Radio Freccia, due anni e 1 mln

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Daniele Suraci: un sms alle 6 del mattino, era l’idea di papà

A metà ottobre del 2016 ItaliaOggi ha dato questa notizia: Suraci durante l’estate aveva comprato concessione e frequenze di Radio Padania, l’emittente della Lega. Pochi giorni dopo la conferma dallo stesso patron di Rtl: si fa una radio rock. Oggi Radio Freccia, nata perché Lorenzo Suraci non poteva utilizzare quella concessione e quelle frequenze da emittente comunitaria per Radio Zeta che è commerciale, compie due anni. Nel primo semestre Ter ha certificato che è arrivata a quasi un milione di ascoltatori nel giorno medio (990 mila). A guidarla c’è Daniele Suraci, il figlio 32enne dell’editore.

Domanda: L’inizio. Com’è andata?

Risosta: Un messaggino alle 6 del mattino di un giorno di settembre: «Cosa te ne pare… se sviluppassimo Rtl Rock?». Rtl Rock era la nostra web radio solo musicale. Entusiasta dissi: va bene. E il 26 ottobre era già in fm in una parte dell’Italia per poi crescere con le acquisizioni nei mesi successivi.

D. Cosa hai pensato quando ha ricevuto quel messaggio?

R. Che cosa sta succedendo? Mi ha un po’ sconvolto. Ma capita di ricevere messaggi da mio padre così presto, anche prima. All’inizio comunque bisognava crederci forte, ora compiamo due anni e siamo già a un milione di ascoltatori. Sono contento e soddisfatto.

D. Come ti sei mosso?

R. Abbiamo cercato speaker giovani e siamo stati molto fortunati. Perché abbiamo trovato 5/6 ragazzi sotto i trent’anni veramente validi, in gamba e con una grande cultura. Qui da noi sono liberi, anche di sbagliare. E capita che caschino.

D. Per esempio?

R. Si stanno facendo le ossa, ma capita che restino male per qualche messaggio degli ascoltatori. L’ascoltatore rock è molto attento, si può dire una boiata e viene ripresa per due ore. Ma riusciamo a trattare anche argomenti delicati. Qualche giorno fa abbiamo avuto il regista di Sulla mia pelle (Alessio Cremonini, autore del film su Stefano Cucchi, ndr), e abbiamo avuto un riscontro pazzesco. I nostri disc jockey possono esprimere la loro opinione senza filtri. E riescono a dare contenuto alla radio.

D. Disc jockey come un tempo, eppure alcuni di loro forse quei tempi non li hanno conosciuti…

R. Ma tra le 6 e le 12 abbiamo in onda i veterani: Guido Monti, Eddi Berni. Poi ci sono Stefano Mannucci, Andrea Laffranchi. Diciamo che è un bel mix: ci sono i giovani ma hanno possibilità di imparare da persone che hanno vissuto i tempi delle radio libere.

D. Avete aggiustato il tiro rispetto all’inizio?

R. I primi mesi è stato difficoltoso. Una radio rock non è facile, con gli ascoltatori che ci chiedevano: perché mettete questo o l’altro. Poi fortunatamente si sono abituati e i numeri ci danno ragione. Il fatto è anche che fin dal primo giorno gli ascoltatori hanno avuto la possibilità di essere protagonisti della radio.

D. Avete migliorato pure la radiovisione…

R. Già, all’inizio era difficile anche riuscire a trovare i video perché molti dei brani rock che proponevamo non avevano un prodotto all’altezza. Da un mese abbiamo aperto uno studio nuovo. Prima si vedeva solo un profilo degli speaker, oggi c’è un megastudio interattivo, che darà la possibilità di ospitare molti musicisti. Faremo sicuramente live a partire da chitarra e voce.

D. Radio Freccia è una radio comunitaria. Cosa significa concretamente?

R. È lo spirito di questa radio. Lo speaker ha la possibilità di esprimere qualsiasi cosa, messaggi forti che possono anche dividere la platea, che è difficile che si ascoltino in altre radio. Serve cazzimma e i ragazzi ce l’hanno. Secondo me lo scopo comunitario c’è e riguarda anche la partecipazione degli ascoltatori. Il momento del film su Cucchi è l’esempio più eclatante.

D. Farete i live come Rtl?

R. Ancora non abbiamo portato fuori il marchio di Radio Freccia. Ne stiamo parlando con Marta (Suraci, sorella di Daniele, a capo del marketing del gruppo, ndr). Il prossimo anno forse faremo qualcosa, per ora stiamo formando il prodotto radio, e poi piuttosto di fare mille cose uguali agli altri vorrei che ce ne inventassimo una buona.

D. Un tour nelle birrerie?

R. Perché no, la nostra deve essere una radio on the road, quasi sporca, perché c’è un’anima dietro. Noi non abbiamo un autore che sia uno per le trasmissioni.

D. Beh, ma così si rischia di scivolare o cadere sul banale…

R. C’è il rischio. Capisco subito se lo speaker ha una giornata no, ha litigato con la fidanzata. Ma vogliamo una radio genuina, vera. È rischioso ma fa la radio vera.

D. Nascere dall’esperienza di Rtl comunque vi ha facilitato.

R. È vero, ma Radio Freccia è nata per essere completamente diversa da Rtl. Un conduttore anziché due, si parla su ogni disco, non c’è il giornale orario… tutti gli ascoltatori sanno che la proprietà è di Rtl ma che Radio Freccia è libera e autonoma. E musicalmente si capisce che non centra.

D. Ma tuo padre interviene?

R. Ho la grande fortuna che mio padre oltre ad avermi insegnato il mestiere mi sta lasciando libero. Lo ringrazierò sempre per questo ma un progetto così grosso mi carica anche di responsabilità. Ho ereditato la passione, non mi ha insegnato direttamente ma con l’esempio. Quello che forse so fare oggi lo devo a lui. In ogni caso se dovesse andare male mio padre sarebbe il primo a intervenire.

D. Smart speaker, streaming, podcast… Radio Freccia è pronta?

R. Radio Freccia, Rtl, Radio Zeta potranno vivere tranquillamente in questi scenari. La nostra fortuna è mettere tanta musica ed essere un riferimento per questo. Poi noi siamo molto attenti al digital, fra app, social e così via, non ci pesa innovare.

Italia Oggi, Andrea Secchi

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