Oliviero Toscani difende Benetton: “Gli italiani? Incattiviti, ce l’abbiamo con tutti”

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Non c’è provocazione, né colore. No: la voce è flebile, bassissima. Come una vecchia foto sfocata in bianco e nero. Oliviero Toscani, l’uomo che per vent’anni – dal 1982 al 2000, e quindi dallo scorso febbraio ad oggi, nel ritorno alla casa madre – ha creato l’immagine di Benetton (e dei Benetton), non sembra nemmeno lui. E non solo per quel profluvio di immagini, «meme» e montaggi che oggi in rete associano il marchio di Ponzano Veneto alla catastrofe di Genova. «Non ho niente da dire, non ho niente da dire», si affaccia all’inizio. Ma si capisce che è una difesa labile. Poi, infatti, le parole escono.

Toscani, mezzo Paese punta il dito contro i Benetton. E la bufera sembra appena all’inizio.
«Io sono in Francia. Qui per fortuna qui non ci sono i giornali…».

Lei, come si sente?
«Sono dispiaciuto… (lunga pausa) Soprattutto per il destino e l’ingiustizia. Sì, il destino e l’ingiustizia. E per tutte le bugie che la gente racconta».

E’ ingiusta la tragedia o è ingiusto prendersela con i Benetton?
«Prendersela con i Benetton. Come se uno volesse speculare sulla vita degli altri. Ma se loro sono delle persone serissime. Sì, sono sempre stati seri, hanno sempre fatto le cose al massimo.. e lo dico io che ci ho lavorato insieme».

Con Luciano vi siete sentiti?
«Mmm…(silenzio) Non voglio dire niente. E con tutti i morti che ci sono stati. Non voglio dire niente. E tra l’altro ho rischiato di essere lì».

Scusi?
«Sì, martedì mattina stavo proprio andando in Francia in moto con mio figlio e per fortuna… (lunga pausa e un sospiro) per fortuna, mentre stavo partendo da casa mi ha chiamato un tecnico del mio service, che doveva raggiungermi a casa. E mi ha detto: sono in ritardo. Ho voluto aspettarlo…»

E doveva passare sul ponte Morandi?
«Sì. Grazie a quel ritardo sono partito un’ora e mezza dopo, se no sarei stato là. Quindi mi hanno chiamato che ero a Ferrara, dicendomi: “Oliviero guarda che è crollato tutto. Ed era la strada che dovevo fare”. Ha capito cosa c’era? E’ stata una disgrazia, una disgrazia…»

Eppure tutti accusano la concessionaria.
«Ma scherziamo? Perché questa cattiveria: che popolo frustrato quello italiano, che popolo infelice! Da fotografo e da uomo immagine posso dire proprio questo: siamo un popolo di infelici, incattiviti. Ce l’abbiamo con la nostra condizione, secondo me è per una colpa nostra. Ma allora prendiamoci a sberle per strada, sarebbe più sano a questo punto. Che popolo cattivo… E non dico solo quello italiano, l’umanità. Ce l’abbiamo con tutti…»

Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, e il vicepremier Luigi Di Maio, sostengono che Benetton abbia goduto della protezione dei precedenti governi…
«Ma Toninelli non è appunto ministro delle Infrastrutture? Sicuramente era al corrente di come le cose fossero tenute. E ho sempre sentito che quel ponte era tenuto a un livello altissimo di qualità. Non sono un tecnico, ma ho sempre sentito che era seguito con dei parametri molto più ampi della media europea. Ma allora cos’è questa cattiveria, questo livore? E parlano i grillini che ne hanno fatti di tutti i colori, che sono contro tutto, contro la Gronda? Siamo un Paese che deve andare dallo psicanalista. Ma ha visto la mia foto che gira?»

Quale?
«Io che reggo un quadro con la foto del ponte crollato. Me l’ha fatta un quotidiano l’altro giorno, che non è neanche informato. Solamente sciacallaggio per vendere».

Giovanni Viafora, Corriere.it

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