli arti, formicolio, senso di bruciore alle mani. Delle analisi neurologiche hanno dimostrato un progressivo avanzare dell’atassia, cioè una disfunzione della coordinazione dei movimenti. Altri test hanno rivelato anomalie cardiache, nonostante il sistema coronarico fosse del tutto normale. Intanto il suo comportamento si faceva sempre più strano: agitata, aggressiva, era anche arrivata a mordere una delle infermiere. Ma è stato solo quando i medici hanno constatato che non riusciva a bere, che finalmente hanno sospettato quel che nessuno fino ad allora aveva neanche immaginato. Hanno interrogato il marito e così sono venuti fuori il viaggio in India, il “morsetto” del cane, la ferita.

Ma era troppo tardi. Il vaccino antirabbia funziona se viene iniettato prima che i sintomi facciano la loro comparsa. La signora era spacciata, nonostante i tentativi dei medici che per dieci giorni hanno lottato.

Mentre cercavano invano di salvarle la vita, i medici hanno contattato tutti coloro che avevano partecipato al viaggio, e in particolare altre tre donne che come la nostra vittima avevano carezzato il cane. Una di loro, che era stata anche lei lievemente ferita, è stata subito vaccinata. Tutte le infermiere che hanno assistito la morente, spesso rimanendo bagnate della sua saliva, nonché quella che era stata morsa, sono state vaccinate anch’esse.

Ma i CDC mettono all’allerta i viaggiatori: nonostante la rabbia canina sia stata debellata nei Paesi più avanzati, rimane largamente presente in molti Paesi in via di sviluppo. Negli ultimi dieci anni, nove cittadini americani sono morti di rabbia dopo essere stati morsi all’estero, da Haiti all’India, mentre ogni anno nel mondo muoiono 59 mila persone di rabbia.

Ma si potrebbe evitare se tutti si vaccinassero. In India è in corso un grosso sforzo per vaccinare tutti i cani randagi, ai quali poi viene dipinto un segno rosso sulla testa perché si sappia che sono stati immunizzati. Il cucciolo che aveva commosso le turiste americane era troppo piccolo per incutere paura. Eppure, con un “morsetto” è costato la vita a una donna.

Anna Gauita, Il Messaggero

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