Decreto Genova, questo il testo inviato al Colle

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Una garanzia pubblica per il ponte di Genova di 30 milioni l’anno per 12 anni, dal 2018 al 2029. Vale 360 milioni in tutto la copertura statale dei lavori per la ricostruzione, a valere sul Fondo nazionale infrastrutture, nel caso in cui Autostrade rifiutasse di pagarli. Nel provvedimento bollinato e inviato oggi al Colle si conferma che la soluzione eventuale sarebbe l’individuazione di un soggetto pubblico o privato che anticipi le somme necessarie a fronte della cessione pro solvendo della pertinente quota dei crediti dello Stato nei confronti del concessionario alla data dell’evento, da remunerare a un tasso annuo non superiore a quello di riferimento della Bce maggiorato di tre punti percentuali.

Ma, come richiesto dalla Ragioneria generale dello Stato e anticipato dal Sole 24 Ore sin dall’altro ieri, si dettaglia la garanzia pubblica per l’eventuale immediata attivazione del meccanismo di anticipazione, autorizzando appunto la spesa di 360 milioni fino al 2029.

Istituisce il commissario straordinario
Per il resto il decreto (47 articoli complessivi di cui solo i primi 11 dedicati a Genova) istituisce come noto il commissario straordinario, autorizzato a operare «in deroga a ogni disposizione di legge extrapenale, fatto salvo il rispetto dei vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione europea». Sarà lui ad affidare i lavori «ai sensi dell’articolo 32 della direttiva 2014/24/Ue», che disciplina la procedura negoziata senza previa pubblicazione prevedendola anche «per ragioni di estrema urgenza derivanti da eventi imprevedibili dall’amministrazione aggiudicatrice».

È questo il grimaldello che il governo gialloverde vuole usare per evitare la gara ed escludere Autostrade dalla partita ricostruzione, se non come mero finanziatore. Nell’affidamento, infatti, il commissario dovrà selezionare “uno o più operatori economici che non abbiano alcuna partecipazione, diretta o indiretta, in società concessionarie di strade a pedaggio”.

Le prossime mosse
Se la previsione supererà il vaglio di costituzionalità del Quirinale si saprà a stretto giro. Così come si capiranno a breve le mosse di Aspi, che già si era detta pronta a rivolgersi ai giudici se fosse stata decisa una sua esclusione d’imperio. Al momento, infatti, l’articolo 3 della convenzione le assegna il compito di provvedere non solo alla manutenzione delle infrastrutture concesse, ma anche alla loro “riparazione tempestiva”.

Manuela Perrone e Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore

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