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La Mogherini: «Incrementare il business con Teheran». Da Teheran: «E questa chi è?». Filippo Merli

Il caporalato è indegno di un paese civile. Dunque per l’Italia va bene. Claudio Cadei

La parte sana della nazione fa disastri

Daysi Osakue, giovane atleta italiana colpita da un lancio di uova di un gruppo di cretini, nonostante avesse lei stessa dichiarato che l’uovo non era stato accompagnato da insulti razzisti, è stata sbandierata da tutto il concerto di ben-ecorrettamente-pensanti (la famosa «parte sana della nazione») come vittima inconfutabile dell’istigazione al razzismo di salviniana deriva. Se si fosse strumentalizzata meno la vicenda non sarebbe finita sui giornali anche la non molto edificante riesumazione delle antiche attività con relative condanne dei suoi genitori. Di cui ovviamente la giovane non ha alcuna colpa, ma certo tanta poco gradevole pubblicità la avrà ferita, forse un po’ più dell’uovo. Serena Gana Cavallo

Basta con questi spot a favore di Salvini

Deve essere proprio vero il detto antico «Dio acceca chi vuol perdere». Non si spiega altrimenti lo sfondone di Maurizio Martina e di tutti gli altri maggiorenti del Pd a proposito del lancio di uova contro la discobola nera. Dopo la mobilitazione nazionale antirazzista indetta dal Pd si è scoperto che il lanciatore razzista di uova è un giovane piddino, che il padre dell’ovatore contro l’atleta nera è addirittura consigliere comunale del Pd e che la madre del lanciatore di uova, ex Pd, oggi milita alla sinistra del Pd. Con tutto questo imbandito in tavola, senza fare un minimo accertamento, nemmeno un sms, lo sventurato Martina indice una manifestazione di protesta antirazzista e convoca la meglio società a supporto. Matteo Salvini non avrebbe saputo inventare uno spot pro centrodestra e Lega di maggior effi cacia e impatto positivo, nemmeno in un secolo. Per il Pd invece tutto questo bailamme contro se stesso è la certificazione che ormai questo partito ha perso la testa e si è af osciato su tutte le sue quattro ruote. Rien ne va plus. Santo Bressani Doldi

Le trappole della decrescita felice La cosiddetta decrescita felice è solo l’esito infelice di un’intuizione corretta (si fa più economia riciclando che consumando) malamente sviluppato da menti non abituate o non disposte a discutere e ragionare in scienza e coscienza. Matteo di Nenno Costano anche se non si fanno Una cosa deve essere chiara ai contribuenti italiani: qualsiasi decisione il governo voglia prendere su Tav e Tap, essa peserà sulle loro tasche. Anche rinunciare ad entrambe le opere e dare soddisfazione ai comitati no Tap e no Tav comporterà il pagamento immediato di circa 1,8 miliardi di risarcimenti a Francia e Unione europea (che hanno già versato quei soldi all’Italia e ovviamente li rivorrebbero indietro), che toccheranno le tasche dei cittadini e bisognerà coprire con la fi scalità generale. Camillo Bozzuffi

Una giovinezza un po’ movimentata Avevo diciassette anni, ero in seconda liceo. Me ne andai da casa e vissi tre mesi avventurosamente, in una pensioncina nei carruggi genovesi, che un giorno sarebbero stati cantati magistralmente da Fabrizio De Andrè. Mi procuravo da vivere con lavoretti d’occasione. Poi mia madre, disperata, chiese aiuto a un fratello che viveva a Cosenza, il quale generosamente venne a togliermi «dalla strada» e mi portò a casa sua, nelle Calabrie. Questo zio aveva cinque figli e io vissi anni felici con loro. Cinque cugini, cinque fratelli. Lavoravo come giornalista nell’edizione locale de Il Tempo: il preside del liceo mi aveva concesso il privilegio di entrare e uscire dall’aula quando volevo. Molti insegnanti mi detestavano, per alcuni compagni ero odioso, per altri un mito. Alla maturità, fui aiutato in modo imbarazzante dagli esaminatori di chimica e fiaica (non capivo un accidente) e fui faticosamente promosso. Ancor oggi mi chiedo cosa sarebbe stato di me, in caso di bocciatura. Cesare Lanza

ItaliaOggi

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