Xi Jinping sfida l’Occidente: “Nessuno può dirci cosa dobbiamo fare”

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Celebrando a Pechino il 40° anniversario della riforma e dell’apertura voluta da Deng Xiaoping, il presidente cinese ha chiarito che le riforme che la Cina ha in mente non sono quelle che l’Occidente si aspetta. «Nessuno è nella posizione di dettare alla Cina cosa debba o non debba esser fatto».

Il modello

Nonostante il rallentamento dell’economia e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti, Xi Jinping ha deluso quelli che pensavano che il leader cinese avrebbe usato queste celebrazioni per annunciare una chiara direzione di riforma economica. «Dobbiamo riformare con decisione ciò che può e deve essere cambiato, così con altrettanta decisione non dobbiamo riformare ciò che non può e non deve essere cambiato». Se Donald Trump punta il dito contro i sussidi di Pechino all’economia, invece – pur senza citare l’inquilino della Casa Bianca – il leader della Repubblica Popolare ha difeso il modello economico del «socialismo con caratteristiche cinesi».

Il «maestro arrogante»

«Per portare avanti la riforma e l’apertura in un Paese con cinquemila anni di storia e un miliardo e 300 milioni di persone, non esiste alcun libro di testo contenente le regole d’oro o un maestro arrogante che possa insegnare al popolo cinese».

Come già fatto più volte negli ultimi mesi, ieri Xi ha promesso che Pechino non cercherà l’egemonia ma sarà anche più assertiva, andrà avanti con le riforme ma sosterrà sia l’economia di Stato che lo sviluppo del settore privato. È raro che simili eventi siano in Cina l’occasione per importanti annunci politici, ma – nel mezzo della tregua nella guerra commerciale tra Pechino e Washington, mentre gli ultimi dati segnano una contrazione dei consumi e crescono le preoccupazioni del settore privato per l’accesso al credito – gli analisti confidavano in qualcosa di più. Probabile che istruzioni più precise usciranno dalla Conferenza Centrale sul Lavoro Economico che ha aperto i suoi lavori nelle scorse ore a Pechino, tuttavia gli stessi media cinesi sono cauti nell’aspettarsi «cambiamenti strutturali».

Nella Grande Sala del Popolo affacciata sulla Tiananmen, Xi Jinping ha parlato quasi un’ora e mezzo davanti al gotha della politica cinese e ai «pionieri della riforma»: cento personalità premiate dal Partito Comunista per il contributo dato alla trasformazione della Cina.

L’attacco a Mao

In mezzo a scienziati, accademici e militari, il leader della Repubblica Popolare ha consegnato l’onorificenza anche al fondatore di Alibaba Jack Ma, al Ceo di Tencent Pony Ma e all’ex campione del Nba Yao Ming. Il leader cinese ha usato parole dure per descrivere la Rivoluzione Culturale – «che ha portato l’economia cinese sull’orlo del collasso» – e ha invece difeso il pragmatismo dell’apertura e delle riforme voluta da Deng Xiaoping.

Il miracolo

Esattamente quarant’anni fa, il 18 dicembre 1978, l’architetto delle riforme liquidò i detriti ideologici dell’era di Mao Zedong e gettò le basi per quell’apertura al mercato che ha consentito alla Cina di diventare la seconda economia del mondo. «Siamo orgogliosi – ha detto Xi – del miracolo compiuto dal popolo cinese». Quattro decenni in cui – come ricordano puntigliosi i media di Stato – la Cina è cresciuta a una media del 9,5% annuo e durante i quali oltre 740 milioni di persone sono uscite dalla povertà. «Avevamo tagliandi per il grano, per i vestiti, per la carne, per il pesce che sono stati consegnati al museo della storia».

Nonostante negli scorsi mesi alcuni analisti avessero ipotizzato che Xi Jinping – il leader più potente in Cina dopo Mao e Deng – stesse offuscando l’eredità del «piccolo Timoniere», l’omaggio fatto ieri all’architetto delle riforme e dell’apertura ha mostrato un presidente cinese in forte continuità con la storiografia ufficiale del Partito-Stato. Citato ben 128 volte, un protagonista dell’intervento del presidente cinese è stato proprio il Partito Comunista. «Solo migliorando la leadership e la governance del partito – ha detto Xi – potremo avere la garanzia che la nave dell’apertura e della riforma potrà continuare il suo viaggio». Sebbene il futuro riservi «ogni tipo di rischio e di sfida», secondo Xi Jinping la principale lezione che la Cina può imparare dai 40 anni di riforma e apertura è quella rimanere aderente alla leadership di Pechino. «Est, Ovest, Sud, Nord e Centro: è il partito a guidare ogni cosa».

Francesco Radicioni, La Stampa

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