Vincenzo Boccia: “Troppa spesa e niente crescita, manca spinta al Sud”

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Presidente Vincenzo Boccia, dopo un lungo braccio di ferro, che forse poteva essere evitato, la manovra sembra andata in porto e Bruxelles ha sospeso la procedura d’infrazione sul debito: forse si poteva risparmiare tempo e denaro, visto che il rialzo dello spread è costato, almeno a livello di perdite teoriche, circa 250 miliardi di ricchezza finanziaria.
«È quello che abbiamo detto a Torino nella manifestazione del 3 dicembre davanti a 3 mila protagonisti dell’economia reale del Paese, quando abbiamo invitato il premier ad assumere su di sé l’iniziativa di trattare con l’Europa chiedendo ai due vicepremier di rinunciare ciascuno a una piccola parte delle loro richieste. Alla fine, è andata proprio così e non c’è dubbio che se ci fossimo mossi prima in questa direzione avremmo risparmiato tempo e risorse. Va dato atto al governo, al premier e ai ministri Tria e Moavero, di esserci riusciti. Non era scontato».

Nella manovra comunque non c’è molto per la crescita. Anzi, sono stati tagliati investimenti per oltre 3 miliardi. Né ci sono fondi per la scuola, la ricerca, l’innovazione…
«Anche se approvata da Bruxelles la manovra resta squilibrata dal lato della domanda mentre l’intero mondo delle imprese, quello che si è ritrovato a Torino e poi ai tavoli convocati in rapida successione da Salvini e Di Maio, chiede infrastrutture e provvedimenti per la crescita come condizioni per creare lavoro».

Per le imprese vediamo solo il taglio dell’Inail mentre sono stati azzerati i crediti d’imposta e altre misure.
«Infatti, non siamo soddisfatti di come si va configurando la manovra nel concreto. È un errore ostinarsi a costruire una legge di bilancio tutta orientata alla spesa e sprovvista di misure per la crescita».

Non sarebbe stato meglio un intervento serio sul cuneo fiscale, riducendo il costo del lavoro invece di puntare tutto sul Reddito di cittadinanza?
«Sicuro, sarebbe stato certamente meglio. Ed è quello che abbiamo suggerito nelle nostre Assise di Verona e poi inserito come punto qualificante nel Patto della Fabbrica, parlando di quella che dovrebbe essere la missione cardine del Paese: creare lavoro a partire dai giovani».

Tra l’altro, il Reddito rischia fortemente di essere una misura assistenziale se non verrà gestito insieme alle aziende. Né avrà effetto sui consumi e quindi sul Pil.
«Il nostro punto di vista è chiaro: le risorse del Reddito di cittadinanza possono e devono essere utilizzate come ponte verso il mondo del lavoro e non come mezzo per distribuire assistenza. In questo caso siamo pronti a disponibili a dare una mano».

Anche su Quota 100 il governo ha fatto marcia indietro, allungando i tempi e restringendo la platea.
«È una conseguenza e comunque va letto come atto di buon senso e responsabilità del governo per uscire dalla procedura di infrazione sul debito».

Sul fronte delle tasse come giudica Confindustria la web tax e l’ecotassa che minaccia di spiazzare proprio le auto costruite in Italia?
«Si tratta di due diverse categorie di problemi. Bisogna sempre capire e prevedere gli effetti sull’economia reale e la compatibilità con gli obiettivi. Nel primo caso occorre non penalizzare le imprese e il Paese, che già vivono un significativo digital divide; nel secondo il concetto è ricorrente: occorre sempre confrontarsi per evitare decisioni affrettate che poi si riverberano contro il Paese. Anche nel settore del gioco l’aumento eccessivo della tassazione porterà a favorire la filiera illegale e a contrarre l’occupazione. Confidiamo che in futuro prevalga il confronto».

Si è parlato di un provvedimento del governo per far uscire le partecipate da Confindustria. Che cosa ne pensa?
«Sì, abbiamo sentito. Se ne parla da tempo. E, a parte i profili giuridici critici – in parte si tratta di società quotate – la circostanza inciderebbe sulle entrate della confederazione per il 4 per cento. Peraltro, una simile scelta comporterebbe notevoli problemi nell’applicazione dei contratti di lavoro».

Vi aspettate miglioramenti alla manovra? Che cosa suggerite al Parlamento per far crescere il Pil oltre l’1%?
«Avevamo anticipato che la stima di crescita iniziale era eccessiva. I nostri consigli sono noti al premier, ai vicepremier e al ministro dell’Economia perché abbiamo avuto modo di illustrarli in più riprese. E dunque, anzitutto non depotenziare strumenti che funzionano come Industria 4.0 e il credito d’imposta su ricerca e sviluppo per gli investimenti al sud. Poi pagare i debiti della pubblica amministrazione alle imprese, abbassare il cuneo fiscale, raddoppiare l’operatività del fondo di garanzia, realizzare le infrastrutture necessarie al Paese per crescere, aprire i cantieri per risolvere la crisi del settore costruzioni, insistere sull’alternanza scuola-lavoro».

Sulle grandi opere, Toninelli ha detto che presto arriverà il giudizio sulla Tav.
«Come è stato detto e ribadito dall’intero mondo imprenditoriale italiano, la Tav è un’opera utile e necessaria per non essere tagliati fuori dai grandi traffici europei e internazionali. Non possiamo rinunciare a un’infrastruttura strategica i cui costi, molti dei quali già sostenuti, condividiamo con la Francia e l’Unione europea».

Vi aspettate una spinta ai consumi dalla manovra e che sensazioni avete per il prossimo trimestre sul fronte del Pil?
«Noi tifiamo Italia e dobbiamo spingere per la crescita delle nostre imprese e del Paese: è la sfida di tutti. Le previsioni non aiutano, né aiuta il rallentamento dell’economia globale. Per questo occorre una particolare attenzione alla crescita e darsi grandi obiettivi come Paese tornando alla centralità del lavoro e realizzando le condizioni per incrementare l’occupazione».

Umberto Mancini, Il Messaggero

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