Conte premier è una favola, però il finale è incerto

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(di Cesare Lanza per LaVerità) Scommettiamo che la storia di Giuseppe Conte è una inimitabile favola – sottolineo: una favola! Moderna? Chissà, fra 100 anni sarà raccontata così. C’era una volta un giovane e bravo legale, avvocato in tribunale e insegnante all’università, che entrò in simpatia con coloro che avevano trionfato alle elezioni, si chiamavano Luigi Di Maio, pentastellato, e Matteo Salvini, leghista. Nessuno dei due voleva cedere lo scettro all’altro, perciò decisero di indicare come primo ministro quel legale, Giuseppe Conte (come in ogni favola che si rispetti, ci fu un momento di suspence: Conte stava per essere messo da parte). Da un giorno all’altro il giurista si trovò in un ruolo che non avrebbe mai immaginato, con difficoltà che avrebbero stroncato la spina dorsale di politici politicanti di lunga esperienza: la complessità di problemi nazionali e internazionali di cui sapeva poco, la burocrazia opprimente, i molti poteri ostili, i riti e le consuetudini, l’ironia e lo scetticismo – soprattutto – di quanti lo consideravano un pupazzetto nelle mani di Salvini e Di Maio. Non solo: da subito Conte fu chiamato a colloquiare a tu per tu con i grandi (veri e presunti) della terra. Non più la segretaria in studio: Angela Merkel. Non più gli studenti all’università: Emmanuel Macron. Non più i giudici e la controparte in tribunale: Donald Trump! Sono certo che gli storici fra 100 anni riconosceranno che, fin qui, il giovane giurista, sobrio e diplomatico, buon mediatore, se l’è cavata mica male. Come finirà la favola non so: non dipende solo da lui. Però, al momento, Conte mi sta simpatico e faccio il tifo per lui.

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