Confindustria rivede al ribasso le stime sul Pil: “Incertezza sull’azione di governo”

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Il Centro studi di Confindustria prevede una crescita all’1,1% nel 2018 e allo 0,9% nel 2019, in “ribasso di 0,2% punti

Preoccupano le prospettive economiche dell’Italia, con una crescita sempre più fragile. E c’è di più. Il Centro Studi di Confindustria punta gli occhi sulla sostenibilità del contratto di governo e sulla credibilità delle coperture della manovra.Secondo il rapporto ‘Dove va l’economia italiana e gli scenari di politica economica’ si stima una crescita del Pil “in rallentamento all’1,1% nel 2018 e allo 0,9% nel 2019 rispetto all’1,6% registrato nel 2017. Si conferma poi un indebolimento delle condizioni per la crescita interne ed esterne. In primis l’incertezza legata alla politica commerciale americana e il progressivo aumento dei tassi di interesse per il termine del quantitative easing”.

Questo risultato “è peggiorativo rispetto ad quanto immaginato dal governo uscente ad aprile, che stimava per il 2018 un rapporto deficit/Pil all’1,6% nel 2018. Nel 2019 il deficit tendenziale è previsto intorno al 2% del Pil, che incorpora il mancato aumento dell’Iva”. Secondo il Centro studi “accrescere l’obiettivo di deficit programmato al 2,4% difficilmente consentirà di avere i margini per attuare le misure di policy delineata dal governo senza adeguate coperture”.

“Per il 2018 – si legge – è evidente come l’Italia non abbia rispettato la regola del deficit pubblico, non realizzando per intero la correzione strutturale concordata dello 0,3%. Nel 2019 la correzione strutturale del deficit sarebbe dovuta essere di 0,6% di Pil sulla base degli accordi europeo. Ma anche in questo caso la correzione non avverrà”.

“Le direttrici di politica economica devono avviare un percorso di rientro del debito pubblico italiano dopo 4 anni persi”. Secondo il rapporto “servono misure che incidano sulla dinamica del Pil e dell’occupazione. Solo così si accresce la sostenibilità dei conti pubblici ma purtroppo la direzione sembra essere diversa – continua il Centro studi -. Nella prossima Legge di Bilancio è necessario agire con misure di politica economica che siano in grado di migliorare in modo strutturale tali tendenze e fornire certezze sulla linea di azione”.

“I nodi irrisolti – prosegue il rapporto -sono la semplificazione del rapporto con il settore pubblico e la sua efficienza, l’aumento della produttività delle imprese di minore dimensione, la dotazione infrastrutturale. Se non c’è fiducia in una manovra che genera crescita – spiega Andrea Montanino, capo ufficio studi – la reazione potrà essere negativa”. Tra i fattori esterni il Centro studi elenca l’incertezza legata alla politica commerciale americana, la turbolenza su alcuni importanti paesi emergenti, il rallentamento della crescita in diverse economie europee, l’atteso aumento dei tassi di interesse come conseguenza della fine del Quantitative easing della Bce, l’aumento del rendimento sovrano in Italia, il generalizzato clima di sfiducia di imprese e famiglie, la conclusione delle negoziazioni per la Brexit, le elezioni in Baviera e di mid-term americane, lo stallo nelle politiche europee.

“Sarebbe cruciale – prosegue il rapporto – non fare retromarcia rispetto alle riforme pensionistiche degli scorsi anni”. Secondo Confindustria “è opportuno evitare passi indietro pericolosi rispetto a quel processo di riforma del sistema pensionistico, in atto dal 1992, che ha reso la spesa previdenziale italiana sostenibile nonostante l’invecchiamento della popolazione e ha fatto guadagnare credibilità al Paese”. L’intenzione del governo, si legge nel rapporto, è quella di introdurre Il meccanismo di ’quota 100’ per permettere l’anticipo della pensione; se così molto dipenderà “da come effettivamente sarà definito. L’impatto sui conti pubblici e, in particolare, sul debito pensionistico, sarebbe, per esempio, ridotto nel caso in cui l’uscita anticipata fosse accompagnata da un ricalcolo dell’assegno”.

Raffaello Binelli, Il Giornale

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