Staffetta generazionale in banca. Arriva il part time per gli over 60

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È da più di 35 anni che in Italia si parla di staffetta generazionale tra lavoratori senior che vanno in part time e giovani che entrano per un numero di posti corrispondente alla riduzione di orario. Ad introdurla fu infatti la legge 863 del 1984 che però non ha avuto molto successo. La normativa non aveva infatti previsto compensazioni degli “svantaggi” economici, in termini di contribuzione e salario. Da allora ci sono stati diversi accordi tra associazioni datoriali e sindacati per alleggerire questi svantaggi. L’operatività degli accordi è però sempre rimasta appesa alle circolari operative e ai decreti ministeriali. Ad aprire la breccia, adesso, ci sono le banche che grazie alla circolare 84 del 2018 dell’Inps potranno dare piena operatività all’accordo dello scorso gennaio sul Fondo per l’occupazione (da ora in avanti Foc), che allarga le “competenze” del Foc e riprende i contenuti di quanto stabilito da Abi e dai sindacati in un accordo del 2013.

Dopo cinque anni arriva quindi la svolta della staffetta generazionale delle banche che adesso potranno iniziare il percorso di accordi con il sindacato per poter utilizzare lo strumento. Ad essere interessati sono gli over 60 del credito (si veda grafico in pagina) che sono oltre il 5%, ossia circa 13mila. Il presidente del Casl di Abi (condirettore generale di Banco Bpm) Salvatore Poloni osserva che «in una fase di profondo cambiamento questi strumenti definiti dalla contrattazione collettiva offrono un contributo al tema dell’occupazione giovanile, centrale per le Parti sociali, nell’interesse comune delle imprese e delle persone che vi lavorano. Il mix delle misure è un esempio della capacità delle positive relazioni sindacali di settore di fare innovazione e costruire soluzioni concrete».

Ma vediamo il dettaglio. Il punto di partenza è l’accordo del gennaio 2018 siglato da Abi e Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Ugl credito, Uilca e Unità sindacale Falcri Silcea Sinfub (un assetto, quello delle sigle sindacali, poi cambiato), che fa seguito a un precedente accordo del 2013 e a uno del 2015, che ha previsto un allargamento delle competenze del Foc, con la possibilità di un intervento in caso di utilizzo da parte della banca dei contratti di solidarietà espansiva.

Il Foc, si legge nell’accordo, «garantisce, tramite il datore di lavoro, al lavoratore interessato da una riduzione stabile dell’orario di lavoro, un importo pari al 25% della retribuzione persa». La prestazione «è riconosciuta fino alla maturazione dei requisiti di pensione anticipata o di vecchiaia», per un periodo massimo di 48 mesi, ossia 4 anni. Il Foc provvede a erogare al datore di lavoro un importo determinato tenendo conto degli oneri contributivi dovuti sul predetto importo. Le parti, con l’accordo, si sono inoltre date atto che «la contribuzione ai fini pensionistici correlata alla quota di retribuzione persa dal lavoratore è a carico del Fondo di solidarietà (il cosiddetto ammortizzatore del credito)».

In altre parole, grazie all’intervento di Foc e Fondo di solidarietà, il lavoratore che prende il part time a ridosso della pensione ha la piena contribuzione e la restituzione di un quarto di quanto perso per via della riduzione di orario. L’accordo di gennaio 2018 ha stabilito che a questa prestazione venisse destinato il 7% delle dotazioni del Foc, giacenti a fine dicembre del 2017.

Per rendere operativo l’accordo mancava però un ultimo tassello, ossia la circolare dell’Inps che ha stabilito la disciplina, i criteri e le modalità di accesso alla prestazione della solidarietà intergenerazionale.

Adesso la circolare c’è e stabilisce innanzitutto che il fondo non può erogare prestazioni in carenza di disponibilità e che vale il principio della proporzionalità delle erogazioni rispetto ai contributi dovuti. Le domande di accesso alla prestazione presuppongono il raggiungimento dell’accordo sindacale aziendale e devono essere attuate con l’assenso dei lavoratori interessati per un periodo massimo di 48 mesi. L’accordo deve poi essere depositato all’Ispettorato territoriale del lavoro per la verifica della corrispondenza tra la riduzione di orario e le assunzioni a tempo indeterminato.

Ultimo ma importante particolore. L’accordo deve infatti prevedere la contestuale assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale per incrementare gli organici, in misura corrispondente alla riduzione dell’orario dei senior che vanno in part time. Il Fondo di solidarietà può poi provvedere a versare la contribuzione ai fini pensionistici correlata alla quota di retribuzione persa, mentre il Foc il 25% del salario perso per la riduzione dell’orario.

Cristina Casadei, Il Sole 24 Ore

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