Quando mandai Gigi Moncalvo a farsi un bagno nella spiaggia dei Vip

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Gigi Moncalvo

(di Cesare Lanza per LaVerità) Scommettiamo che non tutti, tra voi, conoscono le regole che stabiliscono l’accesso agli stabilimenti balneari? È una mia fissazione da cinquant’anni e ne parlo ancora adesso, qui e a voi, quando la stagione dei bagni arriva all’apice. Prima cosa da sapere: le spiagge sono demaniali, ovvero proprietà dello Stato. La mia irritazione: da tempo immemorabile sono affittate – spesso a prezzi stracciati – a gestori che poi dettano legge. In primis, fanno pagare un biglietto d’ingresso, al quale si aggiungono altre richieste per i servizi: docce, sdraio, ombrelloni, bibite, cibi e quant’altro. Ebbene: se pagate il biglietto d’ingresso potete tranquillamente stendervi a prendere il sole sull’asciugamani che avrete portato da casa. Ma attenzione! Ecco l’aspetto più importante: nessuno, vi dico nessuro, può esigere il pagamento del biglietto d’ingresso allo stabilimento, se semplicemente desiderate raggiungere il mare e fare il bagno. Nel 1975 inviai un giovane cronista (tra i migliori che avevo assunto al Corriere d’Informazione) e lo spedii, ben istruito, ai bagni elitari di Paraggi, tra Santa Margherita e Portofino. Era sporco, vestito come uno zoticone. Cercarono di fermarlo, con le buone e le cattive. Ma lui minacciò di chiamare i carabinieri. La scena fu gustosissima. Il mio cronista superò gli sbarramenti, arrivò alla riva, si spogliò con lentezza e si concesse un belbagno, tra i Vip scandalizzati di Paraggi. Se volete, fate come quel cronista, fate valere i vostri diritti. Quel cronista ora è più che sessantenne, è una firma molto importante, scrive libri strepitosi, non ha perso la grinta: si chiama Gigi Moncalvo e ogni tanto potete leggerlo anche sulla Verità.

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