Il mistero dell’amore eterno e insolubile

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– di Camilla Santoro

Che mistero l’amore. Abitiamo la nostra accogliente e ostile sfera rotonda da millenni eppure, da tutte le parti del pianeta, tastiere scalpitanti di scienziati, sociologi, psicologi, cantanti, menti illustri – e ovviamente – di comuni mortali, ancora scrivono di questo argomento cercando di trovare un senso al grande enigma.

Che cos’è l’amore? Può durare per sempre? Come ci scegliamo?

 

“La coppia più bella del mondo”: Claudia Mori e Adriano Celentano. La nostra analisi inizia con un esempio di amore duraturo e virtuoso, quello tra Claudia Mori e Adriano Celentano, un rapporto che dura da oltre mezzo secolo.
La coppia: sono entrambi personaggi di spettacolo, spesso, quindi, bersaglio dello spietato giudizio mediatico. Non è una strada propriamente in discesa, eppure i due ce l’hanno fatta e continuano invidiabilmente a stare insieme.
Qual è quindi il segreto del loro amore? Annalena Benini su “Il Foglio” lo definì ” un amore smisurato. Non l’amore tranquillo e adulto di chi ha visto tante cose passare, belle e brutte, ed è stretto all’altro perché le vite insieme sono diventate una sola vita, il mondo intero. Ma l’amore appassionato, con i calci nel sedere, le scritte sugli specchi, il tuffo al cuore, i viaggi spericolati..”.
Si racconta che, in occasione di una grossa crisi matrimoniale, (sono umani, è successo anche a loro) fu Celentano a riaccendere la fiamma: mandò un taxi da Roma per portare alla moglie una lettera d’amore di 32 pagine. Quanto di più vero allora, della famosa frase con la quale Zygmunt Bauman, sociologo, titolò una sua celebre intervista: ” Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”? Sembra che la coppia Mori/Celentano si regga solidamente proprio su questo paradigma.

” Un viaggio chiamato amore”, Dino Campana e Sibilla Aleramo. Un amore così folle ed emozionante da essere diventato un film nel 2002, con omonimo titolo. La pellicola però, a detta di chi scrive, non può rendere giustizia al fitto e toccante carteggio che Dino Campana e Sibilla Aleramo, scrittori, hanno costruito durante la loro relazione, una raccolta di decine e decine di lettere dalle quali trapela tenero affetto, genio, passione, ma allo stesso tempo gelosia, violenza, ossessione.
Campana soffriva di ossessioni e di pensieri negativi ma era dotato di una geniale creatività e di una enorme sensibilità. Sibilla, femminista e ribelle, era innamorata dell’amore, unico vero motore della sua vita insieme con la scrittura. Una coppia pericolosamente unita da due profili psicologici che si compensavano morbosamente fino a generare un’esplosione.
“Forse Dino fu l’uomo che più amai” – scrive Sibilla Aleramo in “Diario di una donna”, – e prosegue: ” Tutta la sera m’è ondeggiata alla memoria, l’immagine di lui, della sua pazzia, e di quell’ altipiano deserto, in quelle prime poche notti estive del nostro amore che son rimaste le più pervase d’infinito ch’io abbia vissuto..”
Dino Campana scrive nella sua celebre poesia: “In un momento / Sono sfiorite le rose / I petali caduti / Perché io non potevo dimenticare le rose / Le cercavamo insieme / Abbiamo trovato delle rose / Erano le sue rose erano le mie rose / Questo viaggio chiamavamo amore / Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose / Che brillavano un momento al sole del mattino / Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi / Le rose che non erano le nostre rose / Le mie rose le sue rose. / P.S. E così dimenticammo le rose.”
L’amore tra Dino e Sibilla si concluse tra nostalgia e sprazzi di ricordi senza tempo. Campana morì nel 1932 nell’ospedale psichiatrico dove fu internato, mentre Sibilla proseguì la sua ricerca di sentimenti e intima fusione fino al giorno della sua morte, nel 1960.

L’amore ai tempi della razionalità. Cosa rimane dell’amore, qualsiasi cosa esso soggettivamente significhi, nella contemporaneità?
La società ci ha fatto credere che l’intera vita poggi comodamente sul modello scuola/lavoro/famiglia/morte, e che solo in questa apparente “normalità” sia possibile vivere un’esistenza degna di essere considerata tale. Ci sentiamo immortali, e spesso sacrifichiamo le emozioni per rincorrere il baratro indifferente della razionalità, del controllo e della certezza. Guardo con invidia all’amore dei personaggi appena citati, perché le due storie che ho scelto, seppur con esiti differenti e talvolta dolorosi, dipingono una realtà diversa, quella di un sentimento irrazionale, caotico, mistico, trepidante, che incendia l’anima e che auguro a tutti, prima o poi, di vivere.

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