Artrosi, non è legata solo alla vecchiaia: genetica e ormoni la influenzano

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La malattia rappresenta la più frequente causa di disabilità nell’anziano. Negli Usa nel 2020 i soggetti over 65 rappresenteranno il 22% della popolazione

Chi pensa che l’artrosi sia un processo degenerativo a carico delle cartilagini dovuto all’invecchiamento si sbaglia. L’artrosi, è una patologia multifattoriale che riconosce cause genetiche, ormonali e ambientali. Risulta essere una delle principali cause di disabilità al mondo e la sua prevalenza aumenta con l’avanzare dell’età, segno che la malattia dipende anche dalla fisiologica usurazione delle articolazioni, ma non solo.Nello specifico si stima che la malattia artrosica rappresenti la più frequente causa di disabilità nell’anziano: in virtù del progressivo invecchiamento della popolazione mondiale , le proiezioni per il futuro non sono affatto rosee. Secondo le stime negli Stati Uniti nel 2020 i soggetti di età superiore ai 65 anni rappresenteranno il 22% della popolazione e i costi legati a tale patologia saranno intorno ai 100 miliardi di dollari.In Italia la situazione non è molto diversa: si stima una sua altissima frequenza, basti pensare che si possono riscontrare segni radiografici di artrosi in circa l’80% delle popolazione con più di 50 anni. Segni di artrosi, inoltre, si possono riscontrare in soggetti giovani che praticano sport intensamente o sottoposti a traumi, anche a causa di un lavoro fisico. L’artrosi è una patologia che sotto i 50 anni colpisce più gli uomini e dopo i 50 più le donne .Le donne con l’avvento della menopausa sono più soggette a sviluppare forme di artrosi che in alcune possono presentarsi anche in modo molto aggressivo. «Gli estrogeni hanno un ruolo formidabile nel proteggere le articolazioni dall’infiammazione e dalla degenerazione favorendo movimenti armoniosi e fluidi che sono necessari alle modificazioni corporee che in teoria ogni donna deve affrontare nell’eventualità che si trovi ad affrontare una gravidanza.Con l’avvento della menopausa che si accompagna a un declino degli estrogeni, al quale si associa anche un declino lento degli androgeni col trascorrere dell’età, o rapido nel caso si verifichi una menopausa chirurgica, si assiste alla comparsa della cosiddetta osteoartrite per un aumento dell’infiammazione che con il tempo porta a degenerazione osteoarticolare cioè all’artrosi vera e propria- chiarisce Rossella Nappi, Professore ordinario di ginecologia e ostetricia università degli studi di Pavia – IRCCS Policlinico S Matteo – Con la menopausa la donna comincia ad avere dolori articolari, rigidità mattutina e debolezza muscolare, oltre che dolori diffusi e “scricchioli” delle giunture che progressivamente influenzano il movimento, l’autonomia ed il tono dell’umore. In alcune donne che sono più sensibili alla carenza ormonale, a causa di determinanti genetici, i dolori osteo-articolari sono davvero severi e portano all’artrosi deformante delle piccole articolazioni, del ginocchio, dell’anca e via dicendo».L’artrosi erosiva della mano, costituisce una variante aggressiva dell’artrosi e si presenta con caratteristiche infiammatorie: Compare con un esordio acuto, tumefazione delle articolazioni delle dita che tendono ad arrossarsi. Sono dolenti nell’atto della digitopressione, con conseguente impotenza funzionale.«Dal punto di vista epidemiologico non ci sono dati di letteratura univoci, ma possiamo affermare che tale forma colpisca soprattutto il sesso femminile e si manifesti clinicamente in età peri-menopausale, generalmente in età più precoce rispetto all’artrosi classica» chiarisce Leonardo Punzi, responsabile della Rete Reumatologica della Regione Veneto e Coordinatore della Reumatologia della ULSS 3 Serenissima, Ospedale SS Giovanni e Paolo, Venezia.L’artrosi è una patologia complessa che riconosce più cause ed ecco perché non è disponibile un protocollo terapeutico standardizzato efficace per tutti allo stesso modo. In ogni caso i trattamenti al momento disponibili sono tutti sintomatici, volti cioè a tenere sotto controllo la sintomatologia, in particolar modo quella dolorosa ed ecco perché si usano analgesici e FANS (Farmaci antinfiammatori non Steroidei), che però non intervengono sulle cause della patologia e non la rallentano o modificano il naturale decorso.Inoltre, nella pratica clinica, purtroppo, spesso l’utilizzo di FANS e paracetamolo risulta inefficace. Alcune sostanze definite «antiartrosici a lenta azione», quali il condroitin solfato o la glucosamina, si ritiene agiscano sul controllo dei sintomi e sulla progressione della malattia, ma la loro evidenza è tutt’ora scarsa.Le infiltrazioni, infine, fatte o con farmaci a base di acido ialuronico o cortisonici determinano un controllo sul dolore, ma non modificano la storia naturale della malattia. Nello specifico le infiltrazioni intra-articolari di corticosteroide a lento rilascio sembrano essere più efficaci sul controllo della sintomatologia dolorosa; tuttavia non vi sono dati attendibili sulla loro capacità di ridurre lo sviluppo delle erosioni o sul controllo dell’evoluzione della malattia.Vista la diffusione e la disabilità che le varie forme di artrosi inducono vi è un grande lavoro nello sviluppo di possibili soluzioni terapeutiche valide. «L’artrosi è per molti versi prevenibile, riducendo i fattori di rischio si parla per questo di prevenzione primaria, ritardandone la progressione attraverso la cosiddetta prevenzione secondaria e trattando le sue conseguenze attraverso la prevenzione terziaria. Fra i fattori di rischio modificabili vi sono i fattori meccanici, per questo è importante fare correttamente determinati movimenti quando si svolge un lavoro prettamente fisico. Allo stesso modo tenere sotto controllo il peso corporeo evita l’instaurarsi di quelle alterazioni biochimiche e la liberazione di sostanze infiammatorie come le citochine e le metalloproteasi, che influiscono negativamente sul dolore artrosico e sono più evidenti in un soggetto obeso» spiega ancora il professor Punzi. Sempre l’equipe guidata dal professor Punzi ha testato un trattamento molto efficace anche per il trattamento dell’artrosi erosiva della mano come spiega ancora lo stesso esperto: « In uno studio recente abbiamo dimostrato l’utilità nella somministrazione l’utilizzo di un farmaco biologico quale l’etanercept. Donne con diagnosi di artrosi erosiva della mano sono state randomizzate ad assumere etanercept per 24 settimane alla dose di 50 mg settimana e poi 25 mg a settimana o placebo. Lo studio è stato condotto in doppio cieco. Alla fine del periodo di studio il trattamento con il farmaco biologico ha prodotto un effettivo miglioramento nella percezione del dolore delle pazienti stesse».

Angela Nanni, lastampa.it

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