Volete vivere a lungo? Fate tre settimane di ferie

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La questione, soprattutto adesso che siamo arrivati a fine agosto e che delle vacanze restano solo scampoli, è terribilmente seria: tanto che l’Università di Helsinki sull’argomento ha fatto una ricerca, partita addirittura nel 1974, che ha esaminato la vita di 1.222 persone di sesso maschile. Si è scoperto che prendendo le ferie continuativamente e per un periodo prolungato migliora l’aspettativa di vita. Il crinale è quello dei 21 giorni. Gli uomini che hanno usufruito di tre settimane, o meno, di distacco dal lavoro, e magari spezzandolo in periodi brevi, sono risultati avere il 37% in più di probabilità di morte rispetto a quelli che hanno impiegato più di tre settimane. Insomma: non riuscire ad allontanarsi con serenità allo stress quotidiano del posto di lavoro — sostengono i ricercatori finlandesi — ha annullato qualsiasi beneficio derivante dal mangiare sano, dall’esercizio fisico e dal relax. Questo perché coloro che non prendono le vacanze regolari tendono a lavorare più ore e dormire meno: sono più stressati e magari se la prendono con i colleghi che stanno via a lungo. Ed ecco perché lo studio sottolinea l’importanza di utilizzare tutte le ferie annuali disponibili nel corso dell’anno.

Lo studio dell’Università di Helsinki ha esaminato la vita di 1.222 lavoratori maschi nati tra il 1919 e il 1934. Sono stati reclutati per lo studio scientifico tra il 1974 e il 1975 e sono stati osservati per i successivi 40 anni. I partecipanti hanno avuto almeno un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari dovuto a fumo, ipertensione, colesterolo alto, trigliceridi elevati o intolleranza al glucosio.
Alla metà di loro è stato assegnato un programma di salute, mentre l’altra metà non ha ricevuto alcuna istruzione. Quelli del primo gruppo hanno ricevuto una consulenza orale e scritta ogni quattro mesi: come svolgere attività fisica aerobica, seguire una dieta e raggiungere un peso sano, smettere di fumare.

Gli scienziati di Helsinki hanno scoperto che il rischio di malattie cardiovascolari era ridotto del 46% tra coloro che partecipavano al programma di assistenza sanitaria. Il punto però non è questo, tutto sommato abbastanza scontato. Il bello arriva ora, grazie a un ulteriore accertamento condotto di recente su quei vecchi risultati tirati fuori dagli archivi. I ricercatori hanno infatti confrontato quei dati con i registri di morte esaminando informazioni precedentemente non segnalate su quantità di lavoro, sonno e vacanze. È emerso che il tasso di mortalità nel gruppo che partecipava al programma sanitario è stato costantemente più elevato rispetto all’altro fino al 2004. Dopo questa data, il tasso di mortalità è sceso allo stesso livello tra i due gruppi sino al 2014. Ed ecco: gli scienziati coordinati da Timo Strandberg hanno scoperto che le vacanze più brevi erano dietro ai risultati sorprendenti sulle aspettative di vita.

Si è infatti accertato che le ferie corte erano associate a morti oltre la media nel gruppo che seguiva i consigli su dieta, fitness e stile di vita. Che in sostanza è parso più stressato: tra gli uomini che hanno preso tre settimane o meno di vacanze annuali le morti sono state il 37% in più, tra il 1974 e il 2004, rispetto a quelli fuori dall’ufficio per più di tre settimane. Tuttavia il tempo di ferie non ha avuto alcun impatto sul rischio di morte nel gruppo «libero» da vincoli. Evidentemente più «sereno». Secondo Strandberg «il danno causato dal regime di vita intensiva era concentrato in un gruppo di persone con un tempo di vacanza annuale più breve. Gli uomini via dall’ufficio per tempi più brevi lavoravano di più e dormivano meno rispetto a quelli che prendevano vacanze più lunghe e continuative. Questo stile di vita stressante può aver annullato qualsiasi beneficio derivante dai consiglio sullo stile di vita salutare». Non solo. «Riteniamo che il programma di salute possa anche avere avuto un effetto psicologico negativo su questi uomini aggiungendo stress alle loro vite», ha sostenuto Strandberg. Attenzione però: «I nostri risultati non indicano che l’educazione alla salute sia dannosa. Piuttosto, suggeriscono che la riduzione dello stress è una parte essenziale dei programmi volti a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari». Insomma: meglio ferie prolungate oltre le tre settimane. E un’attenzione al benessere. Senza esagerare, però.

Alessandro Fulloni, Corriere.it

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