«Non pagano l’Iva»: Booking, Expedia ed Airbnb sotto la lente delle Entrate

Share

Due indizi fanno (quasi) una prova. Giovedì la procura di Genova ha aperto un fascicolo d’indagine per presunta evasione fiscale dell’Iva da parte della più grande agenzia online al mondo di viaggi, Booking.com. La svolta all’indagine è arrivata grazie ad una rogatoria all’Olanda, dove il gruppo Usa ha il suo quartier generale in Europa, che ha permesso di poter accedere a documenti sul suo giro d’affari in Italia. Nel mirino sono finite le transazioni commerciali da chi propone una casa vacanze su questi portali ma non ha una propria partita Iva. Ma mentre chi mette a disposizione un’abitazione può dichiarare il ricavo dall’affitto al netto della commissione corrisposta a Booking.com, quest’ultimo secondo le accuse dovrebbe saldare l’Iva per gli introiti da intermediazione e invece non lo fa. Come non lo farebbero i suoi rivali: Expedia ed Airbnb. A tal proposito Airbnb smentisce questa ricostruzione dichiarando di assolvere «l’Iva nei paesi di provenienza dell’host e del guest l’imposta dovuta sulle commissioni incassate, applicando le aliquote in vigore (il 22% nel caso dell’Italia)».

Secondo il Secolo XIX Booking.com ha replicato sostenendo di applicare l’imposta sui consumi ai partner, calcolando la commissione sull’importo totale addebitato all’ospite. Ciò che è certo è che si profila un durissimo contenzioso tributario tra Booking.com e il fisco italiano. Anche a seguito del secondo indizio. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito, a seguito di una richiesta di Federalberghi, l’associazione di rappresentanza degli albergatori, che l’Iva sulle commissioni dei portali online è sempre dovuta. Se chi affitta ha la partita Iva si dovrà fare carico del versamento in regime di inversione contabile, altrimenti deve essere il portale stesso ad identificarsi e ad emettere fattura con Iva italiana. Al momento Booking.com reclamizza solo in Italia 40mila appartamenti. E le sanzioni stesse, in caso di evasione dell’Iva, sono piuttosto salate tra il 90 e il 180% dell’imposta.

Fabio Savelli, Corriere della Sera

Share
Share