Conte: “Il reddito di cittadinanza sarà su base geografica”

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“Stiamo pensando a come modulare le offerte di lavoro sulla base della distribuzione geografica”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rivela qualche tassello in più del Reddito di cittadinanza, la misura bandiera dei Cinque Stelle che finirà nella ormai imminente manovra finanziaria. “Abbiamo studiato il sistema tedesco”, dice Conte alla scuola di formazione politica della Lega, in corso a Milano. Tanto che “al primo mio incontro con la Merkel chiesi subito di approfondire i diritti di recupero al lavoro e all’occupazione. Faremo tesoro anche di qualche inefficienza che si è realizzata in Germania”.

Ecco dunque l’ipotesi di differenziare le offerte di lavoro – proposte in un massimo di tre: se rifiutate tutte si perde il Reddito – su base geografica. Cosa intende il premier? Più offerte dove è più alta la disoccupazione, quindi al Sud? Non spiega nel dettaglio. Ma aggiunge:  “Il reddito di cittadinanza, se realizzato male può essere frainteso e percepito come sussidio assistenziale; stiamo facendo di tutto perché anche questo strumento, che potrebbe apparire non di alta redditività, ma di alto valore sociale, venga realizzato in una prospettiva di sviluppo sociale, affinché si crei un meccanismo di riqualificazione delle persone che hanno perso il lavoro e di qualificazione per quelle che non lo hanno. Intesa in questi termini sarà una riforma essenziale per la crescita. Su questo saremo giudicati”.

Sulla misura principe del programma di governo, sponda M5s, torna anche Luigi Di Maio dal salotto televisivo di Barbara D’Urso: Domenica Live. Il vicepremier insiste sul fatto che il sostegno economico vada agli italiani: “Inevitabilmente dobbiamo farlo solo per gli italiani, ma non per razzismo”, dice in tv nonostante gli scetticismi degli addetti ai lavori sulla legittimità in punta di diritto dell’esclusione in toto degli stranieri. “Finché non abbiamo la regolazione dei flussi, la misura si rivolge solo agli italiani”, ribadisce: un concetto che il collega di governo Matteo Salvini ha già mostrato di apprezzare. “Aiutiamo quasi un milione di bambini. Su 10 miliardi, 6 miliardi andranno a famiglie con minori”, sostiene ancora Di Maio e aggiunge che “il 47% delle famiglie destinatarie sarà nel Centro-Nord”. Soltanto pochi giorni fa l’Istat ha chiarito – nell’audizione sulla Nota di aggiornamento al Def – che il fenomeno della povertà assoluta riguarda 5 milioni di persone, la metà delle quali al Sud.

Di Maio assicura che la Manovra sarà approvata “domani” (termine ultimo per spedire a Bruxelles il Documento programmatico di Bilancio), che “non c’è nessuna intenzione di uscire dall’euro, perché gli italiani non ce l’hanno chiesto” e che “nessuno si deve spaventare per lo spread, dimostreremo che i soldi ci sono”. Proprio tra le fonti di copertura per il vasto programma di spese, torna a cavalcare il tema degli assegni previdenziali elevati: “Tagliamo un miliardo di euro dalle pensioni d’oro”, una misura attesa nel decreto fiscale sul tavolo del Cdm di domani. Un tesoretto controverso, compatibile solo con un abbattimento della soglia a partire dalla quale applicare il taglio, da 4.500 a 3.500 euro, che però le fonti di Palazzo Chigi hanno escluso. Oppure, in seconda battuta, raggiungibile con un aumento della sforbiciata prevista. Allo stato, secondo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, il meccanismo incardinato in Parlamento raccoglierebbe circa 150 milioni.

Valentina Conte, Repubblica.it

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