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Messaggio per i soccorritori di Amatrice: se volete essere ricordati, cominciate ad abbaiare. Filippo Merli

Salvate il soldato Rai. Claudio Cadei

La verifica alle prossime europee

Silvio Berlusconi con il no contro Marcello Foa, che era un suo stimato ex redattore capo al Giornale da lui allora posseduto, continua a divorare gli uomini che hanno quelle che lui dice siano le sue idee, cioè le idee liberali. Non a caso, durante il suo ventennio (comandava spartitoriamente, specie nella tv anche quando era al governo) il Tg1, Tg2 e Tg3 che erano nati nell’ordine come dc, socialisti, di sinistra, sono diventati tutti e tre di sinistra. Recentemente sempre Berlusconi ha decapitato in un sol colpo dalle sue reti Mediaset, Mario Giordano, Maurizio Belpietro e… Del Debbio, tre fi rme liberali. Non solo, a capo della politica di informazione, ha messo l’ex direttore del Tg3 di cui è facile giudicare l’orientamento politico. E poi, sempre Berlusconi, osa chiedere il voto all’elettorato di centrodestra. Se ne accorgerà alle prossime europee. Manlio Rigamonti

Il Cav tira la volata a Renzi

Il niet dei forzisti, in commissione di Vigilanza, alla presidenza della Rai a Marcello Foa, stimato ex redattore capo de Il Giornale di Silvio Berlusconi ai tempi di Indro Montanelli e di Vittorio Feltri, ha fatto esultare Maurizio Martina e Matteo Renzi. Consentirà, infatti, ai direttori, nominati dall’ex leader del Pd, di controllare l’informazione di reti e Tg. Questo ostruzionismo, inconcepibile a danno di una ex grande fi rma della sua casa editrice, non bloccherà fortunatamente il declino di Forza Italia. Anzi, secondo Claudio Borghi, deputato della Lega, «non un solo elettore di centrodestra potrà capire questa scelta. Berlusconi ha accettato, negli anni, ogni tipo di sinistro, ma Foa no». Pietro Mancini

Il Cav non vuole la destra nella Rai

Anche nel caso di Marcello Foa assistiamo, per colpa e istigazione di Silvio Berlusconi, all’eterno suicidio della destra in Rai, dove la destra non vuole la destra. Nella Rai peserà l’inettitudine, profusa, negli anni di An, nella stanza dei bottoni, quando, concentrati sulle marchette, sul minutaggio dei notiziari, o sui favori alle fi danzate, si facevano passare sotto il naso la ciccia vera: gli appaltoni esterni, lo strapotere degli agenti e i convenevoli di non belligeranza tra la buona società dei postveltroniani e dei berluscones, oggi cristallizzatisi nella invincibile rete di relazioni della Terrazza romana. Pietrangelo Buttafuoco

Ma no! Salvini conosce Giulio Cesare?

Oltre alle cronache, minuto per minuto, sull’istigazione al razzismo da parte del dimonio Matteo Salvini, il popolo dei buoni sentimenti e della buona stampa (e della crassa ignoranza) si turba per l’evidente omaggio postumo a Benito Mussolini implicito nella frase «tanti nemici, tanto onore» (in realtà «molti nemici, molto onore») anch’essa pronunciata dal suddetto Maligno. Per chi avesse voglia di scartabellare il De Bello Gallico, anticipando di qualche secolo tale concetto fu espresso da Giulio Cesare e poi ripreso come motto, nel corso di un paio di millenni, da svariati imperatori e sovrani. Salvini, seppur meno titolato, è solo (e temporaneamente) l’ultimo della serie. Serena Gana Cavallo

Le donne sono più determinate

Dino Risi aveva deciso di separarsi dalla moglie (più che altro per noia, un disagio diffuso nelle coppie anziane), ma non osava dirglielo, temendo di darle un dolore e di vederla piangere. Finalmente, si decise. La moglie ascoltò senza una parola e senza lacrime. Poi si alzò e sparì. «Sarà andata a piangere in un’altra camera», pensò Risi con malinconia. Invece la moglie tornò dopo un quarto d’ora e gli disse: «Va bene. Ho preparato le tue valigie, sono davanti alla porta». Esterrefatto, Risi non sapeva neanche dove andare e si trasferì in un residence. Posso aggiungere che molti miei amici mi hanno confi dato di non aver avuto il coraggio di annunciare la loro volontà di rompere il rapporto con fi danzate, mogli e compagne, per non dare loro lo stesso dolore. Alla fi ne sono stati abbandonati da fi danzate, mogli e compagne (attratte da altri uomini), con poche e gelide parole di commiato. Cesare Lanza

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