Ultime dal turismo. La tassa di soggiorno diventa un “tesoretto” per i comuni

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E’ corsa all’imposizione della tassa di soggiorno per i comuni italiani, che da questo tributo ricavano un cospicuo “tesoretto”. Secondo l’Osservatorio sulla tassa di soggiorno curato da JFC, la tassa turistica frutterà quest’anno oltre mezzo miliardo ai comuni italiani grandi e piccoli, dai 463 milioni incassati nel 2017 e si stima che nel 2019 saranno incassati più di 600 milioni.

Perché tanta ricchezza? La tassa di soggiorno è uno strumento discrezionale introdotto nel 2011 con il federalismo fiscale, ma con la “manovrina” del 2017 è stato consentito ai comuni che non l’avevano di introdurla ed agli altri di incrementarne liberamente l’importo. Oltre 100 comuni hanno istituito questo tributo nell’ultimo anno ed 88 negli ultimi sette mesi.

Esistono però delle grandi differenze da comune a comune ed anche in base alla sistemazione (standard o lusso). La città più cara indubbiamente è Roma con una tassa di soggiorno che va da 3 euro a 7 euro (per hotel 5 stelle). Seguono le città più popolari o a “vocazione turistica” come Milano, Firenze e Venezia, mentre fra le città del Sud la più onerosa è Palermo (nulla a che vedere con i prezzi della Capitale).

Tassa per tutti meno che per disabili e bambini: l’imposta è ad personam e per giorno e va pagata direttamente alla struttura che poi la verserà al Comune. Sono esclusi i bambini fino a 10 o 14 anni ed i disabili. Nessuna eccezione per le grandi piattaforme online tipo Airbnb e Booking.com.

Teleborsa

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