Trump ripensa il Nafta

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L’accordo Usa-Messico che riscrive il Nafta e il nuovo record segnato da Wall Street (Dow Jones +1% a un’ora dalla chiusura, oltre quota 26mila) salvano la seduta di Piazza Affari (+0,27%) e degli altri listini europei.

Il presidente americano, Donald Trump, ha infatti annunciato la revisione del Nafta, che punta soprattutto a riportare negli Stati Uniti molta della produzione di auto oggi presente in Messico.

Insomma, la revisione del patto sul libero scambio nordamericano – The Donald ha convocato una conferenza stampa nello Studio ovale per dare l’annuncio – è stata vissuta con sollievo dai mercati, dopo mesi di tensioni legate al controverso capitolo dazi verso Europa e Cina. E proprio con Pechino è ancora alta la tensione: Trump ha specificato, infatti, che non è ancora il momento giusto di trattare questioni commerciali.

Quanto all’accordo con il Messico, secondo Trump si tratta di un gran giorno per il commercio destinato ad aprire una nuova era nei rapporti tra Usa e Messico. «Lo chiameremo Accordo commerciale Usa-Messico – ha spiegato -. Toglieremo il nome Nafta, che ha una connotazione negativa perché gli Stati Uniti sono stati penalizzati da questo patto siglato nel 1994». Trump era in collegamento telefonico con il presidente messicano uscente Enrique Pena Nieto. «Questa nuova intesa, che durerà 16 anni (con revisioni ogni 6 ndr), è speciale per entrambi i Paesi» – ha ribadito il presidente Usa a Pena Nieto. L’accordo commerciale non ha però risolto una delle questioni più spinose tra le due nazioni: quella riguardante i dazi fatti scattare il primo giugno scorso dagli Usa sull’acciaio e sull’alluminio in arrivo dalla nazione dell’America centrale. Il superamento del Nafta comporta anche la revisione dei rapporti commerciali con il Canada. «Vedremo se il Canada farà parte dell’accordo», ha precisato Trump, che non esclude l’ipotesi di un’intesa separata con i vicini del Nord. «Le negoziazioni – ha aggiunto il presidente – cominceranno presto. Con il Canada possiamo imporre tariffe sulle loro auto». In pratica, una minaccia di nuovi dazi per le auto prodotte in Canada, se il Paese non chiuderà un nuovo accordo con gli Usa. Una intesa importante tanto che già oggi è atteso un incontro. Ieri i titoli dei produttori di auto Usa, che però hanno già chiesto che l’accordo sia esteso al Canada, sono saliti in Borsa. A partire da Fca – che produce in Usa, Messico e anche Canada – salita del 4%; bene anche Ford +2,5% e Gm +3,9 per cento.

Secondo alcune indiscrezioni il 75% delle vetture prodotte dovrà arrivare da Usa e Messico, rispetto dal 62,5% attuale. Intanto, la settimana scorsa a Washington si è chiuso senza progressi il quarto round di negoziati tra Usa e Cina, il primo da inizio giugno. Questo significa che teoricamente dopo il 6 settembre l’amministrazione Trump potrebbe fare scattare dazi del 25% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Gli ipotetici dazi andrebbero ad aggiungersi a quelli da 50 miliardi di dollari introdotti in due tranche il 6 luglio (per 34 miliardi) e il 23 agosto (per 16 miliardi).

Maddalena Carnera, Ilgiornale.it

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