Tim sospende la cessione di Sparkle

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Amos Genish, a. d. Tim

L’iter di cessione di Sparkle è sospeso. Dopo il beauty contest, dal cda Telecom di lunedì ci si aspettava uscisse la scelta degli advisor per curare la vendita. Il mandato però non è arrivato a nessuna delle banche che ha partecipato all’asta per il semplice motivo che il board ha deciso per il momento di soprassedere. O meglio ha deciso che sono necessari ulteriori approfondimenti per capire quali sono le intenzioni del Governo e quali sono di conseguenza vincoli e paletti, dal momento che sulla società dei cavi internazionali insiste tuttora il golden power. A inizio mese il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio aveva detto in un’intervista a questo giornale: «non permetteremo che si venda Sparkle». E l’ex presidente, nonché ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, aveva condiviso che «Sparkle non va venduta», salvo precisazione successiva «se non in accordo col Governo».

Già a prescindere, per il venditore il momento non è dei più favorevoli visto che nel 2015 Sparkle aveva un Ebitda che sfiorava i 200 milioni, mentre lo scorso anno era sceso a 154 milioni e le stime per il 2018 arrivano appena a 120 milioni. Applicando un multiplo di 7 volte l’Ebitda, si arriverebbe a una valutazione di 840 milioni, più o meno la cifra che Cdp era disposta a mettere sul tavolo quando trattava su Metroweb. Gli analisti continuano a indicare nel tandem Cdp-F2i il più logico interlocutore “nazionale”, ma il fondo infrastrutturale è attualmente impegnato nell’Opa su Eitowers e prima di impostare nuove acquisizioni di rilievo F2i dovrà probabilmente lanciare un quarto fondo.

Non appare semplice neppure la cessione di Persidera. Ieri Raiway ha confermato di avere presentato un’offerta vincolante che in teoria valorizza l’intera Persidera un po’ più di 250 milioni, ma l’offerta è relativa solo alla parte infrastrutturale della società che detiene i mux (canali tv per il digitale terrestre), perchè l’emittente pubblica ha già raggiunto il tetto dei 5 mux, mentre neppure F2i, col quale aveva presentato la precedente offerta, può rilevarli essendosi mosso su Eitowers che pure ha già 5 mux. Il fondo di private equity ISquared avrebbe offerto invece 270 milioni per l’intera Persidera, ma resta il nodo del socio di minoranza Gedi, che non vuole sopportare minusvalenze (il 30% è in carico a 105,9 milioni, con una valutazione implicita di 353 milioni per il 100% di Persidera). Sbrogliare la matassa sarà compito dell’ad Tim Amos Genish che, caduti i paletti Ue derivanti dal controllo di fatto di Vivendi, ha ripreso il mandato a negoziare la migliore offerta. L’offerta parziale di Raiway si avvicinerebbe ai multipli di Gedi, considerarla però vorrebbe dire per i venditori trovare un acquirente per i mux che, in prospettiva, potrebbero interessare anche agli operatori di tlc visto che tra qualche anno sarano convertibili in frequenze a 700 mhz. Frequenze che Telecom ha già opzionato nell’asta per il 5G, al contrario di Wind Tre che ha preferito concentrarsi sulla fascia dei 3.700 mhz, dove si stanno ragiungendo valutazioni stellari (Vodafone e la stessa Telecom hanno offerto più di 1,3 miliardi per questa banda).

Da segnalare infine che Telecom ha pubblicato sul sito i regolamenti di consiglio, comitato nomine e remunerazione, comitato controllo e rischi, codice di autodisciplina e procedura informazioni privilegiate, aggiornati nell’ultima riunione dal cda. La novità principale riguarda l’informativa al consiglio (o al comitato competente che poi ne riferisce) «in via preventiva» riguardante la «nomina di manager a diretto riporto degli amministratori esecutivi e la designazione dei ceo delle controllate di maggiore rilievo». Passaggio che assume un certo rilievo in un contesto nel quale la maggioranza del board (designata dal fondo Elliott) è composta da soli amministratori indipendenti, mentre l’ad era il capofila della lista finita in minoranza (quella del primo socio Vivendi). Il comitato controllo e rischi dovrà essere composto da soli indipendenti, senza deroghe. Infine, sono state aggiunte regole per il trattamento delle informazioni “rilevanti” suscettibili di diventare “privilegiate”.

Antonella Olivieri, Il Sole 24 Ore

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