Bond emergenti, il 2019 sarà l’anno del riscatto?

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Considerata a inizio 2018 come un’opportunità di investimento interessante, alla prova dei fatti l’asset class dell’obbligazionario dei mercati emergenti è stata colpita durante l’anno da una grande volatilità. I motivi sono noti: a partire dell’inasprimento monetario della Fed con conseguente apprezzamento del dollaro.

Per cui ora ci si chiede se il 2019 potrà essere l’anno del riscatto. Per Ubp l’area resta promettente e nei prossimi mesi potrà dare soddisfazioni. In un’analisi sull’obbligazionario emerging market, la società di gestione svizzera rivela le prospettive delle singole aree. Secondo le previsioni di Ubp in Argentina la recessione dovrebbe rallentare nel 2019, con un pil in calo solo del -1,6% dopo il -2,8% nel 2018.

I prestiti del Fmi e la stretta fiscale aggressiva del governo Macri contribuiranno probabilmente a contenere il deprezzamento del peso e l’inflazione, e alla fine potrebbero portare al taglio dei tassi di interesse. “Tuttavia, gli investitori potrebbero diventare nervosi verso il 2020 in vista dell’esito delle elezioni. Il nostro scenario di base è che Macri, o un altro membro (più popolare) del partito Cambiemos al potere, o un candidato peronista moderato dell’opposizione, vincerà le elezioni presidenziali. Questo garantirebbe una continuità della politica di austerità fiscale nel 2020”, afferma Karine Jesiolowski, senior investment specialist emerging market fixed income di Ubp.

In Brasile è probabile che la crescita del pil aumenti gradualmente (dall’1,4% al 2,4%) in quanto l’inflazione e i tassi d’interesse relativamente bassi sono da stimolo a consumi e investimenti. “Il deficit di bilancio resta ampio (7% del pil) ma il presidente Bolsonaro si è impegnato a portare avanti la riforma delle pensioni. Sebbene vi sia il rischio che queste riforme vengano diluite, già dei primi passi su questo fronte, seppur modesti, costituirebbero un precedente per ridurre una spesa pensionistica molto elevata, 12% del pil e circa 4 volte superiore a quella del Messico. Nei mesi di gennaio e marzo si dovrebbe assistere alla prima ondata delle nuove politiche del governo appena insidiatosi”, prosegue Jesiolowski.

In Messico il presidente Lopez-Obrador si è insidiato il 1° dicembre 2018. “Nel 2019 vedremo quante delle sue promesse elettorali saranno realizzate. La lista degli obiettivi di spesa, da infrastrutture, agli investimenti nel settore petrolifero, aumenti delle pensioni e dei salari minimi oltre a programmi di formazione per i giovani, è infatti lunga e costosa”, osserva Jesiolowski.

Per quanto riguarda la Russia, invece, “osserviamo che la ripresa della crescita si è affievolita e il pil dovrebbe viaggiare a una velocità bassa di circa l’1,5-2%. Sembra probabile un ulteriore inasprimento fiscale, dato che la spesa è in frenata, l’età pensionabile è stata elevata e l’Iva è aumentata. Il governo si sta preparando a ulteriori sanzioni americane, in particolare al rischio che agli investitori americani possa, a un certo punto, essere impedito l’acquisto di nuove emissioni sovrane. L’inasprimento fiscale è, in parte, preparazione a tale eventualità. Ci aspettiamo che l’emissione netta di titoli sovrani e societari sia negativa, con una probabile scarsità maggiore di obbligazioni russe nel tempo. Ciò dovrebbe fornire un supporto ai prezzi dei titoli”, aggiunge la money manager.

Sul Sudafrica “stiamo diventando più cauti, poiché la crescita è rallentata dall’incertezza sulle riforme agrarie e sulle leggi minerarie, che difficilmente verrà risolta prima delle elezioni di maggio 2019. Al contempo, la politica fiscale è troppo espansiva e il livello del debito sovrano sta aumentando. Inoltre, una vittoria elettorale marginale dell’African National Congress potrebbe innescare sfide di leadership all’attuale presidente e leader dell’ANC, Cyril Ramaphosa”, sostiene Jesiolowski.

In Turchia, secondo Ubp, i rischi economici sono adesso più quantificabili con il pil in recessione e il governo e la banca centrale preparati ad affrontarne l’impatto sui default societari e sulle pressioni del settore bancario. L’inflazione è ancora troppo elevata e i rischi stanno aumentando in conseguenza delle misure sempre meno ortodosse adottate dal governo. “Le elezioni locali previste per marzo 2019 potrebbero portare allo scoppio di tensioni interpartitiche”, avverte Jesiolowski.

Anche l’India si avvia a una nuova tornata elettorale, con le elezioni della camera bassa del parlamento (Lok Sabha) nell’aprile 2019. “Il presidente Narendra Modi mantiene un consenso solido al 50%, ma la critica persistente da parte della popolazione per le perturbazioni finanziarie causate dalla politica di demonetizzazione di due anni fa e le promesse non mantenute sugli investimenti infrastrutturali potrebbero vedere la maggioranza del partito Bjp scivolare nella Lok Sabha. È probabile quindi un certo nervosismo preelettorale tra gli investitori”, nota Jesiolowski.

Infine, ad aprile si terranno nuove elezioni anche in Indonesia, dove è probabile che il Presidente Joko Widodo ottenga un secondo mandato considerato che il suo grado di consenso è attualmente elevato (70%). “La crescita del pil del Paese potrebbe rallentare, dato che il governo e la banca centrale hanno adottato misure precauzionali per rallentare la domanda di importazioni e frenare i tassi di interesse interni nel caso in cui il sentiment globale degli investitori nei mercati emergenti resti scarso. La crescita del pil dovrebbe restare leggermente inferiore al 5%, era del 5,2% nel 2018”, conclude Jesiolowski.

Paola Valentini, Milano Finanza

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