Rivoluzione dell’età, si diventa “anziani” dopo i 75

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Da oggi la popolazione italiana può considerarsi più giovane: si è ufficialmente “anziani” dai 75 anni in su. La svolta arriva dal Congresso nazionale della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) che si tiene a Roma. “Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa. E un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980”, spiega Niccolò Marchionni, professore ordinario dell’Università di Firenze e direttore del dipartimento cardiovascolare dell’Ospedale Careggi.

Fra l’altro oggi gli anziani sono sempre più indipendenti ed autonomi, segno che arrivano avanti negli anni in buona salute. Secondo la ricerca “Generazione 55 special”, condotta da Ipsos su 6mila persone in Italia, nove anziani su dieci è in buone condizioni, la metà autonoma fino a 80 anni. Più di 8 senior italiani su 10 sono soddisfatti della propria vita, pur ammettendo che la condizione generale è peggiorata rispetto al passato (quasi 5 su 10). L’avanzare dell’età non scalfisce però l’autonomia: quasi la metà tra i 75 e 84 anni è indipendente (48%). Oltre 6 su 10 si occupano regolarmente dei propri nipoti (solo 3 su 10 negli altri Paesi) e il lavoro di nonno è a tempo pieno per il 57%.

“Rispetto agli altri Paesi – commenta il geriatra Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva – gli italiani dedicano più tempo ai rapporti familiari e sociali, e sono un pilastro della società”. Oltre a occuparsi dei figli e dei nipoti, si prendono cura anche degli anziani che hanno bisogno di cure domiciliari. Ma non rinunciano a incontrare amici e familiari, andare a cinema (28%) e teatro (13%), ascoltare musica (76%), o passeggiare al parco (76%). Quasi 8 anziani su 10 frequentano regolarmente i propri parenti, e oltre 4 su 10 vedono gli amici almeno una volta alla settimana.

Anche la salute sembra essere complessivamente positiva: oltre 9 su 10 affermano di essere in condizioni buone o soddisfacenti, mentre un terzo (33%) fa esercizio fisico. Le malattie sono la principale fonte di preoccupazione per il futuro (63%), seguita dalla perdita di memoria (52%) e dal decadimento fisico (40%). Ipertensione (39%), colesterolo (32%) e problemi di udito (17%) sono i disturbi più frequenti.

Repubblica.it

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