Crollo ponte a Genova, il procuratore Crozzi: “Esiste un video, ci aiuterà a capire le dinamiche”

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La procura di Genova ipotizza il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti, oltre che quelli di disastro colposo e omicidio colposo plurimo per il crollo del ponte Morandi. Lo si apprende in ambienti della stessa procura genovese, dove giovedì mattina si è riunito il pool presieduto dal procuratore capo Francesco Cozzi. «È stata una roulette russa e questa cosa mi ha colpito nel profondo. Chiunque poteva essere su quel ponte perché tutti i genovesi ci passano almeno 2 3 volte al mese, nella migliore delle ipotesi. Io stesso mi trovavo lì sopra qualche giorno fa e ho notato proprio i lavori in corso», ha detto Cozzi, che sul disastro del viadotto ha aperto un fascicolo per disastro e omicidio plurimo colposo.

Procuratore, cosa ci può dire sulle responsabilità?

«Che le cercheremo, acquisendo tutti gli atti riguardanti la progettazione, la realizzazione e la manutenzione dell’opera. Ma prima bisogna fare i conti con le vittime di questa grande tragedia che ha superato nel drammatico bilancio quella dei 35 marinai precipitati tanti anni fa dal viadotto di Nervi. Il Morandi è però un’altra cosa, qui le cause sono diverse».

In che senso?

«Qui si parla di progetti, di struttura realizzata, di manutenzione. Dobbiamo ricostruire le fasi di tutte le opere che erano in esecuzione dal punto di vista della manutenzione. Bisogna capire qual è stata la causa scatenante. Ma non mi si parli di fatalità, non si parli di cattiva sorte, di accidentalità. Le responsabilità sono umane e noi le cercheremo. Al momento dobbiamo però concentrarci sulle vittime, perché le dimensioni del disastro non sono ancora definitive. Si continuerà nelle ricerche fino a che non saranno stati trovati tutti i dispersi».

Ci sono dei video?

«Sì ci sono delle videocamere puntate sulla galleria dell’aeroporto. Le abbiamo acquisite. Possono aiutare a capire varie cose: quante macchine e camion c’erano lassù al momento del crollo e forse anche la dinamica di quanto è accaduto».

Ci sono mai state inchieste sul Ponte Morandi?

«Non mi risultano indagini né denunce per il pericolo di crolli o cose delle genere. Non per quel viadotto almeno. C’erano delle voci ma noi non lavoriamo sulle voci».

Il maltempo, le piogge, la situazione delicata del territorio genovese come concause?

«E’ prematura qualsiasi considerazione ma, ripeto, non si parli di fatalità. Al di là del caso specifico posso solo vedere quel che sta succedendo a questa città. I genovesi sono saturi di disastri, alluvioni, incendi, frane, crolli. Al di là delle responsabilità specifiche sulla vicenda, questo è il risultato di una folle distruzione del territorio, della quale il solo colpevole è l’uomo».

Andrea Pasqualetto, Corriere.it

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