L’Italia è ancora il Paese delle diseguaglianze: aumenta la spesa dei più ricchi e cala quella dei più poveri

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L’Italia è ancora in ripresa ma malgrado cinque anni di Pil positivo resta il fanalino di coda nei consumi europei e fa i conti con un’economia dove le differenze sociali, invece che diminuire, continuano a crescere. La prova? La spesa del 20% delle famiglie più ricche del paese – come calcola il Rapporto Coop 2018 – è salita nel 2017 del 3%. Quella del 20% più povero è scesa del 3%. “Una differenza che lascia l’amaro in bocca e che continua ad allargarsi nei primi mesi del 2018, con un + 2,8% per chi ha più soldi in tasca e un -4% per chi fa più fatica a sbarcare il lunario”, dice Albino Russo, direttore generale Coop. A preoccupare è anche il rallentamento di inizio 2018 delle vendite della grande distribuzione organizzata: “La ripresina che stavamo sperimentando sembra essersi fermata – dice Marco Pedroni, presidente di Coop Italia –. Le vendite nei primi otto mesi del 2018 sono calate dello 0,8% con l’incertezza nel paese che fa da freno”.

Dati ancor più preoccupanti considerando che ll Belpaese – sul fronte del carrello della spesa – non ha ancora recuperato tutto il terreno perduto dopo la crisi del 2010: i consumi sono ancora in calo del 2,2% rispetto ai livelli del 2010 contro il + 12,7% tedesco, + 10,2% della Francia e Spagna in lieve attivo. E anche nel 2017 (+0,7%) restiamo inesorabilmente la maglia nera nel Vecchio continente. I cittadini tricolori spendono in media 11.600 euro pro-capite, 200 euro meno dei francesi, 2.200 meno dei tedeschi e 10mila in meno degli americani. Una cifra dietro cui si nasconde comunque un paese che si muove a velocità molto diverse: Non solo: una famiglia trentina spende in media 17mila euro in più ogni dodici mesi di una calabrese. Nel nord ovest i consumi al mese sono pari a 2.875 euro contro i 2.071 del sud, i nuclei stranieri stanziano 1.679 euro al mese contro i 2.664 degli italiani. La crisi ha comunque cambiato (riducendoli) i risparmi degli italiani: nel 2007 nei salvadanai dei nostri concittadini c’erano 120 miliardi, oggi 70. Come dire che tutti sono stati costretti a mettere mano al portafoglio per far quadrare i conti di casa.

Cambia anche la mappa degli acquisti con la cavalcata del bio che non perde energia, anzi: nel primo semestre del 2018 le vendite di questi prodotti sono state pari a 2 miliardi, contro i 3,6 dell’intero 2017.  Siamo leader nella Ue per spesa alimentare, cui dedichiamo il 19% del nostro budget, il record dell’ultimo decennio. Tira la volata “salutista” la frutta e verdura + 8,6%, mentre vendono meno zuccheri e grassi. Il salutismo però perde un po’ di colpi con una crescita 2018 in frenata al +2,3% contro il +5% del 2017. La passione per la tavola si scontra però a livello statistico con il boom dei cosiddetti “cibi pronti”, quelli cioè che non ci obbligano a metterci ai fornelli per preparazioni complesse e arrivano in tavola in pochi minuti: i loro volumi sno cresciuti del 6%, balzo che si accoppia al clamoroso + 80% (anche se su base iniziale ridotta) messo a segno dagli ordini di consegna cibo a domicilio cui hanno fatto ricorso nei primi tre mesi del 2018 3,5 milioni di italiani. Mentre le vendite online di prodotti alimentari sono salite nel semestre del 34%.

Ettore Livini, Repubblica.it

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