C’erano una volta / Alida Chelli

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L’inafferrabile donna dai clamorosi amori che era splendida e non si piaceva mai

E stata una delle più grandi attrici e cantanti dell’epoca. Film, teatro, commedie musicali: troppo timida per essere una star

(di Cesare Lanza per LaVerità) Era una donna fascinosa, misteriosa e imprendibile. Dovessi definirla in due sole parole, una vera femmina, Alida Chelli. L’ho conosciuta poco, soprattutto attraverso le confidenze di due uomini che furono capaci di sedurla, Walter Chiari e Siro Brugnoli, tutti e due concordi senza conoscersi – nel dire che era Alida a sedurre, e lasciar intendere di essere conquistabile, per poi apparire e sparire, e riapparire, ma sempre inafferrabile. All’origine c’erano probabilmente una profonda e tormentosa insicurezza, una scarsa fiducia nelle sue qualità. Non solo Pippo Baudo – il più convinto – ma tutti coloro che l’hanno amata e tutti coloro che hanno avuto un ruolo importante nella storia dello spettacolo sostengono che Alida Chelli sarebbe diventata una star, protagonista assoluta, se solo avesse avuto ambizioni e determinazioni. Ad esempio, Enzo Garinei la ricordava così: «È stata la più brava, la più giusta e la più rimpianta». E tutti noi, di una certa età, non possiamo dimenticare lo stile meraviglioso con cui cantava Sinnò me moro, con riferimento a Walter Chiari. «Nun piagne, amore, nun piagne amore mio / nun piagne e statte zitto su ‘sto core, / ma si te fa soffrì dimmelo pure». Molto significativo, rivelatore, ciò che diceva di sé: «Ho studiato all’Accademia, ma faccio questo lavoro con la disponibilità con cui potrei farne un altro. Cantare finisce per inibirmi, non sono preparata per usare la voce, ma non potrei smettere di lavorare, sono stata educata ad avere una mia disponibilità economica. Ho avuto tutto troppo facilmente per inseguire il successo a qualunque costo». «Mi piace avere accanto un uomo ma amo anche i lunghi silenzi tutti per me. La convivenza mi spaventa, la solitudine molto meno… Sono abbastanza realista e con i piedi per terra, non sogno molto». «In questo lavoro ci vuole tanta ambizione e molta volontà e a me mancano cioè, mi piace essere protagonista più nella vita quotidiana che sul lavoro».

Ha avuto grandi e clamorosi amori. Di Walter Chiari diceva: «Io non ero la moglie, ero la spalla… Walter era un bambino invecchiato, non divenne mai un uomo maturo». Di Pippo Baudo: «È un uomo straordinario, ma non può assolutamente accoppiarsi, una donna non ce la fa a vivere con lui… Mi ha voluto bene a modo suo». E Pippo, che di lei sicuramente fu innamorato più di chiunque altro: «Era una donna di un’intensità incredibile. E poi la sua incapacità di puntare alla carriera. La Chelli ha sfruttato il dieci per cento del proprio talento. Un po’ per insicurezza, un po’ per indolenza. Alida era timidissima. Era introversa e della popolarità non le interessava granché…» E dopo la morte: «E stata una grande perdita per me perché il nostro è stato un rapporto molto bello, durato a lungo… Siamo stati legati sette anni, l’ho amata tantissimo e da lei sono stato tanto amato. Era brillante, ironica, bella. Una donna importantissima». Enrico Montesano, che fu un altro suo importante amore: «È stata la mia Rosetta, la migliore della storia di Rugantino». Siro Brugnoli è un personaggio di cui ho raccolto i ricordi, per un suo libro autobiografico. Un uomo atipico: con l’handicap di una grave paralisi fin da quando era un oambino, sostenuto da una insuperabile volontà. Realista, paziente, intelligente, egoista, anche cinico: nonostante fosse menomato, è stato amato da donne bellissime, famose: «Alida era una donna normalissima, di abitudini semplici, di una simpatia straordinaria. Spontanea: per ogni cosa aveva la battuta giusta. Era una compagna di vita che non ho mai più trovato». La testimonianza di Simone Annicchiarico (l’unico figlio di Alida, avuto da Walter Chiari) è esplicita, tenera, coinvolgente: «Lui era molto espansivo, estroverso, ironico (e io assomiglio a mio padre). Lei misantropa, introversa, timida. Mio padre non cambiava sul palco: era uguale a com’era nella vita. Mia madre invece sul palco diventava un’altra». «Mamma era una donna intelligentissima e colta, ma negli ultimi tempi non frequentava più nessuno. Usciva di rado. Occhiali scuri. Sempre chiusa in casa. E guardava tanta, troppa televisione. Si stava rovinando. E poi gli animali. Li adorava, ma ultimamente in modo esagerato. Viveva con 24 gatti, pappagalli, di tutto. Le interessavano solo gli animali. E quando sei così, sotto sotto, ce l’hai un po’ con l’umanità…».

Alida Chelli, nome d’arte di Alida Rustichelli (Carpi, 23 ottobre 1943 – Roma, 14 dicembre 2012), era figlia di Evi e del compositore di colonne sonore e direttore d’orchestra Carlo Rustichelli (Carpi, 25 dicembre 1916 – Roma, 13 novembre 2004). Nel 1961, a 18 anni, debutta in teatro in una commedia di Eduardo De Filippo, De Pretore Vincenzo. L’anno successivo, un exploit di Garinei & Giovannini, Buonanotte Bettina, con Walter Chiari. Diventa popolare con Sinnò me moro, che apre il film Un maledetto imbroglio di Pietro Germi con la colonna sonora composta dal padre nel 1959: il brano diventa un classico della canzone romanesca, inciso da Lando Fiorini e Gabriella Ferri. In questo periodo Alida Chelli pubblica il 45 giri, Se è vero amore, recita in molti film ed in teatro, spesso cantando, come nel musicarello Quando dico che ti amo con Caterina Caselli nel 1967 o nelle commedie musicali: Rugantino, nei panni di Rosetta nel 1978, accanto a Enrico Montesano, Cyrano, nel 1979, con Domenico Modugno e Aggiungi un posto a tavola, nel 1990, con Johnny Dorelli. La vita privata? Hanno scritto che fu divisa da sempre tra la pigrizia romana, la tentazione materna e casalinga, il desiderio di fare la hostess e la lusinga del palcoscenico che gestiva con verve e bella voce. Forse Alida fece con sé stessa il patto di alternare i ruoli. Negli anni Novanta, infatti, si ritirò dalle scene e si dedicò solo a sé stessa. C’è chi disse perfino che, pur possedendo tante qualità, «è stata celebre più per le sue storie d’amore che per i risultati artistici.» Rivediamoli dunque, questi chiacchieratissimi amori. Alida e Walter Chiari, di venti anni più anziano di lei. Nel 1969 si sposarono a Sidney: una burrascosa storia d’amore che comunque li condusse al matrimonio e alla nascita di un figlio, Simone, oggi bravo conduttore televisivo. Sposati dal 1969 al 1972, si incontrarono sul set di un film. Un colpo di fulmine. Nel 1969 Alida stava lavorando per uno sceneggiato televisivo quando ricevette una telefonata da Sydney… Era Walter: «Sono vestito da frate davanti a una fontana, se accetti di sposarmi mi ci butto dentro» e Alida rispose: «sì» e due giorni dopo venne celebrato il matrimonio in una chiesa di Sydney. Alida dopo la proposta di matrimonio aveva pensato che lui fosse cambiato, invece appena uscirono dalla chiesa Walter venne prelevato dalla produzione, per un evento promozionale di cui si era dimenticato. La neosposa fu costretta a tagliare da sola la torta nuziale. La vita con Chiari fu turbolenta, tormentata da abbandoni e riconciliazioni. Vivevano in una villa con otto cani, gatti, conigli e piccioni, il matrimonio naufragò dopo solo tre anni, nel 1972. Si separarono, ma rimasero in buoni rapporti anche grazie al figlio, da entrambi molto amato.

Quanto a Siro Brugnoli, attingo alle conversazioni avute con lui per l’elaborazione del suo libro. «Stavamo sempre in viaggio, era una compagna ideale perché era curiosa, attiva, ricca di energia e le piaceva viaggiare. Non abitavamo insieme, ognuno a casa sua. Era una storia per metà sentimentale e per metà amichevole… Si facevano viaggi e cene insieme,e poi c’era anche del sesso. Un rapporto sentimentale e amichevole: con rispetto reciproco. Lei cantava benissimo, io suonavo la chitarra e lei cantava».
C’erano discussioni?
«No, era una storia d’amore passionale, ma anche di amicizia. Una storia tra amici, con buoni sentimenti».
E quanto è durata?
«Con molte interruzioni, diversi anni. Ci lasciavamo, ci riprendevamo. Ma ogni volta ci riprovavamo. Tanti viaggi! Alle Maldive, ad esempio, con lei ci sarò stato almeno dieci volte. Sono stato per sei anni di seguito a Contadora, un’isola vicino a Panama, nel Pacifico. Siamo andati due o tre volte anche in Russia».
Vi prendevate e lasciavate…
«Più che lasciarci ci smarrivamo, ognune andava per conto suo e poi ogni tanto ci rivedevamo. Era un amore sano ecco, era una storia piacevole».

Successivamente Alida si legò per sette anni a Pippo Baudo. «Ci conoscemmo per caso», ha raccontato Pippo. «A presentarci fu l’attrice Antonella Steni. La sera stessa le chiesi di accompagnarmi in auto a Bari, dove avevo una serata. E lei accettò. Dopo poche ore iniziammo ad amarci con passione e dolcezza». All’epoca la Chelli si era separata da Walter Chiari e c’era il piccolo Simone: «Io lo conobbi che aveva sette anni, nel 1977, e gli feci da padre. Lo accompagnavo a scuola, andavo a colloquio con gli insegnanti, lo aiutavo a fare i compiti… Ero affezionatissimo a quel bambino dolce ed intelligente». Baudo continua: «Alida, era timidissima, in quegli anni rifiutò molte proposte artistiche. Quando insistevo lei mi rispondeva: ‘Allora fai bene tu a sprecare tutta la tua vita appresso alla tv? Tu, Pippo, mangeresti pane e antenna”. Ma non era vero. I suoi manicaretti li divoravo. Quando tornavo dalla puntata di Domenica in mi faceva trovare tre quattro piatti, tutti buonissimi. Era un’ottima cuoca. Non amava uscire, si metteva sulla terrazza della nostra casa a leggere e poi il resto del tempo in cucina. Era introversa, della popolarità non le interessava granché. Detestava essere riconosciuta per strada. Solo all’estero si lasciava andare e tirava fuori il meglio di sé. Si trasformava: una donna allegra e divertente. Oppure questa trasformazione avveniva quando andavamo in vacanza in Sicilia, a Santa Tecla, dove avevo una casa sul mare. Allora era capace di tenere banco con i miei amici, con il suo senso dell’umorismo». E infine: «Il nostro rapporto si sciolse poco a poco. Lei non sopportava la mia dedizione al lavoro, io invece non amavo quella sua vita ritirata che le ostacolava una grande carriera. Perché Alida è stata una delle più grandi attrici e cantanti dell’epoca. E non lo sostengo solo io. E quando decidemmo che era meglio finire lì, ci salutammo serenamente, conservando un profondo affetto l’uno dell’altra. E capitava di tanto in tanto di vederci. L’ultima volta che ci incontrammo fu in occasione del suo sessantatreesimo compleanno. Invitò me e una decina di amici più cari a cena a casa sua. Ricordo le fettuccine fatte in casa. Poi al momento dei regali fece una battuta: “Il tuo, Pippo, nemmeno lo apro, sarà il solito foulard!”. E invece le avevo regalato un vestito. Lo indossò subito. Era uno spettacolo. Glielo dissi: sei bellissima. E lei rispose: “Mi stai prendendo in giro, Pippo? Non lo vedi quanto sono brutta?”. Alida non si piaceva. Non si era mai piaciuta, nonostante fosse una delle donne più belle d’Italia.»

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