Arriva la Flat tax per le imprese che reinvestono

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Flat tax anche per le imprese, con una aliquota al 15% a condizione che spa ed srl reinvestano parte degli utili in macchinari e assunzioni. Per le partite Iva due aliquote: 15% fino a 65 mila euro di volume d’affari e fino al 20% da 65 mila a 100 mila euro. Per le persone fisiche il primo scaglione Irpef scende dal 23 al 22%. Una pace fiscale permanente con il potenziamento dell’accertamento con adesione. Voluntary disclosure sul contante. Questo il pacchetto fiscale che la maggioranza sta mettendo a punto in vista della legge di bilancio a opera della task force composta dal viceministro Massimo Garavaglia e dai sottosegretari Massimo Bitonci e Armando Siri. Il documento sarà illustrato al prossimo vertice di maggioranza con il ministro dell’economia, Giovanni Tria, il ministro dell’interno Matteo Salvini, il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio e il presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Ieri i tre rappresentanti della Lega si sono confrontati sui capitoli fiscali che spaziano dalla flat tax alla pace fiscale.

In particolare, secondo quanto ItaliaOggi è in grado di anticipare, prende forma una flat tax a doppio binario per le partite Iva che è un deciso restyling, in buona sostanza, dei regimi agevolati. La proposta che sta prendendo forma prevede due scaglioni di aliquote per due gruppi di partite Iva con relativi volumi d’affari.

Una aliquota del 15% per le partite Iva fino a 65 mila euro di volume d’affari in modo da rientrare entro la soglia dell’Ue per questa materia (oltre la soglia si deve tenere conto dell’Iva) e un’aliquota del 15% più 5% di aumento incrementale fino a dunque il 20% per lo scaglione tra i 65 mila e i 100 mila euro. Nei ragionamento degli esperti fiscali del ministero dell’economia si punta a coinvolgere circa un milione e mezzo di partite Iva includendo nelle misure anche le società di persone, le snc, le sas e le srl che hanno esercitato l’opzione per trasparenza.

Accanto all’abbattimento del carico fiscale c’è una super semplificazione contabile.

Ma gli interventi non guardano solo alle partite Iva. È in arrivo, infatti, una flat tax, un’imposta del 15% anche per le imprese spa e srl che però ri-investano gli utili in acquisto di macchinari, strumenti e in incremento di livelli occupazionali. Una misura di abbattimento dell’Ires che, nell’intenzioni dei tecnici, coniughi sviluppo e assunzioni.

Al momento l’asticella di abbassamento dell’aliquota potrebbe essere fissata, anche in questo caso, al 15% ma si dovranno valutare anche gli impatti delle coperture della misura, al momento allo studio.

Nei giorni scorsi, poi, il vicepresidente del consiglio nonché ministro dell’interno, Matteo Salvini ha messo l’accento su una flat tax che potesse coinvolgere anche i lavoratori dipendenti. Al momento, dunque, sul fronte del reddito da lavoro dipendente è allo studio un ritocco della prima aliquota Irpef, dal 2019 si abbasserà dal 23 al 22%.

Il capitolo pace fiscale diventa sempre più corposo accanto alla grande operazione, una tantum, di pacificazione fiscale che ricomprenda tutti gli atti e momenti delle contestazioni dell’amministrazione, dagli avvisi al contenzioso in cassazione si va delineando anche una pace fiscale strutturale.

La misura che sarà permanente mette mano all’istituto dell’accertamento con adesione, allargando la sua portata e dando maggiore possibilità ai funzionari degli uffici di chiudere in sede preventiva il contenzioso come accade già in Francia e in Germania.

La misura una tantum, invece, come detto in precedenza, riguarderà tutti gli atti di contestazione del fisco intervenendo e puntando a chiudere le pendenze con l’amministrazione. Resta in questo scenario il nodo dell’Iva se, l’imposta di matrice comunitaria, sarà ricompresa o meno nell’operazione. I tecnici stanno compiendo le loro valutazioni puntando al momento a mettere a punto il contorno dei capitoli fiscali di cui si comporrà la legge di bilancio. Infine prende sempre più forma l’ipotesi di una voluntary disclosure, collaborazione volontaria, sui contanti depositati nelle cassette di sicurezza. Un’ipotesi questa presa in considerazione anche nella passata legislatura quando si era quantificato in 150 mld il valore dei capitali ancora illecitamente detenuti all’estero e si era proposto (ipotesi poi naufragata per dissidi interni dell’allora maggioranza Pd) un’emersione con il pagamento di un forfait su sanzioni e interessi con il vincolo di investire una percentuale delle somme emerse in titoli italiani.

Cristina Bartelli, ItaliaOggi

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