Così Ferruccio de Bortoli ha presentato a Cernobbio il premier Giuseppe Conte

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Ferruccio de Bortoli

(di Ferruccio de Bortoli) Diamo il benvenuto, è la sua prima volta qui, al presidente del Consiglio. Professor Conte, questa platea che le rivolgerà alcune domande al termine del suo intervento iniziale, è tutt’altro che prevenuta nei suoi confronti. Nessuno più dei molti amministratori delegati presenti può comprendere quanto sia difficile operare con due azionisti di riferimento così ingombranti e imprevedibili come i suoi due vice. Dunque, c’è comprensione. E c’è molta attesa. Non tanto per conoscere quale sia la governance della maggioranza legastellata – a me sinceramente incomprensibile  – ma la politica al tempo dei social è insieme trasparente e oscura  – quanto per sapere quale sia la direzione reale del suo governo. E se sia adeguato il senso di responsabilità che accompagna ogni scelta nella gestione della casa comune. Anche europea. Una casa che appartiene a tutti anche a quelli che non hanno votato Lega o Cinque Stelle.

I vincitori delle elezioni – esprimo un parere del tutto personale – hanno il pieno diritto di tentare di applicare il loro programma ma non la legittimità di esporre il Paese ad avventure dai costi sconosciuti agli stessi elettori, soprattutto i più deboli, che a Cernobbio non ci sono. Dunque, se posso riprendere un concetto a lei caro come giurista, la speranza è quella che la “diligenza del buon padre di famiglia” orienti il difficile cammino dell’esecutivo. Ogni ravvedimento operoso, prendo il termine dal diritto tributario, è benvenuto.

Il Paese ha bisogno di unità, di dialogo concreto. Di competenze ed esperienze. Non di antiche contrapposizioni tra pubblico e privato. Né di mettere in dubbio l’esistenza di uno stato di diritto, scagliandosi contro la magistratura. Se non c’è fiducia e collaborazione, ma solo rancore, non ci sono investimenti. Senza investimenti non c’è crescita. Senza crescita il contratto di cui lei è prestigioso esecutore sarà semplicemente carta straccia. La credibilità per un Paese indebitato come il nostro è tutto. La si perde facilmente. Anche con dichiarazioni tanto inutili quanto avventate. Per recuperare fiducia e credibilità i numeri che scriverete nella prossima legge di Bilancio sono importanti. Ma non bastano. Devono essere credibili. Non devono apparire forzati, come abbiamo ascoltato anche questa mattina, dalla insofferente, e forse insincera, preoccupazione di accontentare solo i mercati. E in economia, l’autocertificazione, come per i vaccini, è semplicemente impossibile. Grazie per quello che ci dirà, a lei la parola.

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