Le ricchissime 3A (Apple, Alphabet e Amazon) non crescono come prima. Colpa della concorrenza cinese

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Apple, Alphabet (la casa madre di Google), Amazon, Samsung. Alcuni dei giganti della tecnologia hanno abbassato le previsioni di fatturato per l’ultimo trimestre dell’anno, deludendo le aspettative di Wall Street per quello che, nell’elettronica di consumo, è invece il periodo più florido.

In alcuni casi è colpa in particolare di una concorrenza cinese sempre più solida, ma deve essere considerata anche una situazione commerciale che sta spingendo colossi come Amazon verso un prevedibile muro. Rallentamenti che talvolta vengono prolungati anche per il 2019.

Apple: bruciati 70 miliardi di dollari in borsa. I cinesi danneggiano anche gli smartphone Samsung

Apple ha perso 70 miliardi di dollari in poche ore dopo aver annunciato l’ultima trimestrale: ha presentato profitti record, ma il mercato è stato più preoccupato delle stime al ribasso per il periodo ottobre-dicembre e soprattutto di una crescita scarsa in Cina, il più grande mercato mobile al mondo. Un calo che le ha fatto perdere il trilione  (cioè mille miliardi) di capitalizzazione.

La casa di Cupertino ha annunciato profitti record dai suoi iPhone: più di 37 miliardi. Eppure ha avvisato tutti gli azionisti: non rispetterà le previsioni finanziarie per il prossimo trimestre e, per di più, non comunicherà più i dati di vendita del suo hardware. Ciò perché la crescita viene ormai trainata dai servizi, come iCloud e Apple Music, e i servizi non possono essere misurati con le vendite hardware. Un ulteriore colpo per analisti e investitori; il valore di Apple in borsa è sceso del 7% dopo l’annuncio della trimestrale.

Anche Samsung sta accusando il colpo della concorrenza cinese. Nell’ultima trimestrale, infatti, la divisione IT & Mobile Communications ha registrato un calo del fatturato: bene i top di gamma come Galaxy S9 e Note 9, ma la fascia medio-bassa è stata colpita duramente dalla concorrenza. I vari Xiaomi, Oppo, Huawei, che in Cina e in altri mercati asiatici rappresentano la prima scelta degli utenti locali, stanno infatti erodendo il terreno sotto i piedi di Samsung specialmente nel segmento più economico.

Specialmente Huawei ha dimostrato un tasso di crescita in doppia cifra molto elevato: +32,5% su base trimestrale secondo Strategy Analytics, che ha permesso a Huawei di consolidarsi come secondo produttore smartphone al mondo, sopra Apple. Segnali molto positivi anche per Xiaomi: +19,1%.

Anche analizzando il giro d’affari delle memorie, Samsung deluderà le aspettative stando alle previsioni. Dopo anni di grande crescita, nei prossimi mesi ci si aspetta innanzitutto un calo dei prezzi delle Dram; gli analisti prevedono, inoltre, crescite minime dei profitti, che potrebbero riprendersi soltanto nella seconda metà del 2019.

Nel caso di Samsung, poi, la concorrenza cinese e sudcoreana è molto sentita anche nei pannelli Oled di piccole dimensioni, come gli schermi per smartphone. Soprattutto nel 2019 il mercato sarà molto competitivo.

Amazon: rallenta la crescita nel periodo più florido dell’anno

Nel periodo in cui il commercio online esplode, Amazon ha preannunciato una crescita del fatturato per il quarto trimestre inferiore alle aspettative. Ma secondo gli esperti, in questo caso la Cina non c’entra niente; Amazon sta semplicemente facendo i conti con l’attuale scenario del mercato: fatti fuori i pesci più piccoli, confrontarsi con altri “giganti” – da Google e Microsoft fino alla statunitense Walmart – è ben altra cosa.

Così per il trimestre che si chiuderà a dicembre, i vertici di Amazon hanno stimato fino a 72,5 miliardi di dollari di fatturato, mentre Wall Street ne attendeva 73,9 miliardi; discorso simile per il profitto operativo, previsto al di sotto delle stime.

Colpa anche della crescita rallentata dei servizi cloud, un giro d’affari da 6,68 miliardi di dollari per la società nell’ultimo trimestre. Altrettanto, però, vale per altri concorrenti, come Microsoft e Alphabet.

Alphabet, sulla pubblicità di Google pesano Gdpr e gli ad blocker

Per Alphabet il discorso è più complesso e non riguarda tanto la concorrenza cinese. La principale fonte di profitti è la pubblicità online, ma l’avvento della Gdpr, ossia le nuove regole europee sui dati degli utenti e la privacy, e l’aumento della diffusione dei meccanismi di blocco automatico delle pubblicità (non ultimo Safari in iOS 12, che ha influenzato molto gli affari di Google) hanno portato a un rallentamento della crescita delle pubblicità: dal 24% del 2017 si è scesi al 20% su base annua rispetto al trimestre precedente.

È la prima volta in due anni che Alphabet non rispetta le previsioni del mercato. Una costosa prima volta: le azioni sono calate del 7% nell’after-hour a seguito dell’annuncio dei dai trimestrali.

Sulle finanze ha pesato anche la maxi-multa dell’Unione Europea da 4,3 miliardi di euro, arrivata a luglio per abuso di posizione dominante nel mercato Android.

È la “maledizione” delle grandissime aziende: non importa se il fatturato è miliardario; gli azionisti vogliono che la crescita sia costante. Quando quest’ultima inizia a frenare o, peggio, viene meno, significa che il giro d’affari su cui tale azienda ha costruito la propria solidità finanziaria nel corso degli anni sta venendo meno e, di conseguenza, significa che scommettere sul suo futuro potrebbe non essere più un rischio che vale la pena correre. Anche se ti chiami Apple, Alphabet e Amazon.

Massimiliano Di Marco, Business Insider Italia

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