L’istruzione è un investimento per la crescita del Paese

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Meno di tre settimane all’apertura dei portoni. Frotte di studenti pronti a percorrere rampe di scale, infilarsi tra i banchi: e, per gli universitari, pochi giorni per prepararsi ai primi appelli di settembre.

C’è chi in questo Paese, per garantire istruzione ai propri figli, accende un mutuo, e questo non è un mistero. La novità è che sono tanti. «Le spese legate allo studio possono essere molto elevate: secondo Federconsumatori uno studente universitario fuori sede, ad esempio, arriva a pagare più di 9.000 euro l’anno se si considerano anche vitto, alloggio e trasporti. L’impegno economico sale se ci si iscrive a un master o un corso post-universitario, ma anche chi manderà i propri figli al nido potrebbe dover sostenere esborsi non indifferenti», spiega Andrea Bordigone, responsabile BU Prestiti di Facile.it.

Costi di iscrizione, libri e materiale didattico e poi, naturalmente, le rette: la spesa totale rischia di essere esorbitante per davvero. Secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it, nel corso dei primi sette mesi del 2018, sono stati erogati prestiti personali di oltre 87 milioni di euro per pagare i costi comportati da studio, formazione e università. Esaminando un un campione di oltre 75mila domande di prestito personale, presentate tramite i due portali tra l’1 gennaio 2018 e il 31 luglio 2018, il dato recita numeri importanti, e sottolinea che l’investimento nella formazione, per le famiglie italiane, è tutt’altro che preso sottogamba: chi si è rivolto ad una società del credito per sostenere questi costi ha cercato di ottenere, in media, 7.664 euro (cifra che intende restituire, ancora mediamente, in 4 anni e mezzo: 55 mensilità).

Entusiaste quanto sacrificanti, insomma, le intenzioni dei genitori italiani per garantire futuro ai loro ragazzi (si spera, con ricadute professionali che premino il merito, e restando sempre nel perimetro di questo Paese). Facile.it ha svolto una simulazione analizzando le migliori offerte di finanziamento attualmente disponibili; chiedere oggi un prestito personale per lo studio pari a 7.600 euro, da restituire in 5 anni, equivale a sostenere una rata mensile che varia tra i 149 euro e i 162 euro, con un Taeg compreso tra il 7,10% e l’11,26%. La maggioranza? Le donne: sono solo a rivolgersi a questo genere di supporto, rispetto ad altre tipologie di finanziamento. Il campione femminile costituisce circa un quarto delle richieste: nel caso dei prestiti personali destinati allo studio, però, il peso percentuale delle donne sale fino ad arrivare al 38%.

E le borse di studio? Dove sono gli investimenti «per definizione» che questo Paese (e non i risparmi delle famiglie) destinano ai più bravi? Stando ai dati dell’ufficio statistica del Miur, i borsisti in Italia quest’ultimo anno sono stati oltre 176 mila, di cui oltre 16mila studenti extra Ue. Con l’innalzamento delle soglie Isee si è allargata la platea dei beneficiari. Ma a 7mila studenti aventi diritto, stando ai numeri dello scorso inverno, non avrebbero ricevuto alcun aiuto. Le regioni che non hanno dato grande copertura agli studenti? Calabria, Campania e Sicilia, rispettivamente con 2.599, 1.629 e 2.832 studenti esclusi. Quelle con più borsisti, invece, Lombardia (21.500) ed Emilia Romagna (20.202). Numeri che, nell’insieme, spostano ancora l’Italia tra i fanalini di coda in Europa.

Simonetta Caminiti, Ilgiornale.it

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