“L’Unità” diretta da Lele Mora. E perché no?

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(di Tiziano Rapanà) Ieri, a Stasera italia – la malriuscita risposta di Rete 4 a Otto e mezzo di Lilli Gruber -, c’è stato l’annuntio vobis di Lele Mora che con aria serafica ha informato della sua nuova avventura di prossimo direttore dell’Unità, lo storico quotidiano comunista fondato da Antonio Gramsci. “Ci sono degli investitori stranieri – ha spiegato – non europei, non italiani, che credono nella mia persona. L’Unità è già stata comprata da due gruppi di ‘Signori’ che hanno abbastanza soldi e hanno un buon investimento da fare: uno dei due è un mio amico e mi ha chiesto se volevo dirigere il giornale. È già fatta, partiremo subito con un giornale online”. L’editore del quotidiano Piesse srl smentisce (“Non c’è nessun contatto, tantomeno una trattativa”) e annuncia querela. Il web, tanto per cambiare, si indigna e grida vendetta (“Gramsci si rivolterebbe nella tomba”). Ora, a fronte di tanta irritazione, mi chiedo: è così ignominiosa la presenza di Mora all’Unità? Per dare una risposta compiuta alla questione, mi muoverò nel recinto creativo della reduction ad absurdum. E dunque mi immagino Mora direttore del giornale: me lo vedo lì in riunione a imporre le direttive e a governare gli affari correnti del giornale. A vederlo così indaffato con i suoi collaboratori, penso: che tipo di giornale mai avrà in mente? Non certo un ritorno allo spirito politico del fondatore o alla visione della vita vicina a Togliatti o a miglioristi.  Probabilmente il giornale di Mora sarà un quotidiano pop che cozza poco con l’immaginario collettivo de L’Unità, ma che guarda ad una sinistra post-ideologica, progressista che non prova acrimonia per le spinte tecnologiche, che ama il divertimento, la vita notturna e i piaceri della vita. Nulla di scandaloso, insomma. Pertanto, non mi unisco al coro degli indignati e attendo con curiosità l’eventuale ingresso di Mora all’Unità.

tizianodecoder2@gmail.com

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